01 luglio 2009

E' l'inizio di una nuova storia

Fernando Antonio Saburido, classe 1947, benedettino, è il nuovo arcivescovo di Recife e Olinda.
Sostituisce José Cardoso Sobrinho, successore di Dom Helder Camara in quiescenza per raggiunti limiti di età.
Ho appena ricevuto la notizia da un amico di Recife che l'ha commentata proprio con la frase che dà il titolo a questo post. I benedettini in Brasile sono famosi per la loro apertura, il loro impegno sociale, la loro propensione all'ecumenismo. Speriamo che Dom Saburido confermi questa fama e restituisca alla chiesa di Recife e Olinda il vigore e la speranza degli anni gloriosi di Dom Helder.

29 giugno 2009

Notizie di 10 anni fa

Ripesco dalle mie "circolari" di quando ero in Brasile la lettera spedita esattamente 10 anni fa, contenente le ultime notizie di quei giorni. Come al solito, nessun editing: copincollo il testo così come sta. Con la consapevolezza che alcune cose - per esempio, il triste stato delle carceri brasiliane - in questi due lustri sono cambiate ben poco.
Buona lettura

ULTIME DAL BRASILE – 28/06/99

TORTURE E POLIZIA
Amnesty International ha pubblicato in questi giorni una relazione sullo stato delle carceri brasiliane; la pratica della tortura è ancora tragicamente presente e considerata “normale” in carcere e nei commissariati di polizia. Le torture più comuni sono l’affogamento (il torturato è collocato con la testa in un barile d’acqua), la scossa elettrica, il “pau di arara” (il torturato è appeso ad un palo sospeso per le mani e per i piedi), il “telefono” (percosse sulle orecchie con le mani a coppa, provocando sanguinamento e rottura dei timpani), percosse in genere. Una donna condannata per omicidio ha raccontato di essere stata costretta a firmare la confessione in seguito a percosse con una mazza da baseball recante la scritta “diritti umani”. Due anni fa un adoclescente di Recife, catturato per traffico di droga, è stato fatto sedere dentro ad un barile di acido, riportando gravi ustioni a glutei, cosce e genitali.
Mentre Amnesty denunciava, il presidente Fernando Henrique Cardoso nominava il nuovo direttore della Polizia Federale, João Batista Campelo; immediatamente lo scandalo: Campelo era torturatore durante la dittatura militare. Le testimonianze schiaccianti, fra cui quella di José Antonio Magalhães Monteiro, ex prete cattolico torturato da Campelo nel 1970 in un commissariato di S. Luís (Maranhão), non hanno impedito che l’uomo continuasse a dichiararsi innocente o “vittima” come S. Giovanni Battista (João Batista, appunto), e reclamasse il diritto di permanere in carica in virtù del fatto che era stato nominato dal presidente in persona. Naturalmente è stato sostituito dopo soli 3 giorni, compromettendo ancor di più l’immagine pubblica del presidente, la cui popolarità sta rapidamente scendendo a causa della situazione economica e sociale del paese.

OMICIDI DI MINORI
Sono usciti i dati sugli omicidi di minori nella Regione Metropolitana di Recife nel 1998: 319, quasi uno al giorno. Il 20% avevano fra gli 11 e i 15 anni, il 31% 16, il 44% 17 anni, e il 5% erano minori di 10 anni (questi ultimi sono vittime principalmente dei genitori).
La maggior parte erano piccoli delinquenti, “marginali” come si dice qui, uccisi da poliziotti in divisa o senza divisa (gli “squadroni della morte”); siamo ancora molto lontani dalla coscienza politica e sociale che, per risolvere il problema della marginalità, è necessario agire soprattutto sulle cause, con interventi correttivi e di prevenzione che abbiano come obiettivo il recupero di questi giovani cittadini. È molto più semplice fare propri commenti come quello (anonimo) apparso in un quotidiano di Rio de Janeiro alla fine di luglio del 93, alcuni giorni dopo la strage di Candelaria nella quale furono uccisi mentre dormivano 5 bambini di strada: “Risolvi il problema dei bambini di strada: ammazzane uno”. A proposito, lunedì 14 giugno scorso João Fernando Caldeira da Silva, detto “Bilinha”, di 17 anni, è stato ucciso con un colpo di pistola al petto d un incrocio, a soli 300 metri dalla chiesa della Candelaria. Sei anni fa, il 23 luglio 93, con soli 11 anni di età, Bilinha era stato uno dei pochi sopravvissuti alla strage.
Citiamo e facciamo nostro il commento di un educadore della Fondazione S. Martino, una ONG che lavora coi meninos de rua: “All’epoca della strage, uccidevano all’ingrosso. Attualmente li uccidono al dettaglio”.

INFLAZIONE
È innegabile che il “Plano Real” varato 5 anni fa ha avuto un effetto positivo sull’economia brasiliana, la discesa dell’inflazione. Se però si analizzano i vari indicatori economici del paese, si può constatare che questo vantaggio, che dovebbe favorire proncipalmente gli starti più poveri della popolazione, in realtà li sta danneggiando. La relativa stabilità della moneta e il basso indice di inflazione sono sostenuti economicamente dalla classe lavoratrice, che ha visto i posti di lavoro diminuire drasticamente, facendo tornare la disoccupazione ai valori di 30 anni fa.
E sono i nuovi impoveriti, specialmente nelle grandi città, che contribuiscono ad ingrossare le file dei “marginali”, dei detenuti in carceri invivibili, dei meninos e meninas de rua.

CONTRO-ESODO
Mai come in quest’ultimo semestre gli emigranti sono tornati a casa; dalla principale stazione di pulmann di S. Paulo, il Terminal Tietê, partono in media 3000 persone al giorno, con destinazione Nordest. Sono persone schiacciate dall’alto costo della vita, dalla disoccupazione (solo il 20% dei migranti trova un lavoro a S. Paulo), dalle difficoltà e dalla violenza della vita metropolitana; emigrare non è più un trampolino di lancio verso l’alto, ma una spinta verso il basso, visto che le condizioni di vita peggiorano. Così, dicono le testimonianze raccolte da un giornalista televisivo alla stazione degli autobus, “è meglio tornare a casa, dove si può aver fame con più dignità”.

TRADIZIONI NORDESTINE: S. JOÃO
Si stanno concludendo in questi giorni i festeggiamenti di San Giovanni che, con Sant’Antonio e San Pietro, rappresentano il cuore di una delle più significative tradizioni culturali nordestine, le “festas juninas”.
I festeggiamenti, presenti in tutto il Nordest anche se con alcune differenze fra uno stato e l’altro, trovano la loro espressione più autenticamente popolare in due città dell’interno degli stati di Pernambuco e Paraíba: Caruaru e Campina Grande. Le feste sono caratterizzate da due elementi fondamentali: il cibo a base di mais (milho verde) e il “forró”, danza tipica di questo periodo ma che un vero nordestino balla durante tutto l’anno.
Le città, i negozi, le strade sono addobbati con bandierine colorate, e soprattutto nelle piccole città dell’interno sono costruite capanne coperte di foglie, sotto le quali si danza la Quadriglia, di origine francese. Ma non si pensi alla quadriglia delle dame del 600: le coppie sono vestite alla campagnola, vestitoni a balze e fiori per le donne, camicie a scacchi e fazzoletto al collo per gli uomini, e poi vere e proprie coreografie con tutti i personaggi della tradizione contadina (gli sposi campagnoli, il prete ubriacone, la zingara, il brigante), il tutto rigorosamente a ritmo di forró, accompaganato da fisarmoniche e triangoli.
A differenza del Carnevale, che sta diventando sempre più un affare commerciale al servizio del turista straniero, le “festas juninas” sono una realtà autenticamente popolare e nordestina a cui noi stranieri possiamo partecipare con allegria ma che, dobbiamo riconoscerlo, appartiene a loro. L’unica cosa che dobbiamo augurarci è che questa tradizione non si appiattisca anch’essa piegandosi ai dettami del mercato e che i nordestini resistano e non lascino “colonizzare” da interessi esterni un elemento così prezioso della loro identità culturale.

09 giugno 2009

Servizio civile internazionale con Amici dei Popoli


Se hai tra i 18 e i 28 anni, se anche tu credi che un altro mondo sia possibile e vuoi impegnarti in prima persona contro la povertà e le sue cause, hai la possibilità di svolgere un anno di Sevizio Civile nella solidarietà internazionale.

Se il tuo desiderio è quello di svolgere il servizio civile all'estero hai la possibilità di farlo in seno al "Progetto Caschi Bianchi". Il Progetto, che riveste un forte valore pedagogico, prevede l'inserimento di giovani in Progetti di Cooperazione allo Sviluppo, per collaborare nelle attività tese al superamento di condizioni di ingiustizia,
generatrici delle diverse forme di conflitto.

"AMICI DEI POPOLI" propone di vivere 1 anno di formazione all'estero a fianco di partner locali in progetti di cooperazione allo sviluppo in America Latina e Africa.

Per l'anno 2009-2010 potrai proporre la tua candidatura, direttamente all'ong, entro la data stabilita dal Bando di Servizio Civile Volontario che uscirà a breve. Il bando annuale viene pubblicato sul sito http://www.serviziocivile.it

Progetti di servizio civile all'estero di Amici dei Popoli

RWANDA
Kigali - progetto – "Amizero" per l'infanzia - 1 Casco Bianco
Kigali - progetto – "Un lavoro per i giovani rwandesi" - 1 Casco Bianco
Kigali - progetto – "Il Sentiero della Pace"- 1 Casco Bianco

URUGUAY
MONTEVIDEO – progetto - "Club del Niño y Centro Juvenil"-2 Caschi Bianchi

Per ulteriori informazioni visitare il sito di Amici dei Popoli

Amici dei Popoli Ong
Via Bartolomeo Maria Dal Monte, 14
40139 Bologna
Tel. +39 051 460381
Fax +39 051 451928
http://www.amicideipopoli.org/

30 maggio 2009

Quando un blog ti porta a un talk show

Lunedì prossimo 1° di giugno, a mezzogiorno circa, parteciperò al talk show "Formato Famiglia" su Sat2000.
Uno degli autori della trasmissione, che quel giorno tratterà le malattie infettive, mi ha trovata grazie al blog: una ricerca su Google ed è saltato fuori il mio post del 18 aprile 2008.
"La disturbo perché nel nostro programma, un talk-show, che va in onda tutti i giorni, per il 1° giugno stiamo organizzando una puntata sulle malattie infettive tropicali.
Mi sono imbattuto nel Suo blog e mi ha colpito moltissimo il fatto che lei abbia contratto il (o la, mi scuso dell'ignoranza) dengue per ben tre volte.
Forse non mi rendo conto di quanto Lei abbia potuto soffrire, ma nel caso in cui avesse voglia, lunedì 1° giugno sarebbe disposta a venire a parlarne qui a nei nostri studi di Roma?"
Così, lunedì mattina prendo un treno e vado a Roma per la diretta.
Presenzialismo? Vanità? Faccia di bronzo? Voglia di fare un giretto a Roma? Bisogno di apparire vista la carenza di traduzioni negli ultimi mesi? Voglia di trasmettere la mia esperienza? Un mix di tutte queste cose, penso. Sono fatta così.
In ogni caso, se non avete altri impegni, potrete vedermi sul digitale terrestre, su Sky o su Alice Home TV, canale 801.
Formato Famiglia, Sat2000

10 maggio 2009

Piove, governo ladro (agosto 2000)


Non so se state seguendo le notizie che provengono da alcune regioni del Brasile e in particolare dallo Stato del Maranhão, dove le alluvioni stanno rendendo difficile la vita a moltissima gente.
Non è che le alluvioni nel Nordest siano poi tutta questa novità, anzi sono un problema ricorrente e a farne le spese più alte è sempre la povera gente.
L'ultima alluvione di cui sono stata testimone risale ai primi di agosto del 2000. In quell'occasione scrissi una delle mie famose "circolari" a cui diedi lo stesso titolo di questo post. La copincollo senza correggere né refusi né virgole, tale e quale a come la spedii allora. Non è che le cose siano poi cambiate così tanto, da allora ad oggi...


7/08/2000

Carissimi tutti,
la settimana scorsa, come forse avrete visto anche al telegiornale italiano, si è scatenato sul nordest del Brasile un violentissimo nubifragio. Le città più colpite sono state Recife, dove abito io, e Maceió, capitale dello stato di Alagoas, ma le piccole città dell'interno dei due stati hanno anch'esse sofferto danni incacolabili.
In città, la situazione più grave è quella delle favelas costruite sopra o sotto costoni di terra, che si sono trasformati in fango scivoloso facendo crollare numerose baracche (quelle costruite "sopra") e seppellendone altre (quelle costruite "sotto"). Il bilancio dei morti non è ancora stato confermato ufficialmente, ma si dice che siano circa 70 solo nello stato di Pernambuco (Recife), e altrettanti in Alagoas, mentre sarebbero circa 120.000 le famiglie rimaste senza tetto.
Se non l'avessi visto coi miei occhi non avrei creduto che una grande città potesse ridursi in questo stato, io sono fortunata perché abito in un posto abbastanza alto e anche nei due giorni in cui non ho potuto uscire di casa la mia vita è stata quasi normale, la strada per la panetteria era accessibile, e anche quella per il videonoleggio.... ma in alcune avenidas era impossibile transitare in automobile, perché le macchine si ritrovavano semplicemente a fluttuare nell'acqua... a malapena riuscivano a transitare gli autobus, ma il problema era salirci sopra senza ritrovarsi giù dal marciapiede con l'acqua fino a metà coscia.

Nell'interno, la situazione è stata anche peggiore. A Matriz de Camaragibe, dove ho abitato dal 91 al 95, solo la piazza della chiesa emergeva dall'acqua. Moltissime persone, che non sono riuscite a raggiungere la piazza, hanno passato la notte fra martedì e mercoledì arrampicate sui pali della luce o sedute sui tetti: acqua sopra e acqua sotto, un inferno d'acqua.
Ora l'alluvione è rientrata ma la città sembra un villaggio fantasma dopo un bombardamento, molte famiglie hanno perso tutto, il frigorifero, letti, materassi, armadio... una mia amica non è riuscita a salvare neanche le mutandine dei bambini.
Ora, se la situazione non peggiorerà di nuovo, bisognerà calcolare i danni. Il governo federale ha già stanziato aluni miliardi per i comuni colpiti dalla tragedia, e qui sta il problema. Quest'anno ci saranno le elezioni municipali, e per la prima volta i sindaci in carica si potranno ricandidare per essere rieletti. A Matriz, ad esempio, nonostante il governatore dello Stato sia di opposizione, deve necessariamente trasferire i fondi al muncipio, e cosa fa il sindaco? Favorisce quelli che sono dalla sua parte, usando i soldi dell'emergenza per rafforzare la sua campagna elettorale. I "suoi" poveri gli saranno immensamente grati per l'aiuto alimentare, la ricostruzione della casa, l'acquisto del materasso, ma i poveri "d'opposizione"....
Una famiglia non ha ricevuto la cesta d'emergenza con la seguente motivazione: "voi avete la faccia da 40" (40 - "quarenta" - è il numero del candidato del PSB, il partito d'opposizione, ma quarenta è anche il nome di una specie di polenta, cibo per miserabili, grottesco gioco di parole sulla pelle di chi non mangiava da tre giorni). Sempre lo stesso sindaco (ovviamente non lui in persona, ma i suoi scagnozzi) riunisce la gente sotto il palazzo municipale e fa il "lancio" delle gallette, scatenando la furia di chi ha fame, e lasciando i più deboli senza niente.

"Piove, governo ladro"..... ora lo capisco molto bene...

19 aprile 2009

Dal Brasile a Timor Est


Con questo post inauguro un nuovo argomento che esula un po' dal tema principale del blog. Ho conosciuto, tramite internet, un traduttore di origine americana sposato con una brasiliana e padre di 10 figli, che da qualche mese lavora a Timor Est. Il suo nome è Robert Finnegan.
Forse non tutti sanno che il portoghese è una delle lingue ufficiali dell'isoletta del Pacifico: questa fu una scelta realizzata nel 2002 dopo l'indipendenza dall'Indonesia, per sancire in modo chiaro e definitivo la propria differenziazione dagli idiomi parlati nella terra dell'ex-oppressore.
L'altra lingua ufficiale è il Tetum, il cui uso fu proibito durante la lunga dittatura indonesiana.
Robert collabora con l'ONU e ogni tanto racconta episodi interessanti (e divertenti) sulla cultura timorense, che ho pensato di condividere con voi - previa autorizzazione di Robert, ovviamente.
Ecco la traduzione di una mail che di una settimana fa:

Carissimi,
sono qui a Timor, a imparare il Tetum e la cultura di questo posto al tempo stesso paradisiaco e sofferente. Oggi ho imparato una cosa nuova...

Qui, il fatto di avere dieci figli non è considerato anomalo perché le famiglie hanno in media 7,8 bambini (il tasso di natalità più alto del mondo!).
Mentre chiacchieravo con un tizio di Viqueque praticando il mio Tetum, gli ho detto quanti figli avevo. Lì per lì non ha risposto, ma poi mi ha chiesto quanti erano i maschietti e quante le femminucce. Gli ho risposto otto maschi e due bambine. A quel punto ha cominciato ad agitarsi e, in modo concitato, mi ha detto: Oh, qui a Timor lei sarebbe povero, molto povero!
Gli ho chiesto "perchè?".
"Perché quando un figlio si sposa bisogna dare la dote alla famiglia della moglie, una decina di mucche, tre cavalli, un maiale, cose così. Ah, lei diventerebbe molto povero qui!
"
Anche i riti di lutto e "dislutto" sono molto complessi da queste parti. Il lutto dura un anno, ema poi per la fine del lutto si fa una grandissima festa.
Non ho capito bene, ma sembra che si debba dare alla famiglia del defunto mucche, maiali, galline, mais, riso ecc, a secondo di quanto valeva la vita di quella persona, di quanto quella persona aveva contribuito alla vita della comunità!
C'era una signora anziana che si prendeva cura della "uma-liluk" (casa sacra) che poi è morta, e nel villaggio la sua famiglia ha ricevuto decine e decine di animali, ma ha anche dovuto dare da mangiare a circa duecento persone per più di una settimana - credo che alla fine sia avanzata una gallina...
(Robert Finnegan, 14/04/2009)

Grazie, Robert!

06 marzo 2009

C'è Vescovo e vescovo...


Penso che Dom Helder Camara si stia rivoltando nella tomba alla notizia che il suo successore alla diocesi di Olinda e Recife, l'arcivescovo Dom José Cardoso Sobrinho, ha scomunicato i medici che hanno aiutato ad abortire una bambina di 10 anni incinta di due gemelli a causa degli abusi del patrigno. Ma c'è poco da sorprendersi, considerato il personaggio.
Nell'introduzione a "Roma, due del mattino" ho scritto qualcosa su di lui. Lo ricopio, per capire meglio il carattere strenuamente reazionario di costui.

Il 10 aprile 1985, colpito dalla regola che lui stesso aveva contribuito a creare e che prevedeva l’allontanamento dal servizio pastorale al raggiungimento dei 75 anni di età, Dom Helder Camara si ritira dal governo dell’arcidiocesi di Olinda e Recife e si trasferisce presso la minuscola e periferica Igreja das Fronteiras (Chiesa delle Frontiere), dove risiederà fino alla sua morte. Il suo successore e attuale arcivescovo di Olinda e Recife, Dom José Cardoso Sobrinho, non condividendo la sua linea pastorale e politica, nel giro di pochi anni provvede allo smantellamento di una discreta parte delle iniziative di formazione religiosa e di promozione sociale avviate dal predecessore, generando grande amarezza nella comunità dei fedeli e plateali gesti di protesta da parte del clero locale. Ricordiamo a questo proposito il Seminario Regionale del Nordest (Serene II) e l’Istituto di Teologia di Recife (ITER), entrambi chiusi nel 1989. Si trattava di istituzioni che promuovevano la formazione del clero e del laicato locale tramite lo studio accademico e il confronto con le realtà popolari delle periferie urbane, delle favelas, delle comunità rurali e delle CEB. Anche la Commissione Giustizia e Pace, fondata nel 1977, viene eliminata dall’organigramma arcidiocesano ma, grazie alla tenacia dei suoi integranti, sopravvive tuttora come ONG, benché svincolata dall’istituzione ecclesiastica.

Dom José è vicino al pensionamento, per fortuna. Non ha voluto avviare presso il Vaticano la pratica di canonizzazione di Dom Helder, il suo predecessore, malgrado le sollecitazioni ricevute da più parti. "Ci penserà chi verrà dopo di me", pare abbia risposto al prelato di Roma che lo interpellava in tal senso. Girano strane voci anche su certi usi non proprio trasparentissimi di fondi appartenenti all'arcidiocesi, quegli stessi fondi che Dom Helder investiva fino all'ultimo centesimo nelle opere in favore dei più poveri e degli emarginati.
C'è Vescovo e vescovo. C'è chi è capace di stare vicino alla gente ed empatizzare con i problemi reali e chi si attacca al rigore normativo teorico per difendere posizioni francamente indifendibili, o quanto meno inopportune. C'è chi sa riconoscere quando è il momento di tacere e chi non perde mai una buona occasione per stare zitto.