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09 luglio 2010

Onere e onore: è arrivata la nomina ufficiale

È arrivata la lettera che mi nomina rappresentante ufficiale dell'IDHeC (Instituto Dom Helder Camara) in Italia.

Non so se sia maggiore l'onere o l'onore. Di certo è una responsabilità, ma anche un attestato di stima e di fiducia.
L'Istituto è depositario dei beni terreni appartenuti al vescovo dei poveri, morto nel 1999. Compresi i diritti d'autore. D'ora in avanti dovrò occuparmi di tutto ciò che riguarda i contatti con le case editrici italiane per le pubblicazioni future ma anche per eventuali opere sotto diritti e ancora in distribuzione in Italia.
È un compito che svolgo a titolo gratuito e per amore al Dom, una figura importantissima della storia e della cultura non solo del Brasile, ma del mondo intero. Il fatto che sia stato più volte candidato al premio Nobel per la Pace non è una coincidenza.
L'Istituto ha bisogno di sostegno. Da anni è in corso la trascrizione di tutti i manoscritti lasciati dal Bispinho, migliaia e migliaia di fogli vergati a mano: lettere, meditazioni, discorsi, poesie. Un lavoro enorme, quantitativamente e qualitativamente parlando, per realizzare il quale sono necessarie risorse economiche, strumentali e umane. Ogni centesimo di euro che sia possibile far recuperare a questa istituzione è una pagina in più che può essere trascritta e resa disponibile per la pubblicazione, in Brasile e nel mondo.
Spero di essere all'altezza del compito prestigioso che mi è stato affidato. Ma a questa speranza si affianca la certezza che c'è qualcuno che mi tiene la mano sul capo, come faceva tre anni fa mentre riscrivevo in italiano le sue meravigliose lettere dal Concilio Vaticano II...

08 maggio 2010

A volte ritornano (o: "Di come certi libri non passano di moda")

Qualcuno dei miei lettori più affezionati ricorderà "Roma, due del mattino", il libro di Dom Helder Camara del quale fui traduttrice e curatrice nel 2007 e che uscì nel 2008 (ne parlai qui sul blog, per l'appunto, in occasione dell'uscita).
Ebbene, il Centro La Pira di Firenze ha organizzato un evento di ri-presentazione dell'opera nell'ambito della rassegna "Maggio di Libri" del Comune di Sesto Fiorentino (FI).
Oltre alla sottoscritta, parteciperanno Mario Primicerio (presidente della Fondazione La Pira) e Graziano Zoni (presidente Emmaus Italia e autore di un libro su Dom Helder).
La presentazione avrà luogo venerdì 21 maggio alle ore 21 presso il Teatro di San Martino.
So che a Firenze e dintorni ci sono parecchie amiche brasiliane che seguono questo spazio.
A loro dico: se vi paleserete e vi identificherete, sarà una gioia conoscervi.


01 luglio 2009

E' l'inizio di una nuova storia

Fernando Antonio Saburido, classe 1947, benedettino, è il nuovo arcivescovo di Recife e Olinda.
Sostituisce José Cardoso Sobrinho, successore di Dom Helder Camara in quiescenza per raggiunti limiti di età.
Ho appena ricevuto la notizia da un amico di Recife che l'ha commentata proprio con la frase che dà il titolo a questo post. I benedettini in Brasile sono famosi per la loro apertura, il loro impegno sociale, la loro propensione all'ecumenismo. Speriamo che Dom Saburido confermi questa fama e restituisca alla chiesa di Recife e Olinda il vigore e la speranza degli anni gloriosi di Dom Helder.

06 marzo 2009

C'è Vescovo e vescovo...


Penso che Dom Helder Camara si stia rivoltando nella tomba alla notizia che il suo successore alla diocesi di Olinda e Recife, l'arcivescovo Dom José Cardoso Sobrinho, ha scomunicato i medici che hanno aiutato ad abortire una bambina di 10 anni incinta di due gemelli a causa degli abusi del patrigno. Ma c'è poco da sorprendersi, considerato il personaggio.
Nell'introduzione a "Roma, due del mattino" ho scritto qualcosa su di lui. Lo ricopio, per capire meglio il carattere strenuamente reazionario di costui.

Il 10 aprile 1985, colpito dalla regola che lui stesso aveva contribuito a creare e che prevedeva l’allontanamento dal servizio pastorale al raggiungimento dei 75 anni di età, Dom Helder Camara si ritira dal governo dell’arcidiocesi di Olinda e Recife e si trasferisce presso la minuscola e periferica Igreja das Fronteiras (Chiesa delle Frontiere), dove risiederà fino alla sua morte. Il suo successore e attuale arcivescovo di Olinda e Recife, Dom José Cardoso Sobrinho, non condividendo la sua linea pastorale e politica, nel giro di pochi anni provvede allo smantellamento di una discreta parte delle iniziative di formazione religiosa e di promozione sociale avviate dal predecessore, generando grande amarezza nella comunità dei fedeli e plateali gesti di protesta da parte del clero locale. Ricordiamo a questo proposito il Seminario Regionale del Nordest (Serene II) e l’Istituto di Teologia di Recife (ITER), entrambi chiusi nel 1989. Si trattava di istituzioni che promuovevano la formazione del clero e del laicato locale tramite lo studio accademico e il confronto con le realtà popolari delle periferie urbane, delle favelas, delle comunità rurali e delle CEB. Anche la Commissione Giustizia e Pace, fondata nel 1977, viene eliminata dall’organigramma arcidiocesano ma, grazie alla tenacia dei suoi integranti, sopravvive tuttora come ONG, benché svincolata dall’istituzione ecclesiastica.

Dom José è vicino al pensionamento, per fortuna. Non ha voluto avviare presso il Vaticano la pratica di canonizzazione di Dom Helder, il suo predecessore, malgrado le sollecitazioni ricevute da più parti. "Ci penserà chi verrà dopo di me", pare abbia risposto al prelato di Roma che lo interpellava in tal senso. Girano strane voci anche su certi usi non proprio trasparentissimi di fondi appartenenti all'arcidiocesi, quegli stessi fondi che Dom Helder investiva fino all'ultimo centesimo nelle opere in favore dei più poveri e degli emarginati.
C'è Vescovo e vescovo. C'è chi è capace di stare vicino alla gente ed empatizzare con i problemi reali e chi si attacca al rigore normativo teorico per difendere posizioni francamente indifendibili, o quanto meno inopportune. C'è chi sa riconoscere quando è il momento di tacere e chi non perde mai una buona occasione per stare zitto.

09 febbraio 2009

Dom Helder Camara: centenario della nascita, decennale della morte


Sono iniziate in questi giorni le cerimonie per il centenario della nascita di Dom Helder Camara (7 febbraio 1909), e sempre quest'anno ricorrerà il decennale della sua morte (27 agosto 1999).
In occasione del centenario le poste brasiliane hanno emesso un francobollo commemorativo, mentre nella città di Recife prenderanno il via numerose iniziative culturali e religiose.

Helder Pessoa Camara nasce a Fortaleza, capitale dello stato del Ceará nel Nordest brasiliano, il 7 febbraio 1909, da João Eduardo Torres Camara Filho, ragioniere e giornalista, e Adelaide Rodrigues Pessoa Camara, maestra elementare. È l’undicesimo dei tredici figli di una famiglia dalle condizioni modeste ma ben inserita nella società locale. Nel 1923, a 14 anni, fa il suo ingresso nel Seminario Diocesano di São José a Fortaleza, all’epoca diretto dai padri lazzaristi. Studente modello, viene ordinato sacerdote a soli 22 anni il 15 agosto 1931. (...)
Questa persona “dall’apparenza modesta” ma accogliente e attenta, nella quale convivevano il contemplativo e l’organizzatore efficiente, il mistico e l’oratore acceso, lo scrittore e il poeta, si forgia a partire da alcune decisioni, apparentemente semplici, prese nel periodo della formazione e nei primi anni di sacerdozio e seguite con rara fedeltà: le Veglie quotidiane dall’una alle cinque del mattino; la Santa Messa “celebrata sempre come se fosse la prima”; “l’utilizzo di schemi al posto di discorsi interamente scritti; la preparazione meticolosa attraverso una meditazione sincera davanti al Signore e l’impegno a non predicare nulla senza averne assoluta convinzione”.(...)
Al Concilio Vaticano II difende l’idea di una Chiesa che cammina decisa verso il futuro, una Chiesa che si preoccupa dei poveri e si impegna nella lotta contro le strutture che generano la povertà. Inizia a tessere una rete di articolate relazioni e nell’ottobre del 1962 giunge a Roma già con un preciso piano di lavoro e di perfezionamento personale. Diventa ben presto uno dei più conosciuti Padri Conciliari, pur senza prendere mai la parola in Basilica. Partecipa attivamente a gruppi informali che avranno enorme influenza sull’elaborazione dei grandi testi conciliari, in particolare la Gaudium et Spes alla cui stesura contribuisce fin dal 1963 tramite il suo impegno nella commissione per l’apostolato dei laici. (...)
Pochi giorni prima del golpe militare del 31 marzo 1964, con cui in Brasile si instaurerà un regime della durata di 20 lunghissimi anni, Paolo VI lo nomina arcivescovo presso la sede episcopale di Olinda e Recife, dove si insedierà il 12 aprile dello stesso anno. La sua nomina viene salutata con favore dai militari che conoscono la sua fama di grande conciliatore. Ma nel discorso di insediamento lascia subito chiara la sua proposta di azione per l’Arcidiocesi, che comprende anche il servizio alla difesa dei diritti umani e all’organizzazione e coscientizzazione delle comunità più povere.(...)
Il 27 settembre 1964 lascia la Segreteria della CNBB in seguito alla sconfitta dei suoi candidati alla nuova direzione della Conferenza. Si dedica allora con maggiore intensità alle comunità più bisognose dell’arcidiocesi e alla lotta per i diritti umani e per la giustizia sociale. In breve tempo, ottiene la fama di “fratello dei poveri”, araldo di quelli “senza voce e senza storia”, “voce scomoda del Vangelo”.
Ancor prima dell’istituzione ufficiale della censura da parte del regime militare, a causa delle denunce esplicite contro la tortura il suo nome viene bandito dai mezzi di comunicazione di massa. La sua voce può essere udita solo a Recife e dintorni, dai microfoni di Radio Olinda. Numerosi suoi collaboratori vengono colpiti dalle persecuzioni del regime e uno di essi, padre Antônio Henrique Pereira Neto, viene arrestato e torturato a morte fra il 26 e il 27 maggio 1969. (...)
Il 26 maggio 1970 al Palazzo dello Sport di Parigi, davanti a oltre 10 mila persone, pronuncia un celebre discorso nel quale racconta la reale situazione del Brasile e denuncia le torture ai prigionieri politici. Da quel momento, gli inviti a tenere conferenze all’estero si moltiplicano e Dom Helder diventa un punto di riferimento internazionale per la difesa dei diritti umani e la lotta contro la povertà nei paesi del terzo mondo: un vero e proprio ambasciatore dei poveri. Gli oltre 80 impegni l’anno al di fuori dei confini del Brasile spingono le gerarchie vaticane a richiedere, qualche anno dopo, una sua maggior presenza in diocesi, la riduzione dei viaggi all’estero e una “moderazione” nel tono e nei contenuti dei suoi discorsi.
Il 17 maggio 1970 compare un articolo sul Sunday Times nel quale Dom Helder viene definito “l’uomo più influente dell’America Latina dopo Fidel Castro”. Sempre nel 1970, con cinque milioni di firme raccolte soprattutto fra i lavoratori del continente, viene indicato al Nobel per la Pace; il governo militare esercita pressioni più o meno occulte e monta una campagna volta a gettare discredito sulla figura dell’arcivescovo. Il premio non gli viene conferito né quell’anno né l’anno successivo, quando viene nuovamente nominato e dato come favorito. Forse a parziale riparazione di questo increscioso “incidente di percorso”, nel 1974 gli viene assegnato sempre a Oslo il Premio Popolare della Pace.
Come leader di movimenti non violenti e membro di 33 organizzazioni nazionali e internazionali si aggiudica altri 22 premi, fra i quali il Martin Luther King (USA) e il Memoriale Giovanni XXIII di Pax Christi. È inoltre insignito di 32 lauree Honoris Causa; ben 27 città, in Brasile e nel mondo, lo nominano cittadino onorario.
Il 10 aprile 1985, colpito dalla regola che lui stesso aveva contribuito a creare e che prevedeva l’allontanamento dal servizio pastorale al raggiungimento dei 75 anni di età, si ritira dal governo dell’arcidiocesi di Olinda e Recife e si trasferisce presso la minuscola e periferica Igreja das Fronteiras (Chiesa delle Frontiere), dove risiederà fino alla sua morte.(...)
Dom Helder muore a 90 anni, il 27 agosto 1999. Decine di migliaia di persone prestano omaggio alle sue spoglie composte all’interno della Igreja das Fronteiras e partecipano al suo funerale nella piazza della Igreja da Sé di Olinda (la Cattedrale della sede episcopale), all’interno della quale riposa il suo corpo. Il tumulo, coperto da una semplice lapide con fotografia, è meta di numerose visite e luogo di raccoglimento e preghiera.
Dom Helder lascia in eredità alle generazioni future non solo un’immagine di bontà e di amoroso servizio ai poveri e alla Chiesa, ma anche un’enorme quantità di scritti.

Dall'introduzione a "Roma, due del mattino. Lettere dal Concilio Vaticano II", ed. San Paolo, 2008.



29 aprile 2008

Tutto è bene quel che finisce bene


(e poi prometto che la pianto e non ne parlo più)

Eccolo. È il frontespizio corretto e applicato sulle copie del libro. Giustizia è fatta e sia dato merito alla sollecitudine di Edizioni San Paolo che ha prontamente rimediato all'incidente dell'omessa citazione. Vorrei approfittarne per ringraziare pubblicamente il direttore editoriale Don Elio Sala che si è prodigato personalmente affinché tutto fosse risolto al meglio.

Ne approfitto, come promesso, per lasciarvi il link alla recensione dell'Avvenire del 23 aprile scorso e quello alla scheda del libro (per questi due link ringrazio per la collaborazione un gentile conoscente che non vuole essere identificato e che per comodità chiamerò CC).
Grazie a tutti per la pazienza con cui avete seguito la mia vicenda e, se lo leggerete, non dimenticate di farmi sapere cosa ne pensate. Senza pietà e senza mezzi termini.

24 aprile 2008

Dom Helder: recensioni

Iniziano a piovere recensioni del libro.
La prima, pubblicata a tutta pagina dall'Avvenire di ieri e firmata niente meno che da Marco Roncalli, nipote di Papa Giovanni, ho provato a caricarla su un'area pubblica ma non riesco a renderla accessibile con un link (ci riprovo più tardi ed eventualmente correggo il post).

La seconda uscirà domani sul Venerdì di Repubblica: conterrà alcuni brani delle lettere, il titolo del libro, l'autore, l'editore, il prezzo e persino il numero delle pagine. Peccato che il solito Polito non abbia specificato che il libro non è stato scritto direttamente in italiano né i testi si sono selezionati da soli... ma tant'è. Voi, miei simpatici e pazienti lettori, lo sapete che quel "bambino" è mio figlio...
In altro link, renderò disponibile anche la scheda bibliografica.

10 aprile 2008

Il Libro: aggiornamenti

Le novità sono che ho trovato una grandissima disponibilità da parte della casa editrice. La colpa c'è, ma non c'è stato dolo, non c'è stata malafede.
Si stanno prodigando per rimediare e stiamo negoziando diverse condizioni interessanti per il lancio del libro.
Insomma, non tutto è perduto.
Grazie a tutti per l'appoggio e la solidarietà e, mi raccomando... leggete il libro!

P.S. Oggi la mia amica A.P. è stata qui e le ho letto alcuni brani. Si è commossa e ha pianto. Non mi ero resa conto di quanto quei testi potessero essere contundenti. Sono orgogliosa del mio lavoro, ma soprattutto sono onorata di averlo potuto fare...

08 aprile 2008

È uscito il libro!!!


"Roma, due del mattino", il libro che contiene una selezione delle lettere di Dom Helder Camara dal Concilio Vaticano II di cui sono stata curatrice e traduttrice, è finalmente uscito.
In anteprima, potete leggere sul sito della rivista Jesus un estratto dell'introduzione scritta da me e da Luis Carlos Marques e alcuni brani scelti delle lettere
cliccando qui.

Unica nota negativa: le edizioni San Paolo hanno "dimenticato" di scrivere il nome della curatrice e traduttrice dell'opera sul frontespizio, per cui in sede di catalogazione bibliografica sembrerà che il libro si è tradotto da solo...

P.S. Ho consultato un avvocato. Pare che in casi come questo ci siano gli estremi per un'azione legale...
Aspetto di sbollire la rabbia e poi decido il da farsi.

19 gennaio 2008

48 ore o poco più...

Fra poco più di 48 ore imbarcherò alla volta dell'Europa. Sono dispiaciuta perché nemmeno questa volta sono riuscita a vedere tutti gli amici; l'agenda è piena fino a domani sera e sono rimaste fuori persone importanti. Ogni volta è così...
Oggi ho avuto una breve riunione con le responsabili dell'IDHeC (Instituto Dom Helder Camara) che finalmente mi hanno consegnato il contratto di cessione dei diritti d'autore sulle lettere conciliari, ormai in fase di pubblicazione in Italia. Speravo di riportare in Italia un altro po' di materiale da tradurre e pubblicare, ma sono rimasta parecchio scoraggiata. L'Instituto non dispone di fondi appropriati e la trascrizione dei manoscritti viene fatta, lentamente e non sempre correttamente, da personale volontario. Di questo passo, ci vorranno anni e anni prima che il materiale da pubblicare sia reso disponibile. Sto cercando di farmi venire delle idee: progetti, centri culturali, fondazioni, università, chi potrebbe essere interessato a finanziare la trascrizione digitale di migliaia e migliaia di manoscritti di un personaggio di rilevanza internazionale? In fin dei conti è stato candidato tre volte al Premio Nobel per la Pace, non era un prelato di campagna, un don abbondio qualunque...
Se qualcuno dei miei lettori ha delle idee, sia il benvenuto. Negli archivi dell'IDHeC c'è una miniera, ma ci vogliono fondi per pagare i minatori...

Qui siamo già in pieno clima di Carnevale. Oggi ci sarà l'apertura ufficiale a Olinda, con la sfilata del "Bloco das Virgens" (il blocco delle vergini: in realtà si tratta di uomini travestiti da donna...) ma in tutti i quartieri della città se ne respira il clima già da giorni. Ieri pomeriggio, ad accogliere i passeggeri in arrivo all'aeroporto, c'erano una piccola banda musicale, un gruppetto di ballerini di frevo e dei personaggi vestiti con i costumi tradizionali del carnevale pernambucano. Quest'anno si celebrano i 100 anni del Frevo, la danza carnevalesca che qui è nata e qui sopravvive alle intemperie della globalizzazione culturale. Per ballare il frevo bisogna essere molto atletici e avere gambe e piedi bene allenati; infatti viene danzato soprattutto da bambini e adolescenti perché gli adulti... beh... bisogna proprio che abbiano un fisico bestiale!

Domani, ultima mattinata di spiaggia e poi nel tardo pomeriggio immersione totale fra gli scaffali della Livraria Cultura: portare o non portare la carta di credito? Il rischio di perdere il controllo è reale,soprattutto ora che la TAP concede ai propri passeggeri di viaggiare con 64 Kg di bagaglio...

18 gennaio 2008

Fine della "missione"

La missione a Jânio Quadros per conto di Amici dei Popoli si è conclusa stamattina con l'intervista alla radio locale. Le informazioni di cui avevamo bisogno sono state raccolte quasi completamente e altre arriveranno in Italia entro carnevale.
Fra un'oretta si parte, con destinazione Vitória da Conquista. La città, di circa 400 mila abitanti, è situata a un paio d'ore di macchina da qui e ospita l'unico aeroporto della zona. Vi opera la compagnia Passaredo (in partnership con la più grande compagnia aerea nazionale, la TAM) che dispone di aeroplanini a elica da 30 posti. All'andata eravamo in 22 a bordo, più l'equipaggio. Non avevo ancora viaggiato su velivoli così piccoli, effettivamente è un po' strano e di primo acchito fa un po' impressione, ma è l'unico modo di arrivare a Salvador in 45 minuti anziché in 7 ore. Di là, prenderò un aereo di linea "normale" e arriverò a Recife nel pomeriggio.
Domani mattina parteciperò a una riunione con i responsabili dell'IDHeC (Instituto Dom Helder Camara) per parlare di possibili future pubblicazioni in Italia di altre opere del caro Dom Helder.
Domani sera, cena con gli amici del Consolato e domenica mattinata in spiaggia. Lunedì valigia e...

05 novembre 2007

Anche questa è fatta

Finalmente ho consegnato la mia traduzione. Fra qualche mese sarà disponibile nelle librerie e forse diventerà un'opera di cui si parlerà a lungo, almeno negli ambienti legati alla Chiesa Cattolica.
Come promesso ve ne parlo brevemente, anche perché ha tutto a che vedere con il tema di questo Blog.
Ho avuto il privilegio (e la responsabilità!) di essere la curatrice e la traduttrice di una selezione delle lettere circolari che Dom Helder Camara (1909-1999), il profeta dei poveri, scrisse a un gruppo di collaboratori e amici brasiliani durante le sessioni del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Per sapere chi era, vi basta digitare il suo nome su Google. Sul sito "Santi e Beati" (!!!) dicono di lui:

Non è un santo canonizzato, ma rappresenta la figura di un profeta evangelico santificato dal Popolo di Dio. Vescovo cattolico del Nord Est del Brasile, dal 1966 ha guidato e animato innumerevoli azioni non violente intraprese dai più poveri per la difesa dei loro diritti e della loro terra, scontrandosi con le pretese dei latifondisti, che vedevano in lui un pericoloso perturbatore dell’ordine pubblico. Scelse di vivere in povertà nella periferia della metropoli lasciando ai Poveri il suo palazzo vescovile. Appena compiuti i 75 anni furono subito accolte le sue dimissioni. Alcuni sacerdoti tra i suoi più stretti collaboratori furono uccise e lui pure più volte minacciato di morte. Resta una delle figure più luminose del Concilio Vaticano II; fu ispirandosi a lui che Papa Giovanni dichiarò: “la Chiesa Cattolica è Chiesa di tutti ma soprattutto dei Poveri”.

La sua arcidiocesi era quella di Olinda e Recife, la "mia" (la nostra!) Recife. Passare da quelle regioni e non rimanere impregnati della sua testimonianza è impossibile. Come se non bastasse, negli ultimi mesi della mia permanenza laggiù (fine 2002-inizio 2003) ebbi la possibilità di conoscere il prof. Luiz Carlos Luz Marques, attuale responsabile del progetto internazionale di pubblicazione dell'opera omnia di Dom Helder. Luiz Carlos aveva da poco terminato il suo dottorato in Storia in Italia... niente meno che a Bologna, presso l'Istituto per le Scienze Religiose presieduto allora dal compianto prof. Giuseppe Alberigo. Inevitabilmente, la bolognese trapiantata a Recife e il brasiliano che aveva trascorso 6 anni a Bologna non potevano che fare amicizia. Da quel sodalizio nacque allora il progetto di tradurre e pubblicare in Italia il frutto della sua tesi di dottorato: le 297 lettere (tutte datate e numerate) che il Dom aveva scritto ai suoi collaboratori brasiliani durante i lavori del Concilio.
Ci sono voluti 5 anni perché quell'ambizioso progetto andasse in porto. La casa editrice che pubblicherà il volume ha scelto, sapientemente, di operare una selezione del materiale, in modo da ridurre le pagine da circa un migliaio a 350. La scelta dei testi (lettere e brani di lettere) è stata opera mia, naturalmente dopo aver stabilito i criteri di selezione insieme all'editore e ai responsabili dell'Istituto Dom Helder Camara di Recife, detentore dei diritti sugli scritti del Dom.

Per il momento mi fermo qui. Tornerò a parlare del libro quando sarà sugli scaffali delle librerie, e magari vi regalerò qualche brano scelto.
Un'ultima osservazione: non pensate che si tratti di roba da "topi di sacrestia". Si tratta di materiale che potrà suscitare parecchi dibattiti e polemiche. Dom Helder era un profeta e i profeti, si sa, rompono le scatole anche dopo morti...