19 novembre 2006

Avviso ai naviganti

Il 30 mattina parto per il Brasile, sarò di ritorno poco prima di Natale.
Compatibilmente con i miei impegni e con la possibilità di accesso a Internet, cercherò di aggiornare il blog con informazioni, notizie e curiosità.
Nei ritagli di tempo dei prossimi 10 giorni dovrò pensare a cosa mettere in valigia, ai pensierini da portare agli amici, ma soprattutto alle cose da fare una volta a Recife: dal rinnovo della carta d'identità scaduta ai reclami in banca per le tariffe applicate senza il mio consenso, passando per il taglio di capelli dal mio parrucchiere di fiducia, l'ineffabile e insostituibile Moacyr.

Nei primi 12 giorni sarò al tempo stesso turista, guida e interprete.
Visiterò Rio de Janeiro. Tornerò per la terza volta a Foz do Iguaçu (una delle più spettacolari meraviglie naturali del mondo). Conoscerò più approfonditamente l'architettura futuristica di Brasilia, la capitale nata dal nulla nel 1960. Visiterò la barocca Olinda con la calma che non le ho mai dedicato negli anni in cui vivevo là. Ritroverò le sculture di Francisco Brennand e anche la nuova pinacoteca che raccoglie i suoi quadri, in costruzione l'ultima volta che ci sono stata. Rivedrò la "mia" Recife, la cosiddetta
Venezia brasiliana, sempre che uno non abbia mai visto Venezia...

14 novembre 2006

Un paese con un futuro al femminile

Sul tema delle donne si potrebbe dire moltissimo, ma ci limiteremo qui a fornire alcune informazioni essenziali; innanzitutto anche in Brasile le donne sono più numerose degli uomini (circa il 2% in più) e hanno una maggiore aspettativa di vita (72,6 anni contro 64,8).

Anche se le donne hanno in media tre anni di studio in più, guadagnano ancora il 30% in meno dei loro colleghi maschi.

Ogni minuto quattro donne sono vittime di violenza fisica di vario tipo, dalle percosse allo stupro, il più delle volte per mano del proprio partner o di propri familiari. Circa 10 milioni di donne sono a rischio di gravidanze indesiderate a causa dell’uso inadeguato degli anticoncezionali (o della mancanza assoluta di conoscenze a riguardo), e su 100 donne che partoriscono, 28 hanno meno di 18 anni. I circa 1.200.000 aborti clandestini all’anno (in Brasile l’aborto è considerato un crimine, regolamentato da una legge del 1940) sono responsabili del 9% delle morti materne e del 25% dei problemi di sterilità femminile.

Tuttavia, oggi il 55% delle famiglie ha una donna a capofamiglia. All’inizio del XXI secolo le donne hanno finalmente superato gli uomini nel numero di iscrizioni all’Università. Una fra le più grandi metropoli del mondo, San Paolo (10,5 milioni di abitanti nel municipio), è stata guidata per ben due volte da una donna (Luiza Erundina 1989-1992 e Marta Suplicy 2000-2004) e sempre più numerose sono le donne elette alla carica di sindaco, governatore, deputata, senatrice, ministro o dirigente di grandi aziende.

In un paese segnato da sacche di maschilismo ancora molto violento, questi elementi costituiscono una chiara speranza per il futuro, soprattutto per la velocità con cui si afferma il cambiamento.

(i dati statistici si riferiscono al periodo 2004-2005)

09 novembre 2006

I brasiliani e la religiosità

È quasi impossibile trovare un brasiliano veramente ateo e, anche in questo caso, gli sentiremmo probabilmente pronunciare la famosissima frase di Luis Buñuel: “Sono ateo, grazie a Dio!”.

A livello di religione istituzionalizzata, le confessioni cristiane giocano la parte del leone: il 73,8% si dichiara cattolico, il 10,8% protestante e il 15,4% evangelico di varie denominazioni. Rispetto a qualche anno fa però, il numero dei cattolici è diminuito, mentre è in aumento quello degli evangelici. Questo potrebbe essere imputato al fatto che la gente ha voglia di novità, anche in campo spirituale, o forse al fatto che la Chiesa sta scontando oggi la sua connivenza nel tempo con i vari regimi oppressivi che hanno governato il paese. Sta di fatto che prende forma anche qui, come accade ormai da tempo negli Stati Uniti, quel modo di trattare la religione come un business e di raccogliere le masse dei fedeli ( e le loro offerte ) con megashows mass-mediatici, in cui un serio discorso religioso trova ben poca cittadinanza.

Parlando di cristianesimo, non possiamo dimenticare di citare la Teologia della liberazione . nata nell’America Latina degli anni ’60 e che in Brasile ha visto i fratelli Leonardo e Clodovis Boff fra i loro principali interpreti. Dalla riflessione sgorgata dalla teologia della liberazione sono nate le CEBs, Comunità Ecclesiali di Base, nelle quali ancora oggi la teologia non viene studiata ma creata a partire dalla lettura della Parola e dal suo confronto con la dura realtà quotidiana delle periferie urbane e delle zone rurali. La Teologia della Liberazione ha dato vita a esperienze estremamente innovative, che non sempre hanno incontrato il consenso delle gerarchie vaticane, ma soprattutto a personalità di spicco nella lotta per la dignità dei poveri. Fra tutti, citiamo il grandissimo Dom Helder Camara, arcivescovo di Recife e Olinda e ‘pastore dei poveri’, scomparso nel 1999.

Uno spazio significativo è occupato anche dalle espressioni religiose afro-brasiliane (Candomblé, Xangô, Macumba e altre), frutto del sincretismo fra le religioni tradizionali importate dall’Africa dagli schiavi neri e la religione cristiana imposta dai colonizzatori; significativa anche la presenza dello spiritismo kardecista (dal nome del suo fondatore, il francese Allan Kardec). Negli ultimi anni si sta diffondendo anche la spiritualità New Age proveniente dagli Stati Uniti.

04 novembre 2006

La rielezione di Lula (2)

Molte cose positive sono state fatte dal governo Lula, prima fra tutte una coraggiosa politica estera che ha contribuito a svincolare non solo il Brasile, ma tutta l'America Latina, dall'egemonia degli USA. È innegabile il ruolo di articolazione internazionale svolto da Lula nella direzione di una maggior integrazione economica e politica fra i paesi latinoamericani.
Dal punto di vista della politica economica, grande rilievo può essere dato al Salario Minimo (il più alto, in valore assoluto e relativo, dell'era post-dittatura), alla Borsa-Famiglia (contributi alle famiglie a basso reddito), alla riduzione delle diseguaglianze (la concentrazione della ricchezza risulta la più bassa dal 1981).
Altro elemento di grandissimo rilievo del quadriennio che si sta concludendo è stato il dialogo con i movimenti sociali; non possiamo dimenticare che, malgrado la gestione Lula della riforma agraria sia stata duramente contestata dal Movimento Sem Terra, il dialogo fra governo e Movimento ha rappresentato una novità. I governi conservatori, infatti, hanno sempre criminalizzato il MST e i movimenti popolari non hanno mai avuto spazio nel dibattito politico.
A proposito di movimenti popolari, va segnalata la creazione delle Assemblee Popolari Statali e Nazionale, nelle quali la cosiddetta Società Civile Organizzata ha potuto confrontarsi sui temi politici di suo interesse e presentare proposte alle Istituzioni.
I grandi difetti della presidenza di Lula, oltre alla corruzione di cui abbiamo già parlato, sono stati la quasi assoluta incapacità di articolazione politica interna e l'incapacità di gestire i rapporti con il Parlamento (e con la non-maggioranza parlamentare, che ha portato spesso il paese sull'orlo dell'ingovernabilità).
L'economia, nonostante il paese abbia rafforzato la propria stabilità e si sia raggiunto qualche obiettivo interessante anche in favore delle classi più povere, ha sostanzialmente seguito una linea di continuità con le gestioni precedenti, non riuscendo a svincolarsi dalla sottomissione alle lobbies, soprattutto quelle agrarie.
Rimane la speranza che, nel quadriennio che inizierà il 1º gennaio prossimo, il nuovo governo recuperi terreno e superi le sue inefficienze e incapacità.
Ci si augura soprattutto che Lula sarà in grado di proporre un vero progetto di sviluppo nazionale che si opponga fattivamente al conservatorismo tradizionale e faccia ulteriormente crescere il Brasile, riducendo ulteriormente le diseguaglianze e restituendo alla popolazione condizioni di vita compatibili con le reali potenzialità del paese più esteso, più popoloso e più intrinsecamente ricco dell'America Latina.

31 ottobre 2006

La rielezione di Lula (1)

E così, Luís Inácio "Lula" da Silva è stato confermato Presidente del Brasile.
Nonostante gli scandali, nonostante la corruzione, nonostante le scelte politiche ed economiche che hanno gettato un'ombra sul suo primo quadriennio, gli elettori hanno comunque premiato l'uomo e l'ideologia che rappresenta.
Alcune brevi osservazioni.
Il candidato di opposizione, Geraldo Alkmin, non era un candidato forte e soprattutto non ha avuto un disimpegno particolarmente degno di nota come governatore dello stato di San Paolo. Ciò ha fatto sì che, quando la campagna per il secondo turno lo ha messo maggiormente in evidenza (non c'erano più sovrapposizioni con le campagne a deputato e senatore, e buona parte dei governatori erano stati eletti al primo turno), la sua debolezza sia apparsa ancor più evidente. Non dimentichiamo che Lula è dotato di personalità fortissima.
La corruzione, che è stata il piede di porco con cui Alkmin ha tentato di scardinare la supremazia del presidente uscente, non è certo stata inventata dal PT. Anzi. Se una colpa (grave, gravissima!) può essere imputata al PT è di aver cavalcato un malcostume politico duro a morire, cioè quello di risolvere sottobanco e a suon di banconote i problemi che dovrebbero essere risolti in parlamento, quello di trattare la cosa pubblica come una proprietà privata del governo di turno.
La delusione per questi comportamenti è stata molto profonda, proprio perché da un partito come il PT ci si aspettava una trasparenza e un'etica assolute. Imperdonabile che elementi di rilievo del partito e collaboratori di primo piano del Presidente, come ad esempio José Dirceu (soprannominato 'il Che Guevara del Brasile'), si siano lasciati volentieri trascinare nella melma della corruzione. La speranza di oggi è che, una volta fatta piazza pulita di questi elementi, il nuovo quadriennio possa essere improntato, se non a un'assoluta trasparenza, almeno a un minimo sindacale di decoro.
(segue)

03 agosto 2006

Un po' di storia: il Brasile del XX secolo

Dopo la proclamazione della Repubblica (1889) il governo del Brasile viene gestito dall’alternanza dei politici che fanno riferimento da un lato alle oligarchie del caffè di S. Paolo e Rio de Janeiro, dall’altro ai grandi allevatori di bovini che hanno occupato lo stato delle Minas Gerais dopo la fine del ciclo dell’oro (per questo motivo, quest’epoca storica viene ricordata come quella del caffelatte).
Nel XX secolo ha inizio l’industrializzazione che ha il suo fulcro nelle regioni Sud e Sudest e a cui contribuiscono massicciamente gli immigrati europei, sia come operai che come piccoli imprenditori; agli italiani si aggiungono i tedeschi che fuggono dagli stenti del primo dopoguerra, ebrei fuggiti dalle persecuzioni naziste, famiglie dell’est europeo e, dopo la seconda guerra, anche molti giapponesi.

Nel 1912 viene fondata la prima università del paese, nello stato del Paraná (Sud), a cui fanno ben presto seguito altre istituzioni accademiche sparse il tutto il territorio nazionale.

Mentre l’Europa brucia, il Brasile insegue il suo sviluppo: è di quest’epoca il periodo dello Stato Nuovo e della dittatura di Getúlio Vargas (1937-1945), che inizialmente simpatizza per i regimi nazifascisti ma fa ben presto dietro-front per allearsi agli Stati Uniti che gli hanno promesso aiuti consistenti per l’implementazione di centrali elettriche.

Lo sapevate? L’esercito brasiliano combatté a fianco degli alleati proprio nel nostro appennino, nella zona fra Gaggio Montano, Montese e Porretta; solo pochi anni fa le salme dei soldati morti nel combattimento per la presa di Monte Castello, nei pressi di Pistoia, sono state riportate in patria.

La necessità di infrastrutture e di sviluppo economico e sociale del paese genera un impulso molto forte; intanto l’università comincia a sfornare i primi cervelli autenticamente ‘brasiliani’. Nel 1958 il presidente Juscelino Kubitschek dà inizio alla costruzione della nuova capitale federale, Brasilia; un progetto architettonico ambizioso che fa sorgere in soli 3 anni una città del futuro nel cuore del semiarido situato in un altipiano al centro del paese. La città è bellissima ed efficiente, la sua costruzione ha creato occupazione ma anche una voragine nei conti economici del paese. Il fermento sociale, culturale e politico è grande, i brasiliani vogliono sempre più affrancarsi dalle dipendenze straniere ed iniziare a risolvere le proprie contraddizioni sociali.

Nel Nordest, il pedagogo Paulo Freire studia un nuovo metodo di alafabetizzazione degli adulti a partire dalla loro situazione di povertà economica e sociale: è la Pedagogia dell’oppresso, che dà inizio ai movimenti di educazione popolare che nei primi anni 60 si espandono per il paese.

Il 31 marzo 1964 i militari, con un colpo di stato, prendono il potere, con l’appoggio esterno degli Stati Uniti; la dittatura, brutale e violenta soprattutto nel periodo dal 1968 al 1975, si estenderà fino al 1984, anno dell’inizio del processo di cosiddetta ridemocratizzazione del paese.
I militari spingono l’industrializzazione e la tecnicizzazione del paese, ma smantellano sistematicamente le grandi conquiste sociali degli anni precedenti: la scuola e la sanità pubblica perdono progressivamente qualità, penalizzando soprattutto le fasce meno abbienti mentre i più benestanti possono comunque ricorrere alle strutture private a pagamento. Di tale situazione i brasiliani soffrono ancora oggi, sebbene qualche piccolo miglioramento cominci a farsi sentire.

Nel 1988 viene promulgata la nuova costituzione e nel 1989 vengono realizzate le prime elezioni dirette del Presidente della Repubblica.

01 luglio 2006

I brasiliani e lo sport

Lo sport, e soprattutto il calcio, riveste per i Brasiliani, tutti, indipendentemente dal colore della pelle e dal ceto sociale, un importante ruolo di aggregazione sociale. Quando sugli schermi va in onda la finale del campionato brasiliano o una qualsiasi partita della nazionale - la famosa Seleção verde e oro - il paese si ferma; quando il campione di turno segna un gol, ecco che dalle finestre esplodono i botti, insieme ai boati di gioia, e anche se si tratta di un tiro moscio viene definito un “golaço”…

Molti bambini, soprattutto fra i più poveri, sognano di diventare grandi campioni per sfuggire alla miseria e dedicano la loro giovane vita a questo obiettivo; anche Recife ha dato i natali a qualche grande campione, come Rivaldo o Juninho Pernambucano che attualmente gioca nella seleção.

Il grande Pelé rappresenta ancora oggi un modello sportivo e umano ineguagliabile, così come il mito del grande Ayrton Senna scomparso proprio a Bologna 10 anni fa. Negli ultimi anni il Brasile, grazie alle vittorie di alcuni campioni che hanno contribuito alla diffusione di altre discipline, ha iniziato ad affermarsi anche in altri sport come il tennis, la ginnastica artistica, il nuoto, la pallavolo e il basket.

Mexico 70: Brasile campione del mondo in piena dittatura militare

Nel 1970 il Brasile del grande Rei Pelé sconfiggeva l’Italia nella finale della Coppa del Mondo a Città del Messico: era l’epoca del cosiddetto miracolo brasiliano. In realtà il paese stava attraversando uno dei più drammatici momenti della sua storia recente.