Ore 14: la notizia è arrivata, Battisti non sarà estradato. Amen.
31 dicembre 2010
Il caso Battisti: una lettura alternativa
Ore 14: la notizia è arrivata, Battisti non sarà estradato. Amen.
21 dicembre 2010
C'è diploma e Diploma

28 novembre 2010
Le forze dell'ordine "espugnano" la favela del Morro do Alemão
Questa mattina le forze dell'ordine (Polizia, Marina ed Esercito), con l'ausilio di mezzi pesanti come i carri armati, sono riuscite a entrare nella favela del Morro do Alemão, uno dei nuclei più resistenti della criminalità organizzata e del traffico di droga. Il Bope (Batalhão de Operações Policiais Especiais) è penetrato nei punti nevralgici della favela e nel momento in cui vi scrivo sono previste nuove incursioni. Non tutti i criminali sono stati identificati, pochissimi si sono arresi e, stando alle notizie che sto ascoltando dal vivo da un canale televisivo brasiliano, inizieranno a breve le operazioni di rastrellamento per l'identificazione e l'arresto di boss e trafficanti. L'ospedale Getúlio Vargas è pronto a ricevere eventuali feriti, mentre un vero e proprio ospedale da campo per l'emergenza è stato installato nei pressi della favela. A quanto dicono i mezzi d'informazione, stamattina non ci sono stati ancora feriti, nonostante le sparatorie.
24 novembre 2010
E Lula diventa un fumetto
08 novembre 2010
Al voto i Brasiliani nel mondo
02 novembre 2010
Donne al potere: Dilma Roussef eletta Presidente della Repubblica
Questo avvenimento, al di là della mia persona, è una dimostrazione del progresso democratico del nostro paese: per la prima volta una donna sarà presidente del Brasile. È il momento di sottoscrivere quindi il mio primo impegno post-elettorale: onorare le donne brasiliane affinché questo avvenimento, finora inedito, si trasformi in un evento naturale. Che possa ripetersi e ampliarsi nelle aziende, nelle istituzioni civili, nelle entità che rappresentano tutta la nostra società. L'uguaglianza di opportunità per uomini e donne è un principio essenziale della democrazia. Mi piacerebbe molto che oggi i padri e le madri guardassero le proprie bambine negli occhi e dicessero loro: SÌ, le donne ce la possono fare!
10 ottobre 2010
Due pesi
Ritengo che meriti di essere letto (e chi vuole potrà leggerlo in lingua originale cliccando qui).
Due pesi...
di Maria Rita Khel
Se il popolo delle cosiddette classi D ed E - coloro che vivono nelle zone sperdute dell'entroterra brasiliano - avesse accesso alla rete, forse si ribellerebbe alle numerose catene di messaggi che denigrano il valore del suo voto. Per i nostri lettori si tratta di un argomento familiare: il voto dei poveri, favorevole alla continuità delle politiche sociali introdotte negli otto anni di governo Lula, non ha lo stesso valore del nostro. Non rappresenta l'espressione consapevole di una precisa volontà politica. Questi voti sarebbero stati comprati al prezzo di quello che una parte dell'opposizione chiama "Borsa-Elemosina" (gioco di parole fra "escola" - scuola - ed "esmola" - elemosina, parafrasando la Borsa-Scuola del primo governo Lula, successivamente diventata Borsa-Famiglia).
Una di queste catene è giunta anche alla mia casella di posta elettronica, inoltrata da diversi destinatari. Riproduceva la denuncia fatta da "una cugina" dell'autore, residente a Fortaleza. La denunciante, indignata per l'indolenza dei lavoratori non qualificati della sua città, si lamentava del fatto che nessuno voleva più occupare il posto di portiere del suo palazzo. I candidati naturali a quel lavoro preferivano vivere nell'ozio con i soldi della Borsa-Famiglia. Pensate un po' a che punto siamo arrivati. Non ci sono più i morti di fame di una volta. Dove sono andati a finire gli autentici umili che piacevano tanto ai cordiali padroni, e che per una miseria erano capaci di lavorare molto più delle otto ore regolamentari? Sì, perché è curioso che nessuno abbia fatto domande sul salario offerto dal condominio. Lo scambio del lavoro con la Borsa-Famiglia sarebbe vantaggioso per i cosiddetti furboni, pigri e approfittatori solo se il salario offerto fosse anticostituzionale: meno della metà del salario minimo. 200 reais è infatti il valore massimo raggiunto dalla somma di tutti i benefici concessi del governo a chi ha più di tre figli, a condizione di continuare a mandarli a scuola. (Il valore attuale del salario minimo è di 510 R$)
Secondo un'altra indignata denuncia che circola su internet, nella cittadina dell'entroterra del Piauí dove abitano i parenti della donna di servizio di un tizio di S. Paulo l'intera popolazione vive solo dei soldi dei programmi governativi. Se ciò risponde al vero, è terrificante immaginare di che cosa potessero vivere prima. Di sicuro pativano la fame, come nello spaventoso film di José Padilha "Garapa". Pativano la fame tutti i giorni. Le famiglie al di sotto della classe C che attualmente ricevono la borsa, magari sommata a qualche forma di pensione, sono ancora povere. La differenza è che ora hanno da mangiare. Qualcuno riesce anche a produrre qualcosa e a venderlo ad altri che hanno cominciato a comprare del cibo. L'economista Paul Singer ci informa che, nelle piccole città, questa infima entrata di denaro ha un effetto sorprendente sull'economia locale. La Borsa-Famiglia, c'è da non crederci, offre condizioni di consumo tali da generare occupazione. Il voto del gruppo dell'elemosina, quindi, è politico, e rivela la recente acquisizione di una coscienza di classe.
Il Brasile in questo è cambiato. Ma, contrariamente a quanto pensano gli indignati della rete, è cambiato in meglio. Se fino a poco tempo fa certi datori di lavoro erano soliti contrattare, per meno di un salario minimo, persone senza alternative di occupazione e prive della coscienza dei propri diritti, oggi non è più così facile trovare qualcuno disposto a lavorare a queste condizioni. È più interessante provare a tirare avanti a partire dalla Borsa-Famiglia che, malgrado sia modesta, ha ridotto dal 12% al 4,8% la fascia di popolazione in stato di estrema povertà. Avrà idea, il lettore di S. Paulo, di quanto bisognava essere poveri per riuscire a uscire da quello strato sociale grazie a una differenza di soli 200 R$? Quando lo Stato comincia a garantire i diritti minimi, la popolazione si politicizza e comincia a esigere che quei diritti vengano rispettati. Un mio amico ha dato a questo effetto il nome di "accumulo primitivo di democrazia".
Eppure, sembra che il voto di questa gente risvegli ancora una volta l'argomento di un'indimenticabile osservazione di Pelé, secondo la quale i brasiliani non sono preparati al voto. Non tutti lo sono, sia chiaro. Dopo il secondo turno del 2006, il sociologo Hélio Jaguaribe scrisse che il 60% dei brasiliani che avevano votato per Lula aveva tenuto conto unicamente dei propri interessi, mentre il restante 40% dei cosiddetti elettori istruiti aveva pensato agli interessi del Paese. L'unica cosa che il Prof. Jauguaribe non spiegò fu come un Brasile guidato da un'élite istruita e preoccupata degli interessi di tutti fosse arrivato al terzo millennio con il 60% della propria popolazione talmente ignorante da vedere il proprio voto, declassato a un rango ben poco repubblicano.
Ora che i più poveri sono riusciti ad alzare la testa oltre la linea della mendicanza e della dipendenza dai rapporti di favore che hanno sempre caratterizzato le politiche locali nell'entroterra del Paese, si dice che votare pro causa propria non vale. Ora che, per la prima, volta i senza-cittadinanza hanno conquistato qualche minimo diritto e desiderano preservarlo attraverso la via democratica, una parte dei cittadini che si considerano di classe A si permette di sminuire pubblicamente la serietà di quel voto.
04 ottobre 2010
Dilma e Serra al secondo turno, ma la vera sorpresa è Marina Silva
16 settembre 2010
La cooperazione che non vogliamo
21 agosto 2010
Rete idrica e rete fognaria: una realtà in bilico fra primo e terzo mondo
28 luglio 2010
Un interessante punto di vista sul crocefisso nei luoghi pubblici
Frade Demetrius dos Santos Silva
27 giugno 2010
E ora si discute sulle cause (ancora sulle inondazioni)
(fonti: http://ultimosegundo.ig.com.br/ e http://osamigosdopresidentelula.blogspot.com/)
23 giugno 2010
Aggiornamenti sul nubifragio
01 marzo 2010
Io sono straniera
13 gennaio 2010
Lula, il figlio del Brasile: un bel libro, un brutto film
Succede spesso che il film sia deludente rispetto al libro, ma questa volta mi pare che si sia superato il limite. Pur essendo un'ammiratrice del Presidente, non posso far finta di non vedere che si tratta di un poderoso spottone elettorale che esce - guarda caso - proprio nell'anno delle elezioni, quando Lula è sì all'apice della popolarità ma deve anche convincere i brasiliani a votare Dilma Rousseff, candidata del PT alla successione.
Mentre guardavo il film ho vissuto momenti di vera e propria inquietudine, sembrava un film di regime e la cosa non ha mancato di mettermi in imbarazzo.

Insomma, un film puerile tratto da un libro maturo. Peccato, un'occasione mancata.
19 novembre 2009
Asilo o estradizione? Il caso Battisti

01 settembre 2009
Sta nascendo il Brasile saudita?
STA NASCENDO IL BRASILE SAUDITA? |
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Gennaro Carotenuto |
| Il Brasile sta scoprendo immensi giacimenti di petrolio. Sono così importanti che potrebbero portare il paese al quinto posto al mondo per riserve e da far slittare in secondo piano i biocombustibili che solo fino a un paio d’anni fa erano una priorità per la politica energetica nazionale. Nasce così il Brasile saudita, una nuova grande potenza petrolifera tanto che per il presidente Lula, che ne ha parlato ieri alla nazione, i risultati delle introspezioni petrolifere sono così importanti da rappresentare “un nuovo giorno dell’indipendenza nazionale” dove dovrà essere lo Stato a controllare queste risorse. fonte www.gennarocarotenuto.it |
10 maggio 2009
Piove, governo ladro (agosto 2000)

Non so se state seguendo le notizie che provengono da alcune regioni del Brasile e in particolare dallo Stato del Maranhão, dove le alluvioni stanno rendendo difficile la vita a moltissima gente.
L'ultima alluvione di cui sono stata testimone risale ai primi di agosto del 2000. In quell'occasione scrissi una delle mie famose "circolari" a cui diedi lo stesso titolo di questo post. La copincollo senza correggere né refusi né virgole, tale e quale a come la spedii allora. Non è che le cose siano poi cambiate così tanto, da allora ad oggi...
Carissimi tutti,
la settimana scorsa, come forse avrete visto anche al telegiornale italiano, si è scatenato sul nordest del Brasile un violentissimo nubifragio. Le città più colpite sono state Recife, dove abito io, e Maceió, capitale dello stato di Alagoas, ma le piccole città dell'interno dei due stati hanno anch'esse sofferto danni incacolabili.
In città, la situazione più grave è quella delle favelas costruite sopra o sotto costoni di terra, che si sono trasformati in fango scivoloso facendo crollare numerose baracche (quelle costruite "sopra") e seppellendone altre (quelle costruite "sotto"). Il bilancio dei morti non è ancora stato confermato ufficialmente, ma si dice che siano circa 70 solo nello stato di Pernambuco (Recife), e altrettanti in Alagoas, mentre sarebbero circa 120.000 le famiglie rimaste senza tetto.
Se non l'avessi visto coi miei occhi non avrei creduto che una grande città potesse ridursi in questo stato, io sono fortunata perché abito in un posto abbastanza alto e anche nei due giorni in cui non ho potuto uscire di casa la mia vita è stata quasi normale, la strada per la panetteria era accessibile, e anche quella per il videonoleggio.... ma in alcune avenidas era impossibile transitare in automobile, perché le macchine si ritrovavano semplicemente a fluttuare nell'acqua... a malapena riuscivano a transitare gli autobus, ma il problema era salirci sopra senza ritrovarsi giù dal marciapiede con l'acqua fino a metà coscia.
Nell'interno, la situazione è stata anche peggiore. A Matriz de Camaragibe, dove ho abitato dal 91 al 95, solo la piazza della chiesa emergeva dall'acqua. Moltissime persone, che non sono riuscite a raggiungere la piazza, hanno passato la notte fra martedì e mercoledì arrampicate sui pali della luce o sedute sui tetti: acqua sopra e acqua sotto, un inferno d'acqua.
Ora l'alluvione è rientrata ma la città sembra un villaggio fantasma dopo un bombardamento, molte famiglie hanno perso tutto, il frigorifero, letti, materassi, armadio... una mia amica non è riuscita a salvare neanche le mutandine dei bambini.
Ora, se la situazione non peggiorerà di nuovo, bisognerà calcolare i danni. Il governo federale ha già stanziato aluni miliardi per i comuni colpiti dalla tragedia, e qui sta il problema. Quest'anno ci saranno le elezioni municipali, e per la prima volta i sindaci in carica si potranno ricandidare per essere rieletti. A Matriz, ad esempio, nonostante il governatore dello Stato sia di opposizione, deve necessariamente trasferire i fondi al muncipio, e cosa fa il sindaco? Favorisce quelli che sono dalla sua parte, usando i soldi dell'emergenza per rafforzare la sua campagna elettorale. I "suoi" poveri gli saranno immensamente grati per l'aiuto alimentare, la ricostruzione della casa, l'acquisto del materasso, ma i poveri "d'opposizione"....
Una famiglia non ha ricevuto la cesta d'emergenza con la seguente motivazione: "voi avete la faccia da 40" (40 - "quarenta" - è il numero del candidato del PSB, il partito d'opposizione, ma quarenta è anche il nome di una specie di polenta, cibo per miserabili, grottesco gioco di parole sulla pelle di chi non mangiava da tre giorni). Sempre lo stesso sindaco (ovviamente non lui in persona, ma i suoi scagnozzi) riunisce la gente sotto il palazzo municipale e fa il "lancio" delle gallette, scatenando la furia di chi ha fame, e lasciando i più deboli senza niente.
"Piove, governo ladro"..... ora lo capisco molto bene...
27 febbraio 2009
World Social Forum (Belém, gennaio 2009)
A Belem ci si aspettava tanta gente e questo è avvenuto. Di solito un forum mondiale organizzato in Brasile non lascia mai gli organizzatori insoddisfatti.
E infatti nelle registrazioni via internet e manuali fatte nei mesi e giorni precedenti l’evento, circa 150 Stati di tutto il mondo della società civile avevano aderito a questa 9° edizione del forum sociale mondiale di Belem. Più di 2400 eventi e incontri a tema organizzati dalle 5176 associazioni e organizzazioni di tutto il mondo registrate. Il tutto in 4 giorni includendo anche la marcia d’apertura sotto una pioggia martellante del primo e anche dell’ultimo giorno. Insomma il forum è terminato come era iniziato. Sotto la pioggia torrenziale.
D’altronde come durante tutto l’arco di questo tour de force: kilometri percorsi a piedi sotto il sole o la pioggia. Dipendeva dai gusti. L’acqua della pioggia che ci ha ricondotto alla foresta Amazonica ma anche all’ecologia e alla biodiversità. A tanti altri temi locali e mondiali che si sono susseguiti come ogni social forum mondiale. L’ecologia però rappresentava la novità un po’ speciale di questo forum proprio per il luogo dove si svolgeva: la Regione Amazzonica.
Da Nairobi a Belem…
E’ stato il mio terzo social forum mondiale. Il primo a Porto Alegre sempre in Brasile nel 2005 è stato sicuramente molto più internazionale di quello vissuto qui a Belem. In Africa, a Nairobi nel 2007, in mezzo a quelle 50.000 persone presenti una buona parte era da vari paesi. Nonostante le grandi difficoltà organizzative e di etica da parte degli organizzatori il forum africano aveva avuto un impatto molto più internazionale di questo ultimo.
A parte il primo giorno del forum con la giornata Pan-Amazonica, la centralità della giornata è stata sulla realtà della foresta Amazonica per celebrare i 500 anni di resistenza; conquista e prospettive afro-indigene e popolari; della distruzione dell’ecosistema e del lavoro schiavo. Non c’è mai stato un grande interesse mediatico internazionale, italiano e neanche locale, se non per qualche televisione locale. Così come mi confermavano amici brasiliani con i quali avevo condiviso nei giorni successivi le mie impressioni. E questa è una delle sfide di fronte al movimento internazionale.
Davvero questo movimento diventa sempre più internazionale? Oppure è sempre più Latino Americano o meglio Brasiliano? Qualche dato per essere più chiari.
Negli ultimi 7 forum sociali mondiali: 5 sono stati organizzati in Brasile (4 a Porto Alegre e 1 a Belem), 1 a Mumbai (India – Asia), 1 a Nairobi (Kenya – Africa). C’è uno squilibro di 5 a 1 a 1 che ci deve far riflettere se vogliamo far crescere il movimento soprattutto in continenti come l’Africa o Asia, dove la dimensione sociale, politica, democratica e di liberazione è ancora scarsa, debole e di nicchia.
In questo forum di Belem i partecipanti alla fine saranno stati circa 120-130.000 sparse nelle due aree delle Università Federale e Rurale distanti tra loro di qualche kilometro. Almeno il 90% di queste persone erano brasiliane e circa il 70% dello Stato del Parà. Dovunque andavi gli incontri erano quasi esclusivamente in portoghese e quei pochi meetings dove c’era più internazionalità i brasiliani erano pochi. Molti incontri erano su tematiche molto locali e con poco respiro internazionale. Insomma sembrava di essere al Social Forum del Brasile con alcune migliaia di partecipanti da altre parti del mondo (circa 10.000 compreso l’America Latina).
“Essere di parte”
Il rischio di chi sta nel comitato internazionale del movimento è di “essere di parte”. Anche se non viene mai ammesso ufficialmente. I dati credo parlino da sé, se vogliamo leggerli in trasparenza, prospettiva e in continuità.
Non possiamo rafforzare movimenti e dinamiche solo in una parte del mondo a discapito di altre che sentono fortemente affossate le loro istanze di cambiamento per un nuovo mondo possibile che si costruisce insieme a tutte le forze mondiali. Per esempio il continente Africano: sicuramente il più abbandonato e dimenticato da tutti. Anche dal movimento sociale mondiale? Non basta un social forum organizzato in Africa e lasciato nelle mani di poche ONGs (organismi non governativi) e un gruppetto di persone che se ne fanno un baffo di etica sociale e morale, che non sono “preparate ad affrontare pubblicamente nel loro paese e continente” la lotta al neoliberismo e capitalismo. Che mancano di prospettiva futura per costruire un movimento e networks per un miglior futuro del paese, dell’Africa e di conseguenza del mondo. Ci vuole più saggezza e capacità di lettura storica, politica, sociale, culturale e anche religiosa per chi dà responsabilità così importanti e delicate. Se si vuol credere davvero che un mondo diverso è possibile bisogna coinvolgere tutte le realtà storiche, sociali, politiche e religiose presenti in ogni continente, specialmente quello Africano.
A Belem le chiese e altre religioni erano presenti nella tenda ecumenica e interreligiosa ma con poca forza propositiva e sinergia. Anche queste chiese e movimenti religiosi sono presenti in tutto il mondo e debbono essere parte integranti e ulteriore forza di un movimento sociale che è ampio, diverso, politico, internazionale e plurale. La forza d’impatto che hanno le religioni nel mondo nella lotta per l’affermazione della giustizia e dignità, dei diritti umani, della democrazia è enorme e incalcolabile. Un esempio fra i tanti può essere il ruolo del Dalai Lama e dei suoi monaci nel Tibet negli ultimi anni. D’altronde il forum di Nairobi nel 2007 lo aveva dimostrato ampiamente. Non possiamo non riconoscere il grande merito e forza che le chiese cristiane e altre religioni hanno portato nel primo forum africano. Senza di esse sarebbe stato davvero un
fallimento. Quindi anche questa è una delle sfide per il comitato internazionale e per il movimento sociale mondiale. Entrare in ascolto dei segni dei tempi che premono, della volontà di parlare una “lingua comune” e allo stesso tempo rispettosa delle diversità delle lotte che si portano avanti in varie parti del mondo. Non si è in contrapposizione o in competitività ma in sinergia per credere davvero “another world is possible even in Africa”! “Un altro mondo è possibile” d’altronde se ha anche all’interno una spiritualità incarnata nei vari contesti per un vero cambiamento sociale, politico, economico ed ecologico.
Ma dove va il Social Forum?
Ho partecipato a vari seminari, workshops ed eventi organizzati. Uno in particolare mi ha colpito perché aveva una connotazione piuttosto internazionale dove stranamente si parlava in inglese, lingua franca fra i partecipanti. Molte persone e da diversi continenti ma pochi brasiliani. Il titolo era: Il futuro del forum sociale mondiale. Tra una decina di relatori, personaggi come Walden Bello, Chico Whiteker, Francois Houtart (tra i fondatori del movimento sociale mondiale) e tanti altri. Tutti rappresentavano vari continenti ma anche il Comitato Internazionale organizzativo dei forum sociali. Colpiva la mancanza di rappresentanti del continente africano sia tra i relatori che dal Comitato Internazionale. Tra il pubblico solo un paio di persone africane. Credo che alla fine del forum abbiamo potuto vedere e identificare pochi partecipanti dall’Africa.
Più o meno una cinquantina di persone in tutto. Ci si aspettava che dall’Africa ci fosse più partecipazione proprio perché l’edizione precedente è stata celebrata proprio là in Kenya, in Africa.
Probabilmente la crisi finanziaria sta già facendo sentire i suoi effetti anche alle organizzazioni che di solito mandavano rappresentanti dalle varie nazioni africane a parteciparvi per poi essere agenti di diffusione del messaggio e dell’evento. Una mancanza evidente anche e soprattutto per quegli importanti networks che i forums danno l’opportunità di creare e che vanno ben oltre i pochi giorni della manifestazione. Forse anche poca attenzione alle positività che può offrire la partecipazione a questi eventi mondiali per uscire fuori dal proprio nazionalismo, isolamento e attaccamento al proprio orticello.
È una grande sfida quella dell’Africa sociale, politica e religiosa che abbiamo soltanto sfiorato con il primo forum mondiale. Abbiamo bisogno di dare tempo, energie, creatività e incoraggiamento al continente nero.
Dobbiamo crederci. Il rigenerare l’Africa con l’Africa stessa passa anche attraverso il movimento mondiale che ora deve fare sempre più passi verso questo continente ancora in difficoltà.
Far emergere dovunque la società civile che insieme alle chiese e alle religioni presenti in questo stupendo continente possono davvero ridonarle vita, giustizia, pace e solidarietà. Una politica ed economia nuova e attenta alle classi povere ed emarginate richiede anche una educazione e preparazione etica, umana e religiosa della società che non si può prendere a prestito da altri continenti in questo contesto storico così di basso livello mondiale.
Ma bisogna provarci e con grande pazienza dar credito ad un continente dimenticato come l’Africa. Con creatività e semplicità può uscire una forza nuova e un nuovo modo di concepire la vita,le relazioni e il futuro per il mondo intero. C’è bisogno di tante convergenze per riuscirci e il movimento mondiale sociale è uno dei veicoli importanti per poterla far emergere.
Si diceva che molto probabilmente il prossimo forum sociale mondiale del 2011 sarà ancora in Africa!! Sarà vero?? Saremo pronti ad affrontare di nuovo questo importante evento per la società civile mondiale e continentale? Speriamo…intanto prepariamoci! Nel frattempo nel continente stanno facendo le prove generali per i Mondiali di Calcio del 2010 in Sudafrica. Tutt’un’altra cosa…proprio nella logica capitalista…! Ma pur sempre un’affermative action per questo continente sempre ai confini della storia mondiale.
28 gennaio 2009
Caso Battisti: una questione di sovranità nazionale

Nel 2000 l'ex-banchiere Salvatore Cacciola, condannato in Brasile in seguito al fallimento della sua banca, la Makra, fuggì in Italia. In quella circostanza, il nostro paese non concesse l'estradizione.
Cocciola è stato arrestato nel 2007 solo perché si era recato a Montecarlo e l'Interpol, che lo teneva d'occhio, lo ha catturato. Il Principe Alberto ne ha autorizzato l'estradizione nello scorso mese di luglio e ora l'ex-bancarottiere si trova in carcere nel suo paese.
La vicenda Battisti puzza molto di questione di principio. E' chiaro che il Brasile non ha il peso politico ed economico degli USA, a cui permettiamo senza poi lamentarci troppo di lasciare impuniti, tanto per fare un esempio noto, i responsabili della strage del Cermis.
Un paese come il Brasile, a livello di equilibri internazionali, tende a essere sempre in una posizione sfavorevole nei confronti dei paesi del Nord del mondo. Ecco un caso ne
l quale, invece, può permettersi di difendere il proprio orgoglio e la propria sovranità nazionale e non cedere nemmeno di fronte a uno dei 7 paesi economicamente più importanti del mondo.Va detta un'altra cosa: l'asilo politico non è stato concesso perché Battisti corre il rischio di essere torturato, come hanno detto alcuni ministri italiani. Il motivo addotto dal Ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, è stato che secondo i documenti prodotti dai legali di Battisti , per motivi politici quest'ultimo non avrebbe avuto un processo equo.
D'altra parte, la partita di calcio amichevole fra Italia e Brasile che si svolgerà a Londra il prossimo 10 febbraio non è stata cancellata...












