Come da tradizione, ieri si sono insediati al potere i nuovi governatori degli stati e il presidente della Repubblica Federativa del Brasile.
Discorso molto moderato, quello di Lula, perfettamente in linea con le dichiarazioni di poche settimane fa, quando disse che una persona che abbia più di 60 anni e sia di sinistra deve avere qualche problema...
È fuori discussione che questo spostamento al centro abbia deluso più di un militante, ma è altrettanto vero che il Brasile non poteva diventare una nuova Cuba. In questa sua nuova veste di moderato, Lula desidera assomigliare più al collega argentino Kirchner che al Venezuelano Chavez, malgrado quest'ultimo sia suo amico. Ma qui sono in ballo la reputazione internazionale, l'appoggio dell'Unione Europea e quello degli Stati Uniti.
La mia impressione è che il vecchio "sapo barbudo" (rospo barbuto), come veniva sprezzantemente apostrofato ai tempi della sua prima candidatura nel 1989, sia diventato più realista del re e abbia capito che la politica - quella vera, quella del potere - è soprattutto compromesso e negoziazione.
I risultati del suo primo quadriennio sono contraddittori, ma non si può negare che le condizioni medie di vita della popolazione siano nel complesso migliorate. Piccoli interventi nella linea dell'assistenzialismo, come la borsa-famiglia (che ha sostituito l'iniziale borsa-scuola rivolta ai bambini di età compresa fra 7 e 14 anni), hanno contribuito a migliorare la situazione di milioni di famiglie a bassissimo reddito.
Non possiamo dimenticare che il 49% lavoratori brasiliani guadagna da 1/2 a 2 salari minimi (1 s.m. = 350,00 R$ pari, al cambio attuale, a circa 125 euro), mentre il 10,1% guadagna meno di 1/2 salario minimo al mese.
Un governo popolare e non populista: questa è stata la promessa di Lula, insieme alla garanzia che in questo quadriennio porterà a compimento le promesse di 4 anni fa, soprattutto per quello che riguarda il rilancio dello sviluppo nazionale e la tanto martoriata riforma agraria.
La popolazione gli ha rinnovato la propria fiducia attribuendogli quasi 59 milioni di voti, e il popolo è sovrano.
Non ci resta che stare a vedere se questa fiducia sarà ben riposta.
02 gennaio 2007
28 dicembre 2006
Rio in fiamme
Attacchi della criminalità organizzata a posti di polizia e corriere di linea, in corso da questa mattina, hanno già provocato 18 morti a Rio de Janeiro (di cui 7 erano passeggeri di un pullman che andava da Rio a San Paolo e che è stato incendiato).
Lunedì ci sarà il cambio al vertice del governo dello stato di Rio, dicono si tratti di un'operazione orchestrata dai gruppi criminali per esercitare pressione sui nuovi assessori alla sicurezza pubblica e all'amministrazione penitenziaria che entreranno in carica il giorno 1.
Praticamente la città è sprofondata nel panico, in un clima da guerra civile che mina alle radici la già precaria sensazione di sicurezza della popolazione.
A ciò si aggiunge il caos più totale del traffico aereo, iniziato a giugno con il fallimento della Varig e che ha raggiunto il suo apice martedì 5 dicembre con il black out al sistema di sicurezza dell'aeroporto di Brasilia.
Una città in fiamme, un paese nel caos. Alla vigilia del capodanno, che faceva prevedere l'afflusso di un milione di persone solo nella spiaggia di Copacabana, per il tradizionale spettacolo di fuochi d'artificio.
Che strazio. Meno di un mese fa ero a Rio, la Città Meravigliosa. Mi si spezza il cuore al pensiero di questa situazione così dolorosamente violenta...
Lunedì ci sarà il cambio al vertice del governo dello stato di Rio, dicono si tratti di un'operazione orchestrata dai gruppi criminali per esercitare pressione sui nuovi assessori alla sicurezza pubblica e all'amministrazione penitenziaria che entreranno in carica il giorno 1.
Praticamente la città è sprofondata nel panico, in un clima da guerra civile che mina alle radici la già precaria sensazione di sicurezza della popolazione.
A ciò si aggiunge il caos più totale del traffico aereo, iniziato a giugno con il fallimento della Varig e che ha raggiunto il suo apice martedì 5 dicembre con il black out al sistema di sicurezza dell'aeroporto di Brasilia.
Una città in fiamme, un paese nel caos. Alla vigilia del capodanno, che faceva prevedere l'afflusso di un milione di persone solo nella spiaggia di Copacabana, per il tradizionale spettacolo di fuochi d'artificio.
Che strazio. Meno di un mese fa ero a Rio, la Città Meravigliosa. Mi si spezza il cuore al pensiero di questa situazione così dolorosamente violenta...
23 dicembre 2006
Tornando a casa
E quindi eccomi di nuovo qui, a Bologna, alle prese con i bagagli che ho appena terminato di svuotare, con la casa da riorganizzare, con i ricordini da distribuire, con il Natale alle porte.
Oggi mi sono ritrovata più di una volta a rivolgermi in portoghese a persone italiane, ad esempio al povero lavavetri a cui stavo dando un euro con gli auguri di Buon Natale a condizione che NON lavasse il mio parabrezza, e che quando gli ho parlato in portoghese mi ha guardato come se fossi pazza...
Tutto è bene quel che finisce bene.
Dalla prossima settimana riprenderò a inserire commenti e notizie sul Brasile, per il momento da Bologna è tutto.
I migliori auguri di un Natale sereno e pieno di amore, che in fin dei conti è il dono più prezioso, proprio perché non si può comprare.
Feliz Natal a todos!
Oggi mi sono ritrovata più di una volta a rivolgermi in portoghese a persone italiane, ad esempio al povero lavavetri a cui stavo dando un euro con gli auguri di Buon Natale a condizione che NON lavasse il mio parabrezza, e che quando gli ho parlato in portoghese mi ha guardato come se fossi pazza...
Tutto è bene quel che finisce bene.
Dalla prossima settimana riprenderò a inserire commenti e notizie sul Brasile, per il momento da Bologna è tutto.
I migliori auguri di un Natale sereno e pieno di amore, che in fin dei conti è il dono più prezioso, proprio perché non si può comprare.
Feliz Natal a todos!
20 dicembre 2006
Ultimo giorno
I giorni corrono veloci, la voglia di scrivere e di aggiornarvi sul blog è sempre superata da altri impegni, soprattutto in questi ultimi giorni in cui tutti gli amici si sono improvvisamente resi conto che sto per partire...
Ieri a Recife ha piovuto a dirotto, in 6 ore è caduta più acqua della media del mese di dicembre, le strade si sono allagate e il traffico è andato in tilt. Ho visto scene che di solito si vedono in luglio o in agosto, cioè in inverno, la stagione che qui coincide con il periodo delle piogge: gente che si arrampicava sul tetto dell'autobus, bambini immersi nell'acqua fino alle ascelle, automobili fluttuanti, vecchi maggioloni irrimediabilmente bloccati a causa dell'acqua entrata nel motore.
Recife è situata a 7 metri sul livello del mare, e quando piove forte non c'è via d'uscita per l'acqua. Se poi alla pioggia si aggiunge l'alta marea, la situazione diventa ancor più critica.
Comunque, l'eccezionale pioggia di ieri non ha impedito al sole di splendere più brillante che mai questa mattina.
In questi giorni, Camera e Senato hanno approvato - senza regolare votazione ma tramite un decreto straordinario derivato da un accordo fra i gruppi parlamentari - una legge che aumenta lo stipendio di deputati e senatori del 91,7%. I cittadini sono indignati, soprattutto pensando al fatto che il nuovo salario minimo in vigore dal 2007 sarà di 385 R$ (e quanto si è dovuto litigare per raggiungere un accordo su questa cifra), mentre il nuovo salario dei parlamentari dovrebbe essere di 24.500 R$...
Il Supremo Tribunale Federale, però, accogliendo la richiesta di alcuni parlamentari dotati di un maggior senso del pudore, ha bloccato il decreto, sostenendo che le delibere relative allo stipendio dei parlamentari devono essere votate in assemblea plenaria.
Pare che il nuovo aumento si attesterà su 16.800 R$, adeguandosi semplicemente agli indici di inflazione; o quanto meno, questa è la raccomandazione di Tarso Genro, Ministro degli Affari Istituzionali.
Come vedete, la mancanza di pudore dei nostri 'rappresentanti' non conosce frontiere; se in Italia abbiamo tutti i motivi per indignarci, anche qui non si scherza. Se poi pensiamo che uno dei più strenui difensori dell'aumento del 91,7% è proprio il presidente della Camera, Aldo Rabelo, del PCdoB (Partido Comunista do Brasil), abbiamo detto tutto. Sigh.
Domani sera mi imbarco per l'Italia. Se non ci rileggiamo prima, Buon Natale a tutti.
Ieri a Recife ha piovuto a dirotto, in 6 ore è caduta più acqua della media del mese di dicembre, le strade si sono allagate e il traffico è andato in tilt. Ho visto scene che di solito si vedono in luglio o in agosto, cioè in inverno, la stagione che qui coincide con il periodo delle piogge: gente che si arrampicava sul tetto dell'autobus, bambini immersi nell'acqua fino alle ascelle, automobili fluttuanti, vecchi maggioloni irrimediabilmente bloccati a causa dell'acqua entrata nel motore.
Recife è situata a 7 metri sul livello del mare, e quando piove forte non c'è via d'uscita per l'acqua. Se poi alla pioggia si aggiunge l'alta marea, la situazione diventa ancor più critica.
Comunque, l'eccezionale pioggia di ieri non ha impedito al sole di splendere più brillante che mai questa mattina.
In questi giorni, Camera e Senato hanno approvato - senza regolare votazione ma tramite un decreto straordinario derivato da un accordo fra i gruppi parlamentari - una legge che aumenta lo stipendio di deputati e senatori del 91,7%. I cittadini sono indignati, soprattutto pensando al fatto che il nuovo salario minimo in vigore dal 2007 sarà di 385 R$ (e quanto si è dovuto litigare per raggiungere un accordo su questa cifra), mentre il nuovo salario dei parlamentari dovrebbe essere di 24.500 R$...
Il Supremo Tribunale Federale, però, accogliendo la richiesta di alcuni parlamentari dotati di un maggior senso del pudore, ha bloccato il decreto, sostenendo che le delibere relative allo stipendio dei parlamentari devono essere votate in assemblea plenaria.
Pare che il nuovo aumento si attesterà su 16.800 R$, adeguandosi semplicemente agli indici di inflazione; o quanto meno, questa è la raccomandazione di Tarso Genro, Ministro degli Affari Istituzionali.
Come vedete, la mancanza di pudore dei nostri 'rappresentanti' non conosce frontiere; se in Italia abbiamo tutti i motivi per indignarci, anche qui non si scherza. Se poi pensiamo che uno dei più strenui difensori dell'aumento del 91,7% è proprio il presidente della Camera, Aldo Rabelo, del PCdoB (Partido Comunista do Brasil), abbiamo detto tutto. Sigh.
Domani sera mi imbarco per l'Italia. Se non ci rileggiamo prima, Buon Natale a tutti.
13 dicembre 2006
Clima prenatalizio
Recife, come Bologna, vanta una consolidata tradizione di luminarie natalizie e quest'anno sembra proprio che decoratori e paesaggisti si stiano sbizzarrendo.
L'allestimento più suggestivo che ho visto fino a questo momento si trova nella piazza prospiciente la compagnia elettrica, dove campeggiano due giganteschi alberi di Natale e un presepe di lampadine, sullo sfondo della fontana illuminata.
Anche gli acquisti impazzano: gli Shopping Centers sono pieni di gente, e nei mercatini si fa fatica a camminare.
In questi giorni viene pagata la tredicesima e tutti si affrettano a saldare i debiti rimasti in sospeso per vedere quanto rimane da destinare all'acquisto dei regali e dei vestiti per le feste (parentesi: i telegiornali dei giorni scorsi hanno mostrato la Rua 25 de março a São Paulo, strada ad alta densità commerciale, dove sabato scorso sono passate, fra le 6 del mattino e le 6 di sera, circa un milione di acquirenti...).
Anche le scuole sono già finite e le spiagge cominciano a popolarsi.
La principale spiaggia urbana di Recife, Boa Viagem, alle 8 del mattino comincia a riempirsi di seggiole pieghevoli e ombrelloni, mentre ai bagnanti mattinieri (quelli della camminata salutare e del bagnetto prima di correre in ufficio) si sostituiscono le donne-lucertola (spalmate di creme e olii vari), le famigliole con bambini, le coppie attempate, le coppiette appiccicate, ragazzi e uomini di ogni età che giocano a foot-volley o a calcetto, improvvisando le porte con ciabatte ammucchiate o piantate nella sabbia.
Verso le 9 si comincia a smangiucchiare e a bere. Sull'arenile passano in continuazione i carretti dei gelati, dell'acqua di cocco, del formaggio alla brace, dell'ananas sbucciato e tagliato. E poi, i venditori a piedi con i loro sacchi di anacardi tostati, le loro bacinelle piene di gamberi aglio-e-olio, i thermos giganti contenenti i "caldinhos", brodi densi e caldi a base di fagioli oppure di gamberi o ancora di granchio.
Il "caldinho" viene servito nel suo bicchiere di carta, non prima di aver depositato sul fondo un ovetto di quaglia sodo, un'oliva verde e, nel caso del "caldinho de feijão", annche qualche pezzettino di torresmo, grasso di maiale tostato, molto simile ai nostri ciccioli secchi.
Tutta questa roba così pesante, al mattino?, diranno i miei piccoli e grandi lettori. Beh, tutta questa roba viene solitamente innaffiata con qualche buon bicchiere di birra "estupidamente gelada", fredda in un modo pazzesco.
Questo è il clima prenatalizio alla brasiliana, o meglio, alla pernambucana (Recife è la capitale dello stato del Pernambuco).
Non chiedetemi perché, ma non provo nessunissima nostalgia della neve, delle slitte e delle immagini di Babbo Natale...
L'allestimento più suggestivo che ho visto fino a questo momento si trova nella piazza prospiciente la compagnia elettrica, dove campeggiano due giganteschi alberi di Natale e un presepe di lampadine, sullo sfondo della fontana illuminata.
Anche gli acquisti impazzano: gli Shopping Centers sono pieni di gente, e nei mercatini si fa fatica a camminare.
In questi giorni viene pagata la tredicesima e tutti si affrettano a saldare i debiti rimasti in sospeso per vedere quanto rimane da destinare all'acquisto dei regali e dei vestiti per le feste (parentesi: i telegiornali dei giorni scorsi hanno mostrato la Rua 25 de março a São Paulo, strada ad alta densità commerciale, dove sabato scorso sono passate, fra le 6 del mattino e le 6 di sera, circa un milione di acquirenti...).
Anche le scuole sono già finite e le spiagge cominciano a popolarsi.
La principale spiaggia urbana di Recife, Boa Viagem, alle 8 del mattino comincia a riempirsi di seggiole pieghevoli e ombrelloni, mentre ai bagnanti mattinieri (quelli della camminata salutare e del bagnetto prima di correre in ufficio) si sostituiscono le donne-lucertola (spalmate di creme e olii vari), le famigliole con bambini, le coppie attempate, le coppiette appiccicate, ragazzi e uomini di ogni età che giocano a foot-volley o a calcetto, improvvisando le porte con ciabatte ammucchiate o piantate nella sabbia.
Verso le 9 si comincia a smangiucchiare e a bere. Sull'arenile passano in continuazione i carretti dei gelati, dell'acqua di cocco, del formaggio alla brace, dell'ananas sbucciato e tagliato. E poi, i venditori a piedi con i loro sacchi di anacardi tostati, le loro bacinelle piene di gamberi aglio-e-olio, i thermos giganti contenenti i "caldinhos", brodi densi e caldi a base di fagioli oppure di gamberi o ancora di granchio.
Il "caldinho" viene servito nel suo bicchiere di carta, non prima di aver depositato sul fondo un ovetto di quaglia sodo, un'oliva verde e, nel caso del "caldinho de feijão", annche qualche pezzettino di torresmo, grasso di maiale tostato, molto simile ai nostri ciccioli secchi.
Tutta questa roba così pesante, al mattino?, diranno i miei piccoli e grandi lettori. Beh, tutta questa roba viene solitamente innaffiata con qualche buon bicchiere di birra "estupidamente gelada", fredda in un modo pazzesco.
Questo è il clima prenatalizio alla brasiliana, o meglio, alla pernambucana (Recife è la capitale dello stato del Pernambuco).
Non chiedetemi perché, ma non provo nessunissima nostalgia della neve, delle slitte e delle immagini di Babbo Natale...
11 dicembre 2006
Fine della prima puntata
Il mio compagno di viaggio si è appena imbarcato alla volta dell'Europa, dopo 6 giorni veramente molto intensi.
Abbiamo visitato la Recife artistica (chiese barocche, cappelle ricoperte d'oro, palazzi ottocenteschi, il bellissimo teatro, i ponti), la Recife viva (periferie, favelas, scuole professionali ma anche centri commerciali modernissimi), la stupenda città di Olinda, l'entroterra poverissimo dello stato di Alagoas, le spiaggie meravigliose del litorale sud dello stato del Pernambuco.
Ora inizia la mia vera vacanza, che sarà caratterizzata soprattutto dalla compagnia degli amici e dal più puro e limpido cazzeggio, in spiaggia ma anche no.
Al mio ritorno provvederò a scrivere qualcosa di più articolato, visto che i tempi stretti degli internet point non sempre permettono la calma e la concentrazione necessari a scrivere con calma (e in un italiano decente).
Un caro saluto a tutti.
Abbiamo visitato la Recife artistica (chiese barocche, cappelle ricoperte d'oro, palazzi ottocenteschi, il bellissimo teatro, i ponti), la Recife viva (periferie, favelas, scuole professionali ma anche centri commerciali modernissimi), la stupenda città di Olinda, l'entroterra poverissimo dello stato di Alagoas, le spiaggie meravigliose del litorale sud dello stato del Pernambuco.
Ora inizia la mia vera vacanza, che sarà caratterizzata soprattutto dalla compagnia degli amici e dal più puro e limpido cazzeggio, in spiaggia ma anche no.
Al mio ritorno provvederò a scrivere qualcosa di più articolato, visto che i tempi stretti degli internet point non sempre permettono la calma e la concentrazione necessari a scrivere con calma (e in un italiano decente).
Un caro saluto a tutti.
06 dicembre 2006
Da Brasilia a Recife: praticamente un'odissea
Chi l'avrebbe mai immaginato, dopo una giornata così intensa e piacevole ci aspettava un'esperienza imprevista e faticosa.
Alle 18, al nostro arrivo all'aeroporto di Brasilia, da cui avremmo dovuto decollare alla volta di Recife alle 20:15, scopriamo che a causa di agitazioni dei controllori di volo l'aeroporto è bloccato dalle 10 del mattino: nessun volo si è più alzato da quell'ora.
La signorina del check-in ci fa la carta d'imbarco ma sconsiglia di spedire il bagaglio, in quanto non è in grado di dire se e quando partirà il volo. In quel momento, centinaia di passeggeri infuriati sta reclamando le proprie valigie perché vuole recarsi in albergo per passare la notte. Naturalmente gli alberghi di Brasilia sono tutti al gran completo...
Decidiamo di restare in aeroporto ad aspettare l'evoluzione degli eventi. Ogni ora vado a cercare nuove informazioni, ma l'aeroporto è nel caos più totale. Ci viene suggerito di spostare la prenotazione al volo del mattino dopo (stamattina) ma temiamo che le agitazioni si ripetano, inoltre non sappiamo dove andare a dormire. Decidiamo di restare.
Poco prima di mezzanotte, ormai esausta, mi dirigo verso lo sportello del supervisore per chiedere se il volo sarà cancellato o se si hanno informazioni di qualsiasi genere. Mentre aspetto il mio turno in fila, per un caso della sorte vedo il supervisore sollevare la cornetta e poi gridare a un altro funzionario: "Il volo per Recife è liberato, imbarco immediato!" Passando davanti agli altri poveri passeggeri, urlo al giovanotto che ho già la carta d'imbarco per quel volo, ma i bagagli sono ancora con me.
Il giovanotto chiama con un urlo: "Odacir!" e il robusto Odacir si avvicina. "Ritira i bagagli di questa signora, subito!".
Corro a prendere il carrello, urlando al mio compagno di viaggio "Si parte, si parte!". Le valigie vengono etichettate in fretta e furia e ci dirigiamo all'imbarco.
All'una di questa mattina l'aereo decolla e alle 3 siamo alla Pousada dos Quatro Cantos dove, ritirate le chiavi delle stanze, crolliamo esausti e stressati.
Oggi gli aeroporti di Brasilia, San Paolo, Rio de Janeiro, Belo Horizonte e Salvador erano ancora congestionati, oltre il 50% dei voli o era stato cancellato o portava grave ritardo.
Tutto è bene quel che finisce bene: oggi, sotto un sole splendente e accompagnati da un efficientissimo taxista, abbiamo visitato la sempre bella e suggestiva Recife.
Ma anche di questo vi scriverò in un'altra occasione.
Alle 18, al nostro arrivo all'aeroporto di Brasilia, da cui avremmo dovuto decollare alla volta di Recife alle 20:15, scopriamo che a causa di agitazioni dei controllori di volo l'aeroporto è bloccato dalle 10 del mattino: nessun volo si è più alzato da quell'ora.
La signorina del check-in ci fa la carta d'imbarco ma sconsiglia di spedire il bagaglio, in quanto non è in grado di dire se e quando partirà il volo. In quel momento, centinaia di passeggeri infuriati sta reclamando le proprie valigie perché vuole recarsi in albergo per passare la notte. Naturalmente gli alberghi di Brasilia sono tutti al gran completo...
Decidiamo di restare in aeroporto ad aspettare l'evoluzione degli eventi. Ogni ora vado a cercare nuove informazioni, ma l'aeroporto è nel caos più totale. Ci viene suggerito di spostare la prenotazione al volo del mattino dopo (stamattina) ma temiamo che le agitazioni si ripetano, inoltre non sappiamo dove andare a dormire. Decidiamo di restare.
Poco prima di mezzanotte, ormai esausta, mi dirigo verso lo sportello del supervisore per chiedere se il volo sarà cancellato o se si hanno informazioni di qualsiasi genere. Mentre aspetto il mio turno in fila, per un caso della sorte vedo il supervisore sollevare la cornetta e poi gridare a un altro funzionario: "Il volo per Recife è liberato, imbarco immediato!" Passando davanti agli altri poveri passeggeri, urlo al giovanotto che ho già la carta d'imbarco per quel volo, ma i bagagli sono ancora con me.
Il giovanotto chiama con un urlo: "Odacir!" e il robusto Odacir si avvicina. "Ritira i bagagli di questa signora, subito!".
Corro a prendere il carrello, urlando al mio compagno di viaggio "Si parte, si parte!". Le valigie vengono etichettate in fretta e furia e ci dirigiamo all'imbarco.
All'una di questa mattina l'aereo decolla e alle 3 siamo alla Pousada dos Quatro Cantos dove, ritirate le chiavi delle stanze, crolliamo esausti e stressati.
Oggi gli aeroporti di Brasilia, San Paolo, Rio de Janeiro, Belo Horizonte e Salvador erano ancora congestionati, oltre il 50% dei voli o era stato cancellato o portava grave ritardo.
Tutto è bene quel che finisce bene: oggi, sotto un sole splendente e accompagnati da un efficientissimo taxista, abbiamo visitato la sempre bella e suggestiva Recife.
Ma anche di questo vi scriverò in un'altra occasione.
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