Ore 14: la notizia è arrivata, Battisti non sarà estradato. Amen.
31 dicembre 2010
Il caso Battisti: una lettura alternativa
Ore 14: la notizia è arrivata, Battisti non sarà estradato. Amen.
21 dicembre 2010
C'è diploma e Diploma
24 novembre 2010
E Lula diventa un fumetto
02 novembre 2010
Donne al potere: Dilma Roussef eletta Presidente della Repubblica
Questo avvenimento, al di là della mia persona, è una dimostrazione del progresso democratico del nostro paese: per la prima volta una donna sarà presidente del Brasile. È il momento di sottoscrivere quindi il mio primo impegno post-elettorale: onorare le donne brasiliane affinché questo avvenimento, finora inedito, si trasformi in un evento naturale. Che possa ripetersi e ampliarsi nelle aziende, nelle istituzioni civili, nelle entità che rappresentano tutta la nostra società. L'uguaglianza di opportunità per uomini e donne è un principio essenziale della democrazia. Mi piacerebbe molto che oggi i padri e le madri guardassero le proprie bambine negli occhi e dicessero loro: SÌ, le donne ce la possono fare!
10 ottobre 2010
Due pesi
Ritengo che meriti di essere letto (e chi vuole potrà leggerlo in lingua originale cliccando qui).
Due pesi...
di Maria Rita Khel
Se il popolo delle cosiddette classi D ed E - coloro che vivono nelle zone sperdute dell'entroterra brasiliano - avesse accesso alla rete, forse si ribellerebbe alle numerose catene di messaggi che denigrano il valore del suo voto. Per i nostri lettori si tratta di un argomento familiare: il voto dei poveri, favorevole alla continuità delle politiche sociali introdotte negli otto anni di governo Lula, non ha lo stesso valore del nostro. Non rappresenta l'espressione consapevole di una precisa volontà politica. Questi voti sarebbero stati comprati al prezzo di quello che una parte dell'opposizione chiama "Borsa-Elemosina" (gioco di parole fra "escola" - scuola - ed "esmola" - elemosina, parafrasando la Borsa-Scuola del primo governo Lula, successivamente diventata Borsa-Famiglia).
Una di queste catene è giunta anche alla mia casella di posta elettronica, inoltrata da diversi destinatari. Riproduceva la denuncia fatta da "una cugina" dell'autore, residente a Fortaleza. La denunciante, indignata per l'indolenza dei lavoratori non qualificati della sua città, si lamentava del fatto che nessuno voleva più occupare il posto di portiere del suo palazzo. I candidati naturali a quel lavoro preferivano vivere nell'ozio con i soldi della Borsa-Famiglia. Pensate un po' a che punto siamo arrivati. Non ci sono più i morti di fame di una volta. Dove sono andati a finire gli autentici umili che piacevano tanto ai cordiali padroni, e che per una miseria erano capaci di lavorare molto più delle otto ore regolamentari? Sì, perché è curioso che nessuno abbia fatto domande sul salario offerto dal condominio. Lo scambio del lavoro con la Borsa-Famiglia sarebbe vantaggioso per i cosiddetti furboni, pigri e approfittatori solo se il salario offerto fosse anticostituzionale: meno della metà del salario minimo. 200 reais è infatti il valore massimo raggiunto dalla somma di tutti i benefici concessi del governo a chi ha più di tre figli, a condizione di continuare a mandarli a scuola. (Il valore attuale del salario minimo è di 510 R$)
Secondo un'altra indignata denuncia che circola su internet, nella cittadina dell'entroterra del Piauí dove abitano i parenti della donna di servizio di un tizio di S. Paulo l'intera popolazione vive solo dei soldi dei programmi governativi. Se ciò risponde al vero, è terrificante immaginare di che cosa potessero vivere prima. Di sicuro pativano la fame, come nello spaventoso film di José Padilha "Garapa". Pativano la fame tutti i giorni. Le famiglie al di sotto della classe C che attualmente ricevono la borsa, magari sommata a qualche forma di pensione, sono ancora povere. La differenza è che ora hanno da mangiare. Qualcuno riesce anche a produrre qualcosa e a venderlo ad altri che hanno cominciato a comprare del cibo. L'economista Paul Singer ci informa che, nelle piccole città, questa infima entrata di denaro ha un effetto sorprendente sull'economia locale. La Borsa-Famiglia, c'è da non crederci, offre condizioni di consumo tali da generare occupazione. Il voto del gruppo dell'elemosina, quindi, è politico, e rivela la recente acquisizione di una coscienza di classe.
Il Brasile in questo è cambiato. Ma, contrariamente a quanto pensano gli indignati della rete, è cambiato in meglio. Se fino a poco tempo fa certi datori di lavoro erano soliti contrattare, per meno di un salario minimo, persone senza alternative di occupazione e prive della coscienza dei propri diritti, oggi non è più così facile trovare qualcuno disposto a lavorare a queste condizioni. È più interessante provare a tirare avanti a partire dalla Borsa-Famiglia che, malgrado sia modesta, ha ridotto dal 12% al 4,8% la fascia di popolazione in stato di estrema povertà. Avrà idea, il lettore di S. Paulo, di quanto bisognava essere poveri per riuscire a uscire da quello strato sociale grazie a una differenza di soli 200 R$? Quando lo Stato comincia a garantire i diritti minimi, la popolazione si politicizza e comincia a esigere che quei diritti vengano rispettati. Un mio amico ha dato a questo effetto il nome di "accumulo primitivo di democrazia".
Eppure, sembra che il voto di questa gente risvegli ancora una volta l'argomento di un'indimenticabile osservazione di Pelé, secondo la quale i brasiliani non sono preparati al voto. Non tutti lo sono, sia chiaro. Dopo il secondo turno del 2006, il sociologo Hélio Jaguaribe scrisse che il 60% dei brasiliani che avevano votato per Lula aveva tenuto conto unicamente dei propri interessi, mentre il restante 40% dei cosiddetti elettori istruiti aveva pensato agli interessi del Paese. L'unica cosa che il Prof. Jauguaribe non spiegò fu come un Brasile guidato da un'élite istruita e preoccupata degli interessi di tutti fosse arrivato al terzo millennio con il 60% della propria popolazione talmente ignorante da vedere il proprio voto, declassato a un rango ben poco repubblicano.
Ora che i più poveri sono riusciti ad alzare la testa oltre la linea della mendicanza e della dipendenza dai rapporti di favore che hanno sempre caratterizzato le politiche locali nell'entroterra del Paese, si dice che votare pro causa propria non vale. Ora che, per la prima, volta i senza-cittadinanza hanno conquistato qualche minimo diritto e desiderano preservarlo attraverso la via democratica, una parte dei cittadini che si considerano di classe A si permette di sminuire pubblicamente la serietà di quel voto.
04 ottobre 2010
Dilma e Serra al secondo turno, ma la vera sorpresa è Marina Silva
27 giugno 2010
E ora si discute sulle cause (ancora sulle inondazioni)
(fonti: http://ultimosegundo.ig.com.br/ e http://osamigosdopresidentelula.blogspot.com/)
13 gennaio 2010
Lula, il figlio del Brasile: un bel libro, un brutto film
Succede spesso che il film sia deludente rispetto al libro, ma questa volta mi pare che si sia superato il limite. Pur essendo un'ammiratrice del Presidente, non posso far finta di non vedere che si tratta di un poderoso spottone elettorale che esce - guarda caso - proprio nell'anno delle elezioni, quando Lula è sì all'apice della popolarità ma deve anche convincere i brasiliani a votare Dilma Rousseff, candidata del PT alla successione.
Mentre guardavo il film ho vissuto momenti di vera e propria inquietudine, sembrava un film di regime e la cosa non ha mancato di mettermi in imbarazzo.

Insomma, un film puerile tratto da un libro maturo. Peccato, un'occasione mancata.
24 dicembre 2009
Le Monde: Lula, uomo dell'anno
È Lula l'uomo dell'anno secondo il quotidiano francese Le Monde.
19 novembre 2009
Asilo o estradizione? Il caso Battisti

11 ottobre 2009
Il Brasile e i biocombustibili

Prima di parlare nello specifico della situazione brasiliana, è importante evidenziare un punto cruciale della questione, ben espresso dal titolo del seminario: "Biocarburanti o agrocarburanti? Una questione non solo di parole. Sostenibilità dei nuovi modelli energetici". Ogni volta che interpreto a un convegno, porto a casa almeno un'idea nuova, un pensiero su cui non mi ero mai soffermata prima, una nuova conoscenza che entra a far parte del mio bagaglio. Questa volta, per l'appunto, il fatto che la questione dei biocombustibili non è un problema che riguardi prima di tutto gli equilibri energetici, bensì i modelli di agricoltura attualmente vigenti nel mondo. Purtroppo ci vorrebbe troppo tempo per sviscerare il tema in questa sede, ma si tratta veramente di un concetto cruciale a cui anche noi europei dovremmo iniziare a pensare, soprattutto in considerazione del fatto che la nostra agricoltura è in crisi ormai da decenni.
Per quanto riguarda il Brasile, è fuori discussione che oggi sia uno dei principali produttori di biocombustibili al mondo; già dagli anni '70, ai tempi del famoso piano pro-alcol che vide comparire sulla scena mondiale le prime automobili mosse a etanolo, ricopre un ruolo di protagonista. Dopo una forte crisi del settore negli anni '80, oggi ha ripreso alla grande la produzione ed esportazione di etanolo per autotrazione; i motori cosiddetti "flexi", cioè a doppia alimentazione benzina/alcol, rappresentano attualmente il 92% delle nuove immatricolazioni nel paese.
Ma la produzione di etanolo è una produzione su scala industriale che dipende in buona parte degli immensi latifondi di canna da zucchero presenti soprattutto nello stato di São Paulo e nel Nordest, nella regione degli stati del Pernambuco e di Alagoas. Le condizioni dei lavoratori della canna sono fra le peggiori al mondo in termini salariali e di salubrità del lavoro, soprattutto nello sfruttatissimo e poverissimo Nordest. Inoltre, date le dimensioni dei latifondi e la disponibilità di terre disponibili, non è pensabile che il Brasile possa incrementare oltre il 50% la sua produzione di etanolo da autotrazione senza conseguenze sulla sicurezza alimentare.
La grande novità, pertanto, giunge dal biodiesel, cioè dagli olii prodotti a partire dai semi di alcune piante. Il progetto presentato da Arcoverde riguarda 3000 famiglie di agricoltori dello stato del Minas Gerais che coltiveranno piante oleaginose a questo scopo, e contemporaneamente riserveranno il 50% dei loro terreni alla coltivazione di prodotti per l'alimentazione umana. La trasformazione delle sementi in olii sarà realizzata in loco tramite un processo produttivo che recupera anche gusci e altri cascami in generale, al fine di produrre energia per alimentare l'impianto (garantendo così, anche se parzialmente, la sostenibilità energetica della struttura), fertilizzanti naturali per riporre carbonio e altre sostanze nel terreno coltivato, infine materia prima (fibre e truciolati) per la produzione di artigianato. Allo scopo di incrementare la produzione, saranno stipulate convenzioni col governo dello Stato del Minas Gerais per il recupero, a titolo di comodato gratuito, di alcune terre degradate e attualmente non utilizzate. Si tratta insomma di un progetto pilota per una nuova agricoltura familiare, sostenibile, che garantisca al tempo stesso la sicurezza alimentare della comunità in esso coinvolta, ma anche la partecipazione a processi produttivi decisamente innovativi e sostenibili dal punto di vista ambientale ed energetico.
Vale la pena di ricordare che il governo Lula ha emesso una legge che vincola la società nazionale che gestirà la produzione di biodiesel ad acquistare almeno il 30% della materia prima dai piccoli produttori familiari. Un'azione concreta del governo in favore di quel nuovo modello di agricoltura di cui parlavamo poc'anzi.
Penso di essere andata fin troppo per le lunghe con questo post, ma l'argomento è importante.
Se qualcuno fosse interessato ad approfondire, può andare a leggere questo articolo sul sito gestito dal Consolato del Brasile a Milano, oppure quest'altro articolo che approfondisce il discorso sul nuovo modello di agricoltura alla base del progetto del GVC.
02 ottobre 2009
È Rio! Al Brasile le Olimpiadi del 2016

"Siamo gli unici, fra le dieci economie più grandi del mondo, a non aver mai ospitato un'Olimpiade", aveva detto il presidente Lula. "Per gli altri si tratterebbe semplicemente di un'Olimpiade in più, per noi sarà un'occasione senza pari (...). Questa candidatura non è solo nostra, ma di tutta l'America del Sud. Un continente che non ha mai ospitato un'Olimpiade. È arrivato il momento di correggere questo errore".
Una grande vittoria per Lula, quindi, per tutto il Brasile e per tutto il Sudamerica.
Il progetto presentato da Rio era il più caro fra i quattro finalisti. La previsione di spesa è di 14,42 miliardi di dollari, contro i 4,82 di Chicago, i 6,13 di Madrid e i 6,8 di Tokio.
Saranno sfruttati 19 degli spazi eretti in occasione del Panamericano del 2007, e altri 11 saranno costruiti ex-novo.
Non dimentichiamo che il Brasile insedierà, solo due anni prima della competizione olimpica, anche la Coppa del Mondo di Calcio (Brasil 2014).
Insomma, il paese salta prepotentemente agli onori della cronaca. Non si tratta solo di sport, di proiezione internazionale, di prestigio: si tratta di un giro di denaro impressionante, posti di lavoro, turisti, una sfida veramente grande che implica anche numerosi rischi, primi fra tutti la sicurezza (degli atleti e degli ospiti) e gli appalti milionari (noi italiani ne sappiamo qualcosa, siamo maestri nell'arte dell'arricchimento illecito).
Credo però che questo sia il momento della gioia. È un grande, grandissimo successo che merita di essere celebrato. Caipirinha per tutti!
01 settembre 2009
Sta nascendo il Brasile saudita?
STA NASCENDO IL BRASILE SAUDITA? |
|
Gennaro Carotenuto |
| Il Brasile sta scoprendo immensi giacimenti di petrolio. Sono così importanti che potrebbero portare il paese al quinto posto al mondo per riserve e da far slittare in secondo piano i biocombustibili che solo fino a un paio d’anni fa erano una priorità per la politica energetica nazionale. Nasce così il Brasile saudita, una nuova grande potenza petrolifera tanto che per il presidente Lula, che ne ha parlato ieri alla nazione, i risultati delle introspezioni petrolifere sono così importanti da rappresentare “un nuovo giorno dell’indipendenza nazionale” dove dovrà essere lo Stato a controllare queste risorse. fonte www.gennarocarotenuto.it |
28 gennaio 2009
Caso Battisti: una questione di sovranità nazionale
Nel 2000 l'ex-banchiere Salvatore Cacciola, condannato in Brasile in seguito al fallimento della sua banca, la Makra, fuggì in Italia. In quella circostanza, il nostro paese non concesse l'estradizione.
Cocciola è stato arrestato nel 2007 solo perché si era recato a Montecarlo e l'Interpol, che lo teneva d'occhio, lo ha catturato. Il Principe Alberto ne ha autorizzato l'estradizione nello scorso mese di luglio e ora l'ex-bancarottiere si trova in carcere nel suo paese.
La vicenda Battisti puzza molto di questione di principio. E' chiaro che il Brasile non ha il peso politico ed economico degli USA, a cui permettiamo senza poi lamentarci troppo di lasciare impuniti, tanto per fare un esempio noto, i responsabili della strage del Cermis.
Un paese come il Brasile, a livello di equilibri internazionali, tende a essere sempre in una posizione sfavorevole nei confronti dei paesi del Nord del mondo. Ecco un caso ne
l quale, invece, può permettersi di difendere il proprio orgoglio e la propria sovranità nazionale e non cedere nemmeno di fronte a uno dei 7 paesi economicamente più importanti del mondo.Va detta un'altra cosa: l'asilo politico non è stato concesso perché Battisti corre il rischio di essere torturato, come hanno detto alcuni ministri italiani. Il motivo addotto dal Ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, è stato che secondo i documenti prodotti dai legali di Battisti , per motivi politici quest'ultimo non avrebbe avuto un processo equo.
D'altra parte, la partita di calcio amichevole fra Italia e Brasile che si svolgerà a Londra il prossimo 10 febbraio non è stata cancellata...
20 gennaio 2009
Salario Minimo

Secondo la costituzione del 1988, questo valore deve essere tale da "rispondere alle necessità vitali del lavoratore e della sua famiglia quanto ad abitazione, alimentazione, educazione, salute, tempo libero, abbigliamento, igiene, trasporti e previdenza sociale".
Ieri il presidente Lula, durante un incontro con i rappresentanti di sei confederazioni sindacali, ha confermato che, nonostante i tagli al bilancio, il valore del S.M. sarà corretto a partire da aprile a 472 R$ al mese, corrispondenti al cambio attuale a circa 157 euro. Il valore attuale è di 415 R$ (138 euro).
15 gennaio 2009
Il caso Battisti: polemiche anche in Brasile

Pare che la decisione del Brasile di concedere lo status di rifugiato politico al terrorista pluriomicida Cesare Battisti sia stata presa dal Ministero della Giustizia in aperta opposizione a un parere del Ministero degli Esteri e del Conare (Comitato Nazionale per i Rifugiati). Il Conare, infatti, aveva espresso parere negativo alla richiesta di asilo presentata dai legali di Battisti nel novembre scorso.
Il ministro Tarso Genro avrebbe accolto gli argomenti secondo cui l'italiano sarebbe stato condannato ingiustamente, in quanto impedito a esercitare pienamente il proprio diritto alla difesa nel nostro paese. La valutazione del processo da parte del ministero della Giustizia brasiliano confermerebbe questa ipotesi, e cioè che lo stato italiano non ha garantito il diritto di Battisti ad avere una difesa adeguata. Per motivi politici, evidentemente.
Dopo la convocazione nei giorni scorsi dell'ambasciatore brasiliano a Roma, il governo italiano dovrebbe inoltrare ora una richiesta ufficiale all'esecutivo di Brasilia affinché Lula riveda la decisione del suo ministro e revochi lo status di rifugiato a Battisti.
Se invece la concessione dell'asilo politico sarà confermata, avrà effetto immediato sulla richiesta di estradizione ancora aperta presso il Supremo Tribunale Federale, in quanto un cittadino accolto come rifugiato politico non può essere estradato.
Insomma, le polemiche non sono ancora finite, né a Roma né a Brasilia.
A rileggerci.
23 settembre 2008
Lula all'ONU

La crisi del mercato finanziario ha costituito il tema principale del discorso del presidente Lula all'apertura della 63ª Assemblea Generale dell'ONU a New York. Citando l'economista brasiliano Celso Furtado, Lula ha affermato che "è inammissibile che il lucro degli speculatori sia sempre privatizzato, mentre le loro perdite vengono invariabilmente socializzate". Secondo Lula, l'assenza di regole del mercato finanziario "favorisce gli avventurieri e gli opportunisti".
Onestamente, non vedo come non essere d'accordo. Anche in casa nostra, basti pensare alla vicenda dell'Alitalia...
22 settembre 2008
Dopodomani, Leonardo Boff a Torino

Ricevo dall'amico don Sandro e volentieri pubblico. Dalla mia copia del Venerdì di Repubblica mancano 40 pagine ma me ne sono accorta solo adesso, quindi non ho potuto leggere l'intervista per intero.
Accontentiamoci di questo scarno estratto, chi avesse il Venerdì del 19 settembre scorso può trovare il reportage a pag. 48.
LEONARDO BOFF A TORINO
Il 24 settembre il teologo brasiliano Leonardo Boff, sconfessato e condannato dal Vaticano, sarà in Italia per "Torino Spiritualità". Marco Romani gli ha posto qualche domanda.
(Estratto dal Venerdì di Repubblica del 19 settembre scorso).
Il giudizio su Benedetto XVI è assai duro:
"Vuole costruire una Chiesa ripiegata su se stessa e sulla sua gerarchia. Non presta attenzione alle disperate condizioni dei poveri."
Una Chiesa troppo romana?
"Troppo occidentale. Benedetto XVI non si rende conto che nella storia umana l'Occidente è solo un accidente. Più della metà dei cattolici vivono nel cosiddetto Terzo Mondo e quella cattolica è una Chiesa del Terzo Mondo.
Festeggiare gli 81 anni con George Bush è un gesto simbolico: rivela che il papa sta dalla parte dei potenti e non con i poveri. Il contrario di Gesù."
Perchè papa Wojtyla sostenne il cardinale Ratzinger nella sua battaglia contro la teologia della liberazione?
"Avevano entrambi una paura ossessiva del marxismo e si muovevano, nello schema della Guerra fredda, sostenendo gli Stati Uniti.
Wojtyla e Ronald Regan erano amici, un pò come San Francesco e il lupo di Gubbio, ma stavolta non abbiamo assistito alla conversione del lupo di Washington. Il Vaticano ha visto la teologia della liberazione con gli occhi della Cia."
Si sente un eretico?
"No, e non sono mai stato condannato per eresia. Anche nello stato di laico, che era quello di Gesù, mi sento nella Chiesa come nel mio focolare spirituale. La missione della teologia non è mai stata ripetere la dottrina ufficiale, ma essere libera, per scoprire altri segni del volto misterioso di Dio".
Qual'è il suo giudizio sulla politica di Lula?
"Lula non governa come vorrebbe, ma come gli lasciano fare. Il Brasile ha subito ogni tipo di pressione per farlo restare fedele alle logiche del mercato e Lula ha dovuto pagare questo tributo ai nuovi colonizzatori. In campo sociale però ha saputo portare avanti politiche che hanno integrato più di quaranta milioni di persone e la povertà è diminuita del 7 per cento, cosa inedita nella nostra storia."
14 maggio 2008
E Marina se ne va
Una delle più illustri rappresentanti del governo Lula, la Ministra dell'Ambiente Marina Silva, ha presentato ieri le sue dimissioni.
Marina ha 50 anni e le sue origini sono umili: è nata in una famiglia di "seringueiros", i lavoratori che estraggono il caucciù dall'albero della gomma, nell'interno dello stato amazzonico dell'Acre. Ha conosciuto e collaborato strettamente con Chico Mendes quando, negli anni 80, era una giovane militante del PT e della CUT (la confederazione sindacale legata al PT).
Nel 1994 è stata eletta senatrice per lo stato dell'Acre e nel 2003 è stata chiamata da Lula al Ministero dell'Ambiente, dove è rimasta per una legislatura e mezza, fino a ieri.
Appena avrò accesso a informazioni più precise (e più "critiche") rispetto a quelle riportate dai grandi media nazionali proverò a scrivere qualcosa di più.
Certo, dispiace e scoraggia vedere uno dei migliori elementi dell'attuale governo gettare la spugna davanti alla difficoltà di far rispettare principi di fondo e priorità politiche come quella della tutela dell'ambiente, elemento cruciale dello sviluppo del Brasile.
Di questi tempi, verrebbe quasi da commentare che tutto il mondo è paese...
18 dicembre 2007
"Uma vida pela vida"
Non è la prima volta che Dom Luiz fa lo sciopero della fame. In precedenza ne aveva sospeso un altro, quando il governo federale aveva garantito l'avvio del dialogo con le popolazioni locali del semiarido (sertão) contrarie alla mastodontica opera. Purtroppo però, anziché dialogare, il presidente Lula ha mandato l'esercito che ha dato il via ai lavori di scavo. Secondo Dom Luiz e numerosi altri movimenti che appoggiano la sua protesta tale opera favorirà l'irrigazione dei latifondi ma non sposterà di una virgola i problemi idrici dei piccoli proprietari, che continueranno a essere condannati dalla siccità che affligge la regione.
È inevitabile restare sgomenti: alcuni anni fa, all'inizio del suo primo mandato, Lula aveva affermato pubblicamente che alla siccità del sertão non andava fatta la guerra, ma che si trattava di trovare le forme migliori per conviverci in modo produttivo. Un po' come voler lottare contro il ghiaccio in Alaska, insomma: si tratta di un fattore climatico a cui l'uomo deve adattarsi con risorse intelligenti e a basso impatto ambientale (in questa direzione si muovono, per esempio) i progetti di scavo di piccoli pozzi per la raccolta delle acque sotterranee e di costruzione di cisterne in vetroresina per la raccolta delle acque piovane nei periodi in cui sono presenti precipitazioni).
Se volete saperne di più sullo sciopero della fame di Dom Luiz, sul sito di "Uma vida pela vida" (http://www.umavidapelavida.com.br/default.asp) troverete anche un po' di documentazione in italiano (mi dispiace avere poco tempo in questo momento, altrimenti avrei collaborato con Dom Luiz correggendo le traduzioni... ma sono comunque leggibili).
Ancora grazie a Pippo per la segnalazione.



