Dopo aver visitato la strepitosa idroelettrica di Itaipu, di cui magari scriverò in un'altra occasione, lunedì pomeriggio ci siamo trasferiti a Brasilia.
Martedì mattina abbiamo contrattato un taxista che ci ha accompagnati per tutta la giornata a conoscere la città sorta dal nulla in 3 anni, dal 1957 al 1960, per volontà dell'allora Presidente della Repubblica Jucelino Kubitschek, nel luogo sognato da Don Bosco nel 1843: fra il 15^ e il 20^ parallelo sorgerà un centro di grande civilizzazione, dove scorreranno latte e miele...
La visita è iniziata con la sosta alla suggestiva Cattedrale Metropolitana a forma di fiore rovesciato, la cui navata è parzialmente sotterranea. Poi ci siamo spostati nella monumentale Piazza dei Tre Poteri, dove fra l'altro abbiamo assistito al cambio della guardia di fronte al Palácio do Planalto (sede del Presidente della Repubblica), e abbiamo visitato la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica.
Sapete come fanno ad evitare i problemi con i "pianisti"? La Camera ha un sistema di riconoscimento delle impronte digitali, per cui il Deputato registra la propria presenza tramite l'identificazione dell'indice della mano destra, a cui fa seguito il voto! Un sistema semplice ma all'avanguardia, adottato a quanto pare solo dall'assemblea legislativa brasiliana.
Dopo la piazza, il Tempio a Don Bosco con le sue vetrate blu e rosa, quindi una parziale circumnavigazione del lago che abbraccia la città e l'attraversamento del futuristico Ponte JK; pranzo alla churrascaria Porcão e giro veloce nel settore delle ambasciate.
La visita si è conclusa con la salita di 75 m fino al punto panoramico della Torre della TV, da cui si ammira a 360 gradi la vista della città. Ma non è finita...
06 dicembre 2006
03 dicembre 2006
Da Rio a Foz do Iguaçu: viaggio nel Paradiso Terrestre
La mattina di sabato 2 dicembre abbiamo salutato Rio de Janeiro, finalmente baciata dal sole, e siamo sbarcati nel paradiso terrestre.
Non chiedetemi di descrivervi lo spettacolo naturale delle Cataratte di Foz do Iguaçu: come direbbe il Poeta, "capire non lo può chi non lo prova".
Ieri pomeriggio abbiamo visitato il lato brasiliano, cioè la parte minore e meno suggestiva dell'area delle cascate, ma in compenso il punto da cui si gode un panorama d'insieme che dal lato argentino non è possibile vedere.
La mia impressione, nonostante sia uno spettacolo sempre bellissimo ed emozionante, è che ci sia molta meno acqua rispetto alle altre due volte in cui avevo visitato questo paradiso (1995 e 2003). Ho scattato pochissime fotografie, ma al mio rientro voglio proprio fare un paragone fra allora e oggi. Temo che il riscaldamento globale, ma soprattutto la costruzione di alcune piccole idroelettriche a monte del Rio Iguaçu, stiano danneggiando la stupenda cornice naturale delle cascate.
Oggi invece abbiamo visitato il lato argentino.
Il mio compagno di viaggio, nonostante la stanchezza (fa un caldo infernale e nel parco nazionale bisogna camminare su passerelle lunghe più di un chilometro per raggiungere i punti di interesse panoramico), continuava a ripetere: "Fantastico! Fantastico!"...
Io invece ripeto "Fantastico! Fantastico!" ogni volta che entro nell'Hotel che ci ospita, una costruzione in stile neocoloniale che si trova esattamente di fronte alle cascate, all'interno del parco nazionale.
Al mio ritorno inserirò le fotografie in un album virtuale e vi darò l'indirizzo dove andarle a vedere, così capirete meglio il mio entusiasmo.
Una nota di colore: prima di uscire dal parco nazionale argentino, questo pomeriggio, ho acquistato un bellissimo poncho in misto lana da indossare in Italia. Avrò di che vantarmi, nel freddo inverno bolognese...
Domattina andremo a visitare l'idroelettrica di Itaipu e al pomeriggio imabrcheremo alla volta di Brasilia.
A rileggerci presto con un nuovo episodio del mio diario di viaggio.
Non chiedetemi di descrivervi lo spettacolo naturale delle Cataratte di Foz do Iguaçu: come direbbe il Poeta, "capire non lo può chi non lo prova".
Ieri pomeriggio abbiamo visitato il lato brasiliano, cioè la parte minore e meno suggestiva dell'area delle cascate, ma in compenso il punto da cui si gode un panorama d'insieme che dal lato argentino non è possibile vedere.
La mia impressione, nonostante sia uno spettacolo sempre bellissimo ed emozionante, è che ci sia molta meno acqua rispetto alle altre due volte in cui avevo visitato questo paradiso (1995 e 2003). Ho scattato pochissime fotografie, ma al mio rientro voglio proprio fare un paragone fra allora e oggi. Temo che il riscaldamento globale, ma soprattutto la costruzione di alcune piccole idroelettriche a monte del Rio Iguaçu, stiano danneggiando la stupenda cornice naturale delle cascate.
Oggi invece abbiamo visitato il lato argentino.
Il mio compagno di viaggio, nonostante la stanchezza (fa un caldo infernale e nel parco nazionale bisogna camminare su passerelle lunghe più di un chilometro per raggiungere i punti di interesse panoramico), continuava a ripetere: "Fantastico! Fantastico!"...
Io invece ripeto "Fantastico! Fantastico!" ogni volta che entro nell'Hotel che ci ospita, una costruzione in stile neocoloniale che si trova esattamente di fronte alle cascate, all'interno del parco nazionale.
Al mio ritorno inserirò le fotografie in un album virtuale e vi darò l'indirizzo dove andarle a vedere, così capirete meglio il mio entusiasmo.
Una nota di colore: prima di uscire dal parco nazionale argentino, questo pomeriggio, ho acquistato un bellissimo poncho in misto lana da indossare in Italia. Avrò di che vantarmi, nel freddo inverno bolognese...
Domattina andremo a visitare l'idroelettrica di Itaipu e al pomeriggio imabrcheremo alla volta di Brasilia.
A rileggerci presto con un nuovo episodio del mio diario di viaggio.
02 dicembre 2006
Il viaggio, l'arrivo, i primi giorni
Dopo uno spettacolare viaggio in business class, venerdì 30 novembre Rio ci accoglie mestamente fra nuvole e pioggia.
Le prime notizie captate dal telegiornale locale parlano purtroppo di 3 morti a causa degli smottamenti, ovviamente nei quartieri più popolari, le favelas costituite da baracche precariamente accostate a ripe pericolose.
Il mattino dopo, la vacanza inizia nel più rigoroso rispetto della regola degli imprevisti: non si trova uno sportello elettronico che permetta al mio compagno di viaggio di prelevare contanti dai suoi conti correnti italiani, il taxista che un amico aveva contrattato per noi non si presenta all'orario stabilito, il tram che ci porta al quertiere di Santa Teresa si ferma a metà percorso causa lavori, il taxista ci raggiunge nuovamente con un'ora di ritardo...
Ma procediamo con ordine. La giornata trascorsa a Rio è stata intensissima; dopo essere riusciti finalmente a cambiare dei contanti, abbiamo attraversato l'infinito ponte Rio - Niterói per andare a visitare l'edificio che ospita il MAC, il Museu de Arte Contemporânea, progettato dal grande architetto Oscar Niemeyer. Un'opera futuristica e suggestiva, una specie di disco volante di cemento e vetro appoggiato su una base di appena 9 metri di diametro, con una vista sulla baia di Guanabara da mozzare il fiato... se solo ci fosse stato il sole!
Dopo il MAC, di corsa a Rio per raggiungere la stazione del "bondinho", il tram che conduce al quartiere di Santa Teresa (non prima di aver fatto una sosta per visitare la strana ma suggestiva cattedrale a forma di cono). A Santa Teresa visitiamo il Museu da Chácara do Céu, dove restiamo colpiti soprattutto dalla collezione di acquarelli di Debret, opere di metà ottocento che ritraggono la vita quotidiana degli schiavi a Rio de Janeiro (ma bellissimi anche i disegni e i dipinti di Cândido Portinari presenti nella collezione).
Andiamo a pranzo in una famosa churrascaria, il Porcão, affacciata sulla spiaggia di Flamengo; poi un'oretta di riposo e quindi, finalmente liberi dalla pioggia, saliamo sul Pão de Açúcar con le due teleferiche che ci conducono sulla vetta del panetto. La visione della città dall'alto è mozzafiato, nonostante il tempo nuvoloso. Mentre scendiamo, per pochi secondi il Corcovado, che era rimasto coperto dalle nubi per tutta la giornata, si scopre e mostra il Cristo che abbraccia e benedice la città.
Ma il bello deve ancora venire. Alla sera, il giornalista Zuenir Ventura ci informa che al Teatro Municipale ci sarà una serata musicale in occasione della giornata nazionale del Samba, organizzata e condotta nientemeno che da Beth Carvalho, la "papessa" del samba carioca, e che ha trovato gli inviti anche per noi.
Non so dire se sia stato più bello vedere da dentro il teatro in stile liberty oppure lo spettacolo dal vivo di questa cantante straordinaria; bello è stato senz'altro conoscere di persona il caro Zuenir, che fino a quel momento era stato solo un autore che avevo tradotto e con cui avevo scambiato qualche mail.
La stima, il rispetto ma soprattutto l'affetto sono immediati. Zuenir ha l'età di mia madre, sua moglie Mary qualche anno di meno, ma è come se fossimo coetanei e amici da sempre. Al salutarci, Zuenir si congeda baciandomi in fronte. Mi commuovo: ho capito di avere acquistato un amico in più.
Le prime notizie captate dal telegiornale locale parlano purtroppo di 3 morti a causa degli smottamenti, ovviamente nei quartieri più popolari, le favelas costituite da baracche precariamente accostate a ripe pericolose.
Il mattino dopo, la vacanza inizia nel più rigoroso rispetto della regola degli imprevisti: non si trova uno sportello elettronico che permetta al mio compagno di viaggio di prelevare contanti dai suoi conti correnti italiani, il taxista che un amico aveva contrattato per noi non si presenta all'orario stabilito, il tram che ci porta al quertiere di Santa Teresa si ferma a metà percorso causa lavori, il taxista ci raggiunge nuovamente con un'ora di ritardo...
Ma procediamo con ordine. La giornata trascorsa a Rio è stata intensissima; dopo essere riusciti finalmente a cambiare dei contanti, abbiamo attraversato l'infinito ponte Rio - Niterói per andare a visitare l'edificio che ospita il MAC, il Museu de Arte Contemporânea, progettato dal grande architetto Oscar Niemeyer. Un'opera futuristica e suggestiva, una specie di disco volante di cemento e vetro appoggiato su una base di appena 9 metri di diametro, con una vista sulla baia di Guanabara da mozzare il fiato... se solo ci fosse stato il sole!
Dopo il MAC, di corsa a Rio per raggiungere la stazione del "bondinho", il tram che conduce al quartiere di Santa Teresa (non prima di aver fatto una sosta per visitare la strana ma suggestiva cattedrale a forma di cono). A Santa Teresa visitiamo il Museu da Chácara do Céu, dove restiamo colpiti soprattutto dalla collezione di acquarelli di Debret, opere di metà ottocento che ritraggono la vita quotidiana degli schiavi a Rio de Janeiro (ma bellissimi anche i disegni e i dipinti di Cândido Portinari presenti nella collezione).
Andiamo a pranzo in una famosa churrascaria, il Porcão, affacciata sulla spiaggia di Flamengo; poi un'oretta di riposo e quindi, finalmente liberi dalla pioggia, saliamo sul Pão de Açúcar con le due teleferiche che ci conducono sulla vetta del panetto. La visione della città dall'alto è mozzafiato, nonostante il tempo nuvoloso. Mentre scendiamo, per pochi secondi il Corcovado, che era rimasto coperto dalle nubi per tutta la giornata, si scopre e mostra il Cristo che abbraccia e benedice la città.
Ma il bello deve ancora venire. Alla sera, il giornalista Zuenir Ventura ci informa che al Teatro Municipale ci sarà una serata musicale in occasione della giornata nazionale del Samba, organizzata e condotta nientemeno che da Beth Carvalho, la "papessa" del samba carioca, e che ha trovato gli inviti anche per noi.
Non so dire se sia stato più bello vedere da dentro il teatro in stile liberty oppure lo spettacolo dal vivo di questa cantante straordinaria; bello è stato senz'altro conoscere di persona il caro Zuenir, che fino a quel momento era stato solo un autore che avevo tradotto e con cui avevo scambiato qualche mail.
La stima, il rispetto ma soprattutto l'affetto sono immediati. Zuenir ha l'età di mia madre, sua moglie Mary qualche anno di meno, ma è come se fossimo coetanei e amici da sempre. Al salutarci, Zuenir si congeda baciandomi in fronte. Mi commuovo: ho capito di avere acquistato un amico in più.
29 novembre 2006
In carrozza, si parte!
Oggi ne faccio 44.
Mica male il regalo, eh?
Vado, ciao e grazie a tutti.
Mica male il regalo, eh?
Vado, ciao e grazie a tutti.
28 novembre 2006
- 1
Domani si parte.
Ecco l'itinerario:
29/11 Bologna - Milano (con diritto a cena di compleanno)
30/11 Milano - Lisbona - Rio de Janeiro
1/12 Rio de Janeiro
2-4/12 Foz do Iguaçu
5/12 Brasília
6-20/12 Olinda, Recife, entroterra
21/12 partenza per l'Europa
22/12 arrivo a Bologna.
Per il momento interrompo le trasmissioni. Spero di riuscire ad aggiornare il blog durante il viaggio.
Voi seguitemi, se potete.
Ecco l'itinerario:
29/11 Bologna - Milano (con diritto a cena di compleanno)
30/11 Milano - Lisbona - Rio de Janeiro
1/12 Rio de Janeiro
2-4/12 Foz do Iguaçu
5/12 Brasília
6-20/12 Olinda, Recife, entroterra
21/12 partenza per l'Europa
22/12 arrivo a Bologna.
Per il momento interrompo le trasmissioni. Spero di riuscire ad aggiornare il blog durante il viaggio.
Voi seguitemi, se potete.
23 novembre 2006
Corso di lingua e cultura brasiliana a Bologna
In seguito alle insistenze di alcuni conoscenti, ho deciso di imbarcarmi in questa nuova avventura: insegnerò il portoghese di base e anche qualche elemento di cultura brasiliana.
Il corso si svolgerà a Bologna presso il Circolo Arci Benassi (viale Cavina, vicino al Parco dei Cedri), da gennaio a giugno, ogni mercoledì dalle 20,30 alle 22.
L'incontro di presentazione dovrebbe svolgersi nei locali del Circolo mercoledì 10 gennaio 2007 alle ore 20:30. Il corso sarà divulgato anche sul sito di Iperbole.
Divulgate l'iniziativa e accorrete numerosi.
P.S. Mi è stato detto che manca il prezzo. È vero, ma le questioni economiche le gestirà direttamente il Circolo Arci Benassi. Comunque vi posso garantire che il corso NON supererà i 50 euro al mese. Venite alla riunione di presentazione, mercoledì 10 gennaio alle 20,30 presso il Benassi, e avrete tutti i dettagli del caso.
Il corso si svolgerà a Bologna presso il Circolo Arci Benassi (viale Cavina, vicino al Parco dei Cedri), da gennaio a giugno, ogni mercoledì dalle 20,30 alle 22.
L'incontro di presentazione dovrebbe svolgersi nei locali del Circolo mercoledì 10 gennaio 2007 alle ore 20:30. Il corso sarà divulgato anche sul sito di Iperbole.
Divulgate l'iniziativa e accorrete numerosi.
P.S. Mi è stato detto che manca il prezzo. È vero, ma le questioni economiche le gestirà direttamente il Circolo Arci Benassi. Comunque vi posso garantire che il corso NON supererà i 50 euro al mese. Venite alla riunione di presentazione, mercoledì 10 gennaio alle 20,30 presso il Benassi, e avrete tutti i dettagli del caso.
20 novembre 2006
20 novembre: Giornata della Coscienza Negra
Oggi, 20 di novembre, si celebra in Brasile il Dia da Consciência Negra.
Le comunità afrobrasiliane ricordano la morte, nel 1695, del leader Zumbi dos Palmares, fondatore e capo di uno dei più importanti quilombos, le comunità di schiavi fuggitivi.
Secondo le ricerche realizzate dall'IBGE (Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística) nel mese di settembre, la popolazione che si dichiara nera o mulatta ha al proprio attivo una scolarità più bassa e un reddito medio equivalente alla metà, rispetto alla popolazione bianca. La ricerca si riferisce alla media delle sei principali aree metropolitane dell paese. Il tasso di disoccupazione di neri e mulatti è pari all'11,8% contro l'8,6% dei bianchi.
Sempre secondo l'IBGE, nelle sei aree oggetto della statistica si dichiara nero o mulatto il 42,8% della popolazione di età superiore ai 10 anni.
Malgrado il mito della secolare mescolanza etnica spinga a credere che in Brasile il razzismo non costituisca più un problema, i numeri respingono questa semplicistica interpretazione.
Nell'Università che ho frequentato durante il quadriennio 1999/2003, c'era un solo docente di colore. Sì, uno solo.
Recentemente sono state istituite delle quote che consentono agli studenti che si dichiarano neri o mulatti di avere un più facile accesso agli studi superiori. Anche per questo, in controtendenza rispetto a qualche decina di anni fa, sempre più persone si dichiarano nere o mulatte.
Personalmente, trovo discutibile che l'istituto nazionale di statistica includa ancora nei propri questionari la dichiarazione della razza. Ma dal punto di vista degli indicatori sociali si tratta, purtroppo, di informazioni che hanno ancora una loro utilità.
Un'ultima osservazione: la parola negro, da noi considerata "politicamente scorretta", è stata recuperata dalle comunità afrobrasiliane come simbolo della propria identità.
Il titolo di questo post, quindi, non contiene né refusi né offese, ma costituisce piuttosto un omaggio ai negri, miei fratelli e sorelle, che oggi in Brasile rinnovano la propria lotta per l'uguaglianza e la dignità.
Le comunità afrobrasiliane ricordano la morte, nel 1695, del leader Zumbi dos Palmares, fondatore e capo di uno dei più importanti quilombos, le comunità di schiavi fuggitivi.
Secondo le ricerche realizzate dall'IBGE (Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística) nel mese di settembre, la popolazione che si dichiara nera o mulatta ha al proprio attivo una scolarità più bassa e un reddito medio equivalente alla metà, rispetto alla popolazione bianca. La ricerca si riferisce alla media delle sei principali aree metropolitane dell paese. Il tasso di disoccupazione di neri e mulatti è pari all'11,8% contro l'8,6% dei bianchi.
Sempre secondo l'IBGE, nelle sei aree oggetto della statistica si dichiara nero o mulatto il 42,8% della popolazione di età superiore ai 10 anni.
Malgrado il mito della secolare mescolanza etnica spinga a credere che in Brasile il razzismo non costituisca più un problema, i numeri respingono questa semplicistica interpretazione.
Nell'Università che ho frequentato durante il quadriennio 1999/2003, c'era un solo docente di colore. Sì, uno solo.
Recentemente sono state istituite delle quote che consentono agli studenti che si dichiarano neri o mulatti di avere un più facile accesso agli studi superiori. Anche per questo, in controtendenza rispetto a qualche decina di anni fa, sempre più persone si dichiarano nere o mulatte.
Personalmente, trovo discutibile che l'istituto nazionale di statistica includa ancora nei propri questionari la dichiarazione della razza. Ma dal punto di vista degli indicatori sociali si tratta, purtroppo, di informazioni che hanno ancora una loro utilità.
Un'ultima osservazione: la parola negro, da noi considerata "politicamente scorretta", è stata recuperata dalle comunità afrobrasiliane come simbolo della propria identità.
Il titolo di questo post, quindi, non contiene né refusi né offese, ma costituisce piuttosto un omaggio ai negri, miei fratelli e sorelle, che oggi in Brasile rinnovano la propria lotta per l'uguaglianza e la dignità.
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