31 dicembre 2010

Il caso Battisti: una lettura alternativa

Mi scuserete il doppione, anzi il triplone, visto che ho già parlato l'anno scorso per ben due volte. Ma in questi giorni alla radio e per televisione ne ho sentite di tutti i colori. La notizia ufficiale non è ancora stata comunicata ma pare proprio che Lula sia intenzionato a concedere a Battisti la possibilità di rimanere in Brasile come rifugiato politico. Sarebbe l'ultimo gesto ufficiale del suo mandato prima dell'insediamento di Dilma Roussef.

Nessuno fra i giornalisti che ho letto e ascoltato ha ricordato il caso Cacciola, a mio parere determinante alla costruzione di quello che considero più che altro un caso diplomatico.
Nel 2000 un banchiere brasiliano di origine italiana (e quindi titolare di doppio passaporto) portò alla bancarotta la sua banca (Makra) e fece perdere 500 milioni di dollari alle centinaia di risparmiatori che in quell'istituto avevano investito i propri beni; tutto questo, dopo aver ricevuto nel 1999 l'aiuto del Banco Central. Salvatore Cacciola, questo il suo nome, fu accusato frode e bancarotta fraudolenta, ma nel frattempo era fuggito in Italia. Il governo brasiliano, allora presieduto da Fernando Henrique Cardoso, ne chiese l'estradizione per poterlo processare. Ma l'Italia la negò, poiché Cacciola è anche cittadino italiano e quindi, secondo la nostra giustizia, malgrado fosse stato già condannato a 13 anni di carcere per peculato, godeva del diritto di risiedere nel nostro paese. Qui gli esperti di diritto potranno dire se tale motivazione è sufficiente, fatto sta che il Brasile non mandò giù il fatto che un criminale che aveva ridotto sul lastrico piccole e medie imprese, ma soprattutto migliaia di famiglie a esse collegate, sfruttando per giunta il denaro pubblico, potesse fare la bella vita nel nostro paese (e la faceva, la bella vita: vita da ricco, coi soldi sottratti illegalmente in Brasile).
Cocciola fu arrestato nel 2007 perché se ne era andato a fare un giretto nel Principato di Monaco: fuori dall'Italia, l'Interpol lo poté arrestare e il principe Alberto concesse immediatamente l'estradizione. Attualmente Cacciola è in carcere in Brasile, dove sta scontando la sua pena.

Ora, è ovvio che ufficialmente di queste cose non si possa parlare. Ve la immaginate una diplomazia che dice: "siccome voi non avete estradato in criminale nostro, ora noi non estradiamo il vostro"? E allora, per giustificare una decisione così controversa, si fa appello al fatto che i difensori di Battisti sostengono che il terrorista non abbia avuto un processo giusto. Gli stessi difensori hanno riferito le vicende di Cucchi e degli altri detenuti morti in carcere in Italia,  insinuando che Cesare Battisti potrebbe fare una brutta fine. 
Va ricordato che il nostro paese in questo momento "gode" di un'immagine abbastanza negativa all'estero, grazie a un presidente del consiglio che si fa le leggi su misura e a un partito di governo che fa dell'intolleranza e della reazione violenta una delle sue bandiere, contando al proprio interno personaggi capaci di rammaricarsi se un avversario politico caduto dalle scale non si è fatto male (notizia di oggi, parole di un consigliere leghista di Varese, Marco Pinti: ""Ho appena sentito al telegiornale che Nichi Vendola è stato svegliato nel cuore della notte da alcuni manifestanti del Pdl ed è caduto dalle scale. Purtroppo non ha avuto danni permanenti"); grazie a un parlamento in cui ci si prende a botte, grazie a leggi sull'immigrazione che penalizzano anche chi sta solo cercando una vita migliore e a tale scopo lavora onestamente; grazie ai crolli di Pompei e alla chiusura di teatri prestigiosi; grazie a... mi fermo, vai.

Non voglio giustificare un'eventuale decisione di Lula a favore dello status di rifugiato politico concesso a Battisti: non voglio e non posso giustificarla. Però arrivo a capirne le motivazioni.
Questo post è in risposta a chi recentemente mi ha chiesto un'opinione sui fatti. Come tutte le opinioni, è personale e discutibile. Ma mi sembrava giusto mettere a vostra disposizione qualche elemento in più, nell'attesa di sapere se la decisione di Lula sarà effettivamente favorevole al terrorista omicida o se è stata tutta una strategia per tenerci sulla graticola e mostrare i muscoli.
Lo sapremo fra poche ore.

Ore 14: la notizia è arrivata, Battisti non sarà estradato. Amen.

21 dicembre 2010

C'è diploma e Diploma

Lo scorso 17 dicembre Dilma Roussef ha ricevuto il Diploma di Presidente della Repubblica nella tradizionale cerimonia denominata, per l'appunto, diplomação.
Il Diploma costituisce l'attestazione ufficiale della vittoria alle urne e viene stampato dalla zecca di stato (Casa da Moeda do Brasil) in triplice copia: una resta nelle mani del presidente eletto, una rimane agli atti del Superior Tribunal Eleitoral e la terza viene inoltrata agli archivi della Presidenza della Repubblica.
Ricordo ancora con immensa emozione la cerimonia di diplomação del Presidente Lula, 8 anni fa. Fu trasmessa in diretta dalla tv Globo e, siccome quel pomeriggio mi trovavo a casa, potei assistere dal vivo. Del discorso pronunciato dal presidente-operaio (lui sì, lo è stato veramente, non come certi personaggi nostrani che millantano esperienze mai fatte - ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti è da considerare assolutamente voluto) ricordo in particolare la frase di chiusura pronunciata con la voce rotta dalle lacrime, che mi colpì tantissimo e mi fa ancora rabbrividire quando ci penso. 
Se havia alguém no Brasil que duvidava que um torneiro mecânico, saído de uma fábrica, chegasse à Presidência, 2002 provou o contrário. E eu, que durante tantas vezes fui criticado por não ter um diploma de nível superior, recebo agora meu primeiro Diploma: o de Presidente da República do meu país. ("Se in Brasile qualcuno dubitava che un tornitore meccanico, uscito da una fabbrica, arrivasse alla Presidenza, il 2002 gli ha dimostrato il contrario. E io, che tante volte sono stato criticato perché non ho un diploma di laurea, ricevo ora il mio primo Diploma: quello di Presidente della Repubblica del mio paese").
Molto diverso il tenore del discorso di Dilma. "Ricevo questo Diploma con gioia ed umiltà e un'enorme slancio a impegnarmi con ogni sforzo per ricambiare la fiducia ricevuta nelle urne. Onorare le donne, prendermi cura dei più fragili e governare per tutti è ciò che mi muove e mi stimola al lavoro dei prossimi anni... Avrò cura della stabilità economica e degli investimenti così necessari alla crescita e all'occupazione... Difenderò sempre la libertà di manifestazione, quella di stampa e quella di culto... Riaffermo che nessuna strategia politica o economica è effettiva se non si riflette concretamente sulla vita di ciascun lavoratore e lavoratrice, di ciascun imprenditore, di ciascuna famiglia e di tutte le regioni di questo nostro immenso e generoso paese..."
E poi la chiusa: "In questo momento, in cui ricevo il Diploma più elevato della democrazia, voglio condividerlo con ogni brasiliano e soprattutto con ogni brasiliana e dico che, per il Brasile, conto su tutti e su tutte, ma che tutti e tutte possono contare su di me".
(traduzione fatta al volo mentre ascoltavo il discorso su Youube, portate pazienza se l'italiano è un po' zoppicante).
Ecco il video (23 min), per chi ha voglia di assistere a tutta la cerimonia.


(Di questi tempi, assistendo alla decadenza politica e culturale dell'Italia, persino una democrazia giovane come quella brasiliana è in grado di suscitare invidia, insieme alla profonda nostalgia per quello che il nostro paese è stato neanche tantissimi anni fa, per quello che il nostro paese potrebbe ancora tornare a essere...)

28 novembre 2010

Le forze dell'ordine "espugnano" la favela del Morro do Alemão

(Ultim'ora: ore 14:15)
Questa mattina le forze dell'ordine (Polizia, Marina ed Esercito), con l'ausilio di mezzi pesanti come i carri armati, sono riuscite a entrare nella favela del Morro do Alemão, uno dei nuclei più resistenti della criminalità organizzata e del traffico di droga. Il Bope (Batalhão de Operações Policiais Especiais) è penetrato nei punti nevralgici della favela e nel momento in cui vi scrivo sono previste nuove incursioni. Non tutti i criminali sono stati identificati, pochissimi si sono arresi e, stando alle notizie che sto ascoltando dal vivo da un canale televisivo brasiliano, inizieranno a breve le operazioni di rastrellamento per l'identificazione e l'arresto di boss e trafficanti. L'ospedale Getúlio Vargas è pronto a ricevere eventuali feriti, mentre un vero e proprio ospedale da campo per l'emergenza è stato installato nei pressi della favela. A quanto dicono i mezzi d'informazione, stamattina non ci sono stati ancora feriti, nonostante le sparatorie.
Un amico che abita a Rio mi ha scritto pochi minuti fa su facebook che "qui a Rio abbiamo tutti la sensazione che nella vita di questa città stia avendo inizio una nuova fase". Lo auguro di cuore a tutti gli amici di Rio e del resto del Brasile, anche se la situazione non è semplice e ci vorrà molto tempo per risolvere il problema per davvero. Ma, come sono solita dire, la maratona comincia col primo passo. Auguriamoci solo che non debba essere versato troppo sangue, che troppi innocenti non abbiano a pagare il prezzo di un'operazione indubbiamente necessaria.
Staremo a vedere. Fra qualche settimana il bilancio provvisorio, fra qualche mese il bilancio definitivo...

24 novembre 2010

E Lula diventa un fumetto

La casa editrice Sarandi, nell'ambito del progetto intitolato "Storia del Brasile a fumetti", lancia in questi giorni la collana dedicata ai brasiliani illustri. Il primo numero è dedicato, come c'era da aspettarsi, al presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. Il testo è di Toni Rodrigues, scrittore per l'infanzia e autore di fumetti. I disegni, invece, sono del veterano Rodolfo Zalla, uno dei più famosi illustratori viventi di albi a fumetti. Zalla è di origini argentine e ha 80 anni. La casa editrice, che si occupa prevalentemente di libri didattici, ha messo in circolazione 37 mila esemplari dell'albo a un prezzo di 4,95 Reais (poco più di 2 euro per 48 pagine a colori).
Prendendo spunto dagli elogi ricevuti in occasione del G-20 dell'aprile 2009 da Barak Obama, che lo definì "l'uomo politico più popolare della terra", l'albo ripercorre gli episodi più salienti della vita personale e pubblica di Lula.
Chiude il volume una lettera con la quale il presidente in persona si congeda dai lettori affermando che la storia della sua vita rappresenta quella di molti brasiliani anonimi e privi di opportunità, e ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile il successo del suo governo, dal più umile dipendente statale, ai ministri, alla moglie Marisa.
"Malgrado ci sia ancora molto da fare, concludo il mio mandato con la sensazione di aver fatto il mio dovere e con la certezza che le pagine in bianco del nostro futuro saranno riempite da uomini e donne che non rinunciano mai e che hanno conquistato il diritto a una vita dignitosa".

50 mila (grazie, amici)

Stanotte questo blog ha raggiunto la cifra di 50 mila visite dal giorno in cui è stato inserito il contatore, cioè il 6 agosto 2007. Vale a dire una media di circa 41 viste al giorno, oltre 1.200 al mese. Ne sono lusingata. 
E insisto nel mio proposito di non lucrare con questo spazio virtuale: niente pubblicità, non lo faccio per denaro. Come ebbi a dire a suo tempo, questo è solo il tentativo di offrire informazioni e notizie sul Brasile che non compaiono sulle testate nazionali, o magari una visione alternativa di quelle che sui media italiani passano, ma in modo superficiale o distorto. Una goccia nell'oceano, ma se serve a fare piazza pulita di qualche stereotipo è sempre meglio che niente.
Ringrazio in modo particolare i miei visitatori abituali, soprattutto quelli che lo sono diventati dopo essere passati di qui per caso, catapultati inopitanatamente da una ricerca di Google.
Prossimo traguadro: centomila. Ma se ne riparla fra altri tre anni e mezzo, eh?

08 novembre 2010

Al voto i Brasiliani nel mondo

Fino a domani 9 novembre i brasiliani residenti all'estero hanno la possibilità di votare i propri rappresentanti.
I candidati residenti in Italia sono numerosi, fra i miei amici virtuali ce ne sono due: Barbara Bueno, conosciuta su facebook, ed Ester Luciani, presidente dell'Associazione Italo-Brasiliani nel Mondo a Bologna, che ringrazio per avermi segnalato questo importante appuntamento per i brasiliani residenti all'estero.
Gli interessati possono trovare qui tutte le informazioni del caso.

02 novembre 2010

Donne al potere: Dilma Roussef eletta Presidente della Repubblica

So che molti dei miei lettori aspettavano un intervento sull'elezione di Dilma, e mi scuso per il ritardo dovuto ad altri impegni.
In questi giorni, il mio ricordo è andato inevitabilmente a 8 anni fa, a quel 27 ottobre 2002 in cui Lula si affermò al secondo turno delle più emozionanti elezioni a cui mi sia capitato di assistere. Anche allora il candidato sconfitto fu José Serra. Anche allora andò al potere un personaggio dalle caratteristiche senza precedenti: un autentico uomo del popolo, un operaio le cui origini erano da cercare nel Brasile scalzo, affamato, senza erudizione. Ma un Brasile dotato di intelligenza e sapienza.
Oggi celebriamo la vittoria di una donna, Dilma Roussef. Sembra una cosa banale e scontata, ma non lo è. È un momento storico che segnerà senza possibilità di ritorno la fisionomia politica del più importante paese del Sudamerica. Una donna alla presidenza di un paese a cultura ancora fortemente machista. Una donna alla guida del 5º paese più esteso del mondo, dell'8º economia più importante del mondo. Una donna al governo di quasi 200 milioni di cittadini.
Le stesse parole pronunciate nel suo primo discorso, domenica scorsa, ci aiutano a capire che il cammino da compiere è ancora lungo:
Oggi ho ricevuto da milioni di brasiliani e brasiliane la missione più importante della mia vita.
Questo avvenimento, al di là della mia persona, è una dimostrazione del progresso democratico del nostro paese: per la prima volta una donna sarà presidente del Brasile. È il momento di sottoscrivere quindi il mio primo impegno post-elettorale: onorare le donne brasiliane affinché questo avvenimento, finora inedito, si trasformi in un evento naturale. Che possa ripetersi e ampliarsi nelle aziende, nelle istituzioni civili, nelle entità che rappresentano tutta la nostra società. L'uguaglianza di opportunità per uomini e donne è un principio essenziale della democrazia. Mi piacerebbe molto che oggi i padri e le madri guardassero le proprie bambine negli occhi e dicessero loro: SÌ, le donne ce la possono fare!
È inevitabile sognare che anche nel nostro paese possa diventare un evento naturale il fatto che una donna giunga a guidare il governo del proprio paese, giunga a occupare il posto di prima cittadina della Nazione. È inevitabile farsi travolgere dal pessimismo che gli avvenimenti italiani di questi ultimi tempi non possono che alimentare. Sembra che per la classe politica italiana contemporanea le donne siano tornate a essere oggettini decorativi. La vittoria di Dilma ci ricorda che, sì, le donne ce la possono fare.

Complimenti a Dilma e complimenti a milioni di elettori ed elettrici che hanno scelto di mettere le sorti del loro paese nelle sue mani. 

23 ottobre 2010

Feliz Aniversário, Pelé

Il 23 ottobre 1940 nasceva a Tres Corações, una piccola città nello stato di Minas Gerais, il piccolo Edson Arantes do Nascimento, che tutto il mondo oggi conosce col soprannome che lo ha reso celebre: Pelé.
Quanti altri giocatori di calcio possono vantare tre titoli mondiali con la nazionale del proprio paese, e più di mille gol (per la precisione, 1.281) al proprio attivo? Quanti altri idoli dello sport possono vantare una popolarità planetaria, un'esperienza come Ministro dello Sport, come attore internazionale, come ambasciatore dell'Unesco?
La figura di Pelé non è esente da zone d'ombra, ma nessuno è perfetto, nemmeno O Rei, il Re del football.
Oltre a essere un grande sportivo, ha saputo dimostrare di essere anche una persona di notevole spessore: malgrado gli scandali che hanno coinvolto suo figlio (arrestato per droga qualche anno fa), malgrado una figlia riconosciuta quando era già una donna fatta, ha saputo mantenere sempre un'immagine più che rispettabile impegnandosi in prima persona nella lotta contro le discriminazioni razziali e soprattutto facendosi testimonial della lotta contro il consumo di droga da parte dei giovani.
Io resto dell'opinione che sia stato il miglior giocatore di calcio del XX secolo, e mi scusino gli ammiratori di Maradona.
Buon compleanno, Pelé.  Ti vogliamo bene.

10 ottobre 2010

Due pesi

Questo articolo, scritto da Maria Rita Khel, psicanalista e opinionista del giornale "O Estado de São Paulo", è stato pubblicato il 2 ottobre scorso, antivigilia delle elezioni presidenziali che avrebbero condotto Dilma Roussef e José Serra al secondo turno del prossimo 31 ottobre. Il 6/10 Maria Rita Khel è stata licenziata, colpevole di aver manifestato un'opinione contraria a quella della direzione del giornale.
Ritengo che meriti di essere letto (e chi vuole potrà leggerlo in lingua originale cliccando qui).

Due pesi...
di Maria Rita Khel
Questo giornale ha tenuto un atteggiamento che reputo dignitoso, quando ha spiegato ai suoi lettori di sostenere il candidato Serra alle prossime elezioni. In questo modo, la discussione che si svolge al suo interno è più onesta. Il dibattito elettorale che domani ci condurrà alle urne è molto acceso. Gli elettori dichiarano di essere stanchi e delusi dalla lotta all'ultimo sangue che ha caratterizzato la disputa per la Presidenza della Repubblica. Le campagne elettorali, ormai trasformate in show televisivi, non convincono più nessuno. Malgrado ciò, quest'anno è in gioco qualcosa di importante. Sembra addirittura che in Brasile esista ancora la lotta di classe, quella che nell'opinione di molti era stata seppellita dagli ultimi mattoni del Muro di Berlino. In televisione la rissa è mascherata, ma su internet il gioco si fa duro.
Se il popolo delle cosiddette classi D ed E - coloro che vivono nelle zone sperdute dell'entroterra brasiliano - avesse accesso alla rete, forse si ribellerebbe alle numerose catene di messaggi che denigrano il valore del suo voto. Per i nostri lettori si tratta di un argomento familiare: il voto dei poveri, favorevole alla continuità delle politiche sociali introdotte negli otto anni di governo Lula, non ha lo stesso valore del nostro. Non rappresenta l'espressione consapevole di una precisa volontà politica. Questi voti sarebbero stati comprati al prezzo di quello che una parte dell'opposizione chiama "Borsa-Elemosina" (gioco di parole fra "escola" - scuola - ed "esmola" - elemosina, parafrasando la Borsa-Scuola del primo governo Lula, successivamente diventata Borsa-Famiglia).
Una di queste catene è giunta anche alla mia casella di posta elettronica, inoltrata da diversi destinatari. Riproduceva la denuncia fatta da "una cugina" dell'autore, residente a Fortaleza. La denunciante, indignata per l'indolenza dei lavoratori non qualificati della sua città, si lamentava del fatto che nessuno voleva più occupare il posto di portiere del suo palazzo. I candidati naturali a quel lavoro preferivano vivere nell'ozio con i soldi della Borsa-Famiglia. Pensate un po' a che punto siamo arrivati. Non ci sono più i morti di fame di una volta. Dove sono andati a finire gli autentici umili che piacevano tanto ai cordiali padroni, e che per una miseria erano capaci di lavorare molto più delle otto ore regolamentari? Sì, perché è curioso che nessuno abbia fatto domande sul salario offerto dal condominio. Lo scambio del lavoro con la Borsa-Famiglia sarebbe vantaggioso per i cosiddetti furboni, pigri e approfittatori solo se il salario offerto fosse anticostituzionale: meno della metà del salario minimo. 200 reais è infatti il valore massimo raggiunto dalla somma di tutti i benefici concessi del governo a chi ha più di tre figli, a condizione di continuare a mandarli a scuola. (Il valore attuale del salario minimo è di 510 R$)
Secondo un'altra indignata denuncia che circola su internet, nella cittadina dell'entroterra del Piauí dove abitano i parenti della donna di servizio di un tizio di S. Paulo l'intera popolazione vive solo dei soldi dei programmi governativi. Se ciò risponde al vero, è terrificante immaginare di che cosa potessero vivere prima. Di sicuro pativano la fame, come nello spaventoso film di José Padilha "Garapa". Pativano la fame tutti i giorni. Le famiglie al di sotto della classe C che attualmente ricevono la borsa, magari sommata a qualche forma di pensione, sono ancora povere. La differenza è che ora hanno da mangiare. Qualcuno riesce anche a produrre qualcosa e a venderlo ad altri che hanno cominciato a comprare del cibo. L'economista Paul Singer ci informa che, nelle piccole città, questa infima entrata di denaro ha un effetto sorprendente sull'economia locale. La Borsa-Famiglia, c'è da non crederci, offre condizioni di consumo tali da generare occupazione. Il voto del gruppo dell'elemosina, quindi, è politico, e rivela la recente acquisizione di una coscienza di classe.
Il Brasile in questo è cambiato. Ma, contrariamente a quanto pensano gli indignati della rete, è cambiato in meglio. Se fino a poco tempo fa certi datori di lavoro erano soliti contrattare, per meno di un salario minimo, persone senza alternative di occupazione e prive della coscienza dei propri diritti, oggi non è più così facile trovare qualcuno disposto a lavorare a queste condizioni. È più interessante provare a tirare avanti a partire dalla Borsa-Famiglia che, malgrado sia modesta, ha ridotto dal 12% al 4,8% la fascia di popolazione in stato di estrema povertà. Avrà idea, il lettore di S. Paulo, di quanto bisognava essere poveri per riuscire a uscire da quello strato sociale grazie a una differenza di soli 200 R$? Quando lo Stato comincia a garantire i diritti minimi, la popolazione si politicizza e comincia a esigere che quei diritti vengano rispettati. Un mio amico ha dato a questo effetto il nome di "accumulo primitivo di democrazia".
Eppure, sembra che il voto di questa gente risvegli ancora una volta l'argomento di un'indimenticabile osservazione di Pelé, secondo la quale i brasiliani non sono preparati al voto. Non tutti lo sono, sia chiaro. Dopo il secondo turno del 2006, il sociologo Hélio Jaguaribe scrisse che il 60% dei brasiliani che avevano votato per Lula aveva tenuto conto unicamente dei propri interessi, mentre il restante 40% dei cosiddetti elettori istruiti aveva pensato agli interessi del Paese.  L'unica cosa che il Prof. Jauguaribe non spiegò fu come un Brasile guidato da un'élite istruita e preoccupata degli interessi di tutti fosse arrivato al terzo millennio con il 60% della propria popolazione talmente ignorante da vedere il proprio voto, declassato a un rango ben poco repubblicano.
Ora che i più poveri sono riusciti ad alzare la testa oltre la linea della mendicanza e della dipendenza dai rapporti di favore che hanno sempre caratterizzato le politiche locali nell'entroterra del Paese, si dice che votare pro causa propria non vale. Ora che, per la prima, volta i senza-cittadinanza hanno conquistato qualche minimo diritto e desiderano preservarlo attraverso la via democratica, una parte dei cittadini che si considerano di classe A si permette di sminuire pubblicamente la serietà di quel voto.

05 ottobre 2010

Capoeira, samba e forró a Bologna (a un passo da casa mia)

Avete presente certe coincidenze che sembrano fatte apposta per farti scoppiare di allegria?
A Bologna ha aperto, in questi giorni, un nuovo centro di capoeira e danze brasiliane. Si chiama "Accademia de Capoeira", traduzione un po' ammiccante di "Academia de Capoeira" che significherebbe "palestra" e non "accademia". Ma il gioco di parole ci sta tutto.
Ebbene, questo nucleo di brasilianità si trova a poche decine di metri da casa mia, in una viuzza quasi sconosciuta nei pressi della nuova stazione ferroviaria Bologna Mazzini, sulla linea regionale per Prato. L'indirizzo è via Fiorita 8/A.
Il maestro si chiama Valter ed è niente meno che di Olinda, la città storica confinante con la "mia" Recife. Insomma, coincidenza su coincidenza.
Lunedì andrò a fare la lezione di prova di samba e forró e conoscerò anche la maestra di danza.
I corsi e le lezioni private di capoeira, anche per bambini, si svolgono praticamente tutti i giorni della settimana.
Se qualcuno dei miei lettori bolognesi vuole saperne di più, può cliccare sul titolo di questo post  e sarà reindirizzato al sito dell'Accademia; oppure può cliccare QUI e troverà i numeri di telefono a cui rivolgersi.

04 ottobre 2010

Dilma e Serra al secondo turno, ma la vera sorpresa è Marina Silva

Alla solita velocità record, dovuta al voto elettronico e al relativo scrutinio digitale, poche ore dopo la chiusura delle urne è arrivato il risultato delle elezioni presidenziali in Brasile: Dilma Roussef (PT, 46,9%) e José Serra (PSDB, 32,62%) disputeranno il secondo turno domenica 31 ottobre.

Ma la vera sorpresa di questa tornata elettorale è costituita dallo strepitoso successo di Marina Silva, la candidata del Partito Verde: il 19,33% del voti validi, pari a 19,6 milioni di preferenze, è andato a lei.
Anche se Lula aveva scelto Dilma per la successione a otto anni di governo, durante i quali si è visto attribuire indici di approvazione senza precedenti (anche superiori all'80% in alcuni momenti del suo doppio mandato), è forse Marina la più autentica erede morale del presidente operaio. Anche lei è stata una ragazza del popolo, ha imparato a leggere e scrivere a 15 anni ma ciò non le ha impedito di evolversi, iscriversi all'università, laurearsi in storia e diventare una delle più attive leader della lotta per la difesa del grande polmone del mondo, l'Amazzonia. È stata senatrice e ministra dell'ambiente nel primo governo Lula. Si dimise per conflitti con la linea politica del presidente e uscì anche dal PT, fondando il Partito Verde (PV).
Sarà lei l'ago della bilancia per il secondo turno. Personalmente non nutro molti dubbi: o si schiererà con Dilma, o lascerà libertà di voto ai propri elettori. In entrambi i casi, a Dilma non sarà difficile raggranellare quel minimo 5% che le consentirà di diventare la prima presidente donna del gigante sudamericano.
Diversa invece la situazione nel mio stato di adozione, il Pernambuco. Qui, il candidato del PSB Eduardo Campos, governatore uscente sostenuto da una coalizione di centro sinistra molto larga, è stato riconfermato con un vero e proprio plebiscito: 82,84%, pari a circa tre milioni e mezzo di preferenze. Jarbas Vasconcelos (PMDB), suo diretto oppositore e già governatore dello stato (lo era negli anni in cui abitavo a Recife) ha dovuto accontentarsi di un misero 14,06%.
Oltre al secondo turno presidenziale, otto stati più il distretto federale voteranno per scegliere al ballottaggio il proprio governatore;  altri 17 sono stati eletti al primo turno.
Ora aspettiamo il pronunciamento di Marina, e soprattutto i risultati del 31 ottobre, per conoscere la precentuale di elettori che sceglieranno Dilma come propria presidente.


20 settembre 2010

Corso di portoghese brasiliano a Bologna: ultima chiamata

Si comincia dopodomani, mercoledì 22 settembre, alle ore 19 presso il Circolo Arci Benassi.
Qui sotto, nell'intervento di due settimane fa, trovate qualche informazione in più; e comunque potete scrivere all'indirizzo che trovate nella colonna qui a destra, sostituendo /at/ con @.
Ci sono ancora due posti disponibili, fatevi sotto.

16 settembre 2010

La cooperazione che non vogliamo

Nell'aprile scorso è comparsa sul Sole24Ore una notizia dal titolo Missione compiuta per la portaerei Cavour. Si parlava della nave italiana inviata ad Haiti per prestare soccorso alle vittime del terremoto, nell'ambito di una missione militare congiunta Italia-Brasile.
Qualche giorno fa ho ricevuto una mail da un caro amico, Angelo F., lettore della rivista delle Missioni della Consolata, che proprio su quella rivista ha trovato utili approfondimenti alla notizia. Vi copio esattamente le sue parole, a cui seguirà qualche mio commento.


La "missione umanitaria" White Crane partita il 19 gennaio (arrivata ad  Haiti il 2 febbraio) e rientrata in Italia il 14 aprile 2010 ha visto  impegnata la portaerei Cavour che ha portato generi alimentari,  materiale medico e militari per la rimozione delle macerie ad HAITI.  La missione è costata complessivamente 11 milioni di euro: infatti la  sola navigazione della nave costa 200.000 euro al giorno con un  impiego di quasi 900 militari. Durante la permanenza ad Haiti (anzi, a Santo Domingo, dove era  attraccata) ha assisitito 100 pazienti.  Ma come, lo stesso denaro non sarebbe potuto essere destinato ad altri interventi più efficaci? (es. aerei cargo, ospedali da campo con invio  di medici anzichè militari, ecc...).
In realtà "si è trattato di un'operazione Italia-Brasile con finalità di cooperazione militare, di grandi investimenti industriali, di  marketing", sostiene la Ong InterSOS. Infatti il Brasile è interessato  all'acquisto di una nave identica alla Cavour e ha così potuto vederla  in azione. Con buona pace dei bambini haitiani che a giudizio dell'on. La Russa,  ministro della difesa, hanno ricevuto notevole supporto dalla portaerei.  Ma i bambini di Haiti hanno davvero bisogno di una nave che costa 1300  milioni di euro ???

Ecco. Volevo dire che non è questa la cooperazione che vogliamo. È una vergogna che l'Italia non rispetti gli impegni presi nei vari vertici internazionali, come ricordava recentemente Action Aid in occasione della pubblicazione dei dati sulla lotta alla povertà. L'Italia, infatti, ha "messo a disposizione della cooperazione per lo sviluppo solo lo 0,16% del Pil, a fronte della media europea che è dello 0,44% e dopo il drammatico taglio del 56% avvenuto nel 2009 rispetto all'anno precedente".
Il Brasile è un paese in crescita, ma ha ancora bisogno di interventi che possano incrementare ulteriormente lo sviluppo umano: educazione di base, formazione professionale, agricoltura familiare, sostenibilità ambientale, lotta alla violenza urbana, riduzione delle gravidanze nell'adolescenza, tutela dell'infanzia e della maternità, solo per citare alcuni dei campi nei quali il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi anni ma che hanno ancora bisogno di interventi. L
a cooperazione internazionale può fare da catalizzatore a processi già in atto, rafforzandoli, accelerandoli e promuovendo così quella che secondo me è la vera cooperazione internazionale allo sviluppo. In Brasile le iniziative ci sono, le idee ci sono, la cultura c'è e ci sono anche le risorse umane, persone con una formazione invidiabile, una visione del mondo  infinitamente più integrata della nostra, una creatività e una voglia di fare che  nei nostri "paesi per vecchi" latita da fin troppo tempo. A volte scarseggiano le risorse materiali, ed è lì che potremmo seriamente intervenire, mettendo a disposizione niente più del dovuto, niente più di quanto abbiamo preso l'impegno di dare. E se invece di investire miliardi di euro in cooperazione militare alquanto "pelosa" (alla fin fine, lo scopo è quello di piazzare un prodotto Made in Italy, cioè la portaerei costruita da Fincantieri: e questa a casa mia non si chiama cooperazione, si chiama investimento industriale) tenessimo fede una buona volta alla parola data?

14 settembre 2010

Diciannove anni fa (elogio dell'Amicizia)

Era il 14 settembre 1991. All'aeroporto Marconi di Bologna c'era una discreta folla di amici, oltre ai miei genitori. Amici che chiacchieravano a voce alta, parlando della mia partenza. Qualcuno era arrivato da lontano (Roma, Cagliari...) per la festa d'addio della sera precedente.
Una leggenda metropolitana vuole che un passante, cogliendo al volo qualche mezza frase, avesse commentato: "Soccia, il Bologna deve aver comprato un brasiliano, questa gente è tutta qui per aspettare lui".
Invece ero io che partivo con valigiona, zaino, chitarra (il baule sarebbe arrivato dopo, spedito a parte) e soprattutto un'audiocassetta intitolata "Radio Globo" che i miei amici più cari avevano preparato per me. Conteneva le interviste fatte a un sacco di amici e conoscenti che rispondevano a tre domande: quando e come hai conosciuto la Sandra Biondo, quale pensi che sia la sua caratteristica principale, cosa le auguri per questa partenza. Le interviste erano inframezzate a brani musicali (da L'anno che verrà di Lucio Dalla a I'm on fire di Bruce Springsteen, passando per In fondo al mar del Granchio Sebastian) e soprattutto alle tre puntate dell'esilarante radionovela "Canne al vento - La vera storia di Sandrela"
Quella cassetta l'ascoltai mentre ero in transito all'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, alternando le risate alle lacrime. Credo sia stato uno dei più bei regali che io abbia mai ricevuto, non solo e non tanto per il contenuto, ma soprattutto perché coloro che ancora oggi chiamo "i miei Amici Storici" avevano dedicato tempo ed energie a questo progetto, senza che io ne avessi sentore nemmeno per un istante. Per settimane avevano pensato a me e liberato il loro tempo per me. Sapevano che la nostra storia, inziata con un'esperienza di volontariato in Irpinia nel 1981, proseguita con la prima esperienza in gruppo in Rwanda nel 1982 e cresciuta, maturata negli anni successivi con l'impegno attivo in Amici del Rwanda (l'ONG che in seguito avrebbe cambiato nome in Amici dei Popoli), trovava nella mia partenza uno dei suoi compimenti più significativi. Avevamo fantasticato, sognato insieme la partenza per un servizio di lungo termine in un paese in via di sviluppo. Ora questo sogno si realizzava: loro restavano, ma io partivo e lo facevo anche a nome di quel gruppo, di quella piccola comunità la cui amicizia era fondata non semplicemente su  pizza e birra, ma sulla scelta di scommettere la propria vita su determinati valori, il principale dei quali veniva definito "l'opzione preferenziale per i poveri".
Da allora è passata molta acqua sotto i ponti: è cambiata la nostra vita, è cambiato il linguaggio, è cambiato il mondo in cui viviamo; pensavamo che sarebbe cambiato in meglio, invece siamo ancora qui a fare i conti con le medesime iniquità globali di allora. Ma la nostra amicizia resiste, perché non era costruita sulla sabbia ma sulla roccia.
Per questo oggi, a 19 anni di distanza da quel giorno che ha rappresentato lo spartiacque della mia vita, desidero ricordare i nomi di alcuni di loro (non se ne risentano gli altri se non li citerò), quelli che parteciparono attivamente a Radio Globo: Lela, Mirko, Morena, Davide, Eleonora, Ivan, Roberta, Andrea, Fulvia. Tutte queste persone, e molte altre insieme a loro, fanno ancora parte della mia vita, malgrado quello spartiacque. Oggi ho voluto condividere questo ricordo con voi.

27 agosto 2010

Corso di portoghese a Bologna

Fra poco meno di un mese avrà inizio un nuovo corso di lingua e cultura brasiliana presso il Circolo Arci Benassi di Bologna. Le informazioni le trovate sul volantino qui sotto. 
La pre-iscrizione può essere fatta scrivendo all'indirizzo di posta elettronica che trovate  sul volantino e anche sulla colonna di destra di questo blog (dove /at/ sta per @ ).
Vi aspetto numerosi.
(Il Circolo Arci Benassi si trova nei pressi dell'Istituto Giovanni XXII, dell'Ospedale Bellaria e del Parco dei Cedri, ed è facilmente raggiungibile dall'uscita 12 della Tangenziale)

21 agosto 2010

Rete idrica e rete fognaria: una realtà in bilico fra primo e terzo mondo

Qualche giorno fa l'IBGE ha pubblicato i dati sulle infrastrutture idriche nei comuni brasiliani.
Come dicono nei film americani, abbiamo una notizia buona e una cattiva.
Quella buona è che il 99,4% dei comuni brasiliani è raggiunto dall'acqua potabile. Ciò non significa, intendiamoci bene, che il 99,4% della popolazione ha l'acqua potabile in casa, ma solo che la quasi totalità dei municipi ha qualche punto di distribuzione di acqua potabile. Stando agli stessi dati, infatti, le abitazioni ancora prive di allacciamento alla rete idrica sono oltre 12 milioni, la cui maggioranza si concentra nelle regioni Nord e Nordest. Senza tener conto che molte "abitazioni" (o sedicenti tali) non sono nemmeno censite.
Ma non possiamo sottovalutare quello che comunque rappresenta il primo passo verso un ulteriore miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie della popolazione.
Veniamo alla notizia cattiva: solo il 55,2% dei comuni brasiliani è dotato di una rete fognaria. E qui le differenze fra le regioni Nord e Nordest e le regioni Sud e Sudest si fanno ancora più stridenti.
Nei prossimi anni e decenni sarà necessario investire molte più risorse in infrastrutture idriche. Non è possibile che un paese come il Brasile, ormai alle calcagna dell'Italia nella liste delle principali potenze economiche mondiali, accetti che una fetta consistente della sua popolazione non abbia accesso all'acqua potabile e non possa usufruire di una rete fognaria. Investire in tal senso consentirà di migliorare notevolmente lo stato di salute dei cittadini, soprattutto i meno abbienti, con una ricaduta economica di lungo termine sulla spesa sanitaria nazionale.
Intanto prendiamo atto dei passi che sono stati fatti, ma senza abbassare la guardia. È anno di elezioni politiche, è anno di promesse elettorali. Sarebbe interessante ritrovarci qui fra 4 anni e fare un bilancio della situazione alla luce dei nuovi dati dell'IBGE.

28 luglio 2010

Un interessante punto di vista sul crocefisso nei luoghi pubblici

Anche in Brasile, come nel nostro paese, infuriano polemiche sulla presenza di simboli religiosi nei luoghi pubblici. Al di là delle posizioni personali (io sono dell'idea che uno stato laico non debba esibire alcun simbolo religioso), trovo che quella presa da un frate brasiliano e pubblicata un anno fa dal giornale "Folha de São Paulo" (o almeno, così dice la mia fonte) meriti un minuto della vostra attenzione. La traduco sommariamente e ve la propongo, senza nascondere che sono stata tentata di scrivere "italiana" al posto di "brasiliana". E di aggiungere una chiosa per suggerire la rimozione del crocifisso anche dalle pareti di alcune chiese e istituzioni religiose...

Sono un sacerdote cattolico e sono assolutamente d'accordo con la richiesta del Procuratore di San Paolo di togliere i simboli religiosi dai luoghi pubblici.
Il nostro è uno stato laico e non deve favorire questa o quella religione. Il Crocifisso deve essere tolto!
E aggiungo che non mi è mai piaciuto vedere il Crocifisso in tribunale, dove i poveri hanno meno diritti dei ricchi e le sentenze vengono barattate, vendute e comprate.
Non voglio più vedere il Crocifisso nelle Camere legislative, dove la corruzione è la moneta più forte.
Non voglio più vedere il Crocifisso nemmeno nei commissariati, nelle prigioni e nelle caserme, dove i piccoli vengono repressi e torturati.
Ancor meno voglio vedere il Crocifisso nei pronti soccorsi e negli ospedali, dove i poveri muoiono senza ricevere assistenza.
Il Crocifisso deve essere tolto dalle ripartizioni pubbliche, perché Cristo non benedice la sordida politica brasiliana causa di disgrazia, di miseria e di sofferenza per i piccoli, i poveri e i meno fortunati.
 
Frade Demetrius dos Santos Silva


14 luglio 2010

C'è chi ha troppo caldo, c'è chi ha troppo freddo...

Mentre l'Italia soffre nella morsa di un calore simil-tropicale, in Brasile la massa di aria polare che ha fatto il suo ingresso a Sud del paese ha fatto crollare ulteriormente le temperature. Nella città di General Carneiro (Paraná) la temperatura ha raggiunto -5,7ºC, la più bassa di tutto il paese.
Nello stato di Santa Catarina sono state registrate  temperature pari a - 4,9 a São Joaquim, -4,5 a Caçador e -4 a Curitibanos.
A Porto Alegre la temperatura ha raggiunto, secondo la centralina di rilevamento automatico dell'Istituto Nazionale di Meteorologia, il nuovo record di quest'anno: 3,5ºC.  La temperatura minima registrata dalle centraline n+nell'intero stato del Rio Grande do Sul è stata di -3,4º.
Martedì scorso nelle località di Passo Fundo e Santa Maria due persone sono morte per il freddo.
A Florianópilis la minima è stata di 5,7ºC.
Secondo la meteorologa Josélia Pergolim il freddo proseguirà anche nei prossimi giorni ed è provocato da una massa consistente di aria polare che lunedì ha preso ad avanzare sul Centro-Sud del Brasile.
(Fonte: O Globo)

... e non dimentichiamo che in quelle regioni, malgrado il freddo invernale non sia un evento così raro, quasi nessuno è dotato di un impianto di riscaldamento...

09 luglio 2010

Onere e onore: è arrivata la nomina ufficiale

È arrivata la lettera che mi nomina rappresentante ufficiale dell'IDHeC (Instituto Dom Helder Camara) in Italia.

Non so se sia maggiore l'onere o l'onore. Di certo è una responsabilità, ma anche un attestato di stima e di fiducia.
L'Istituto è depositario dei beni terreni appartenuti al vescovo dei poveri, morto nel 1999. Compresi i diritti d'autore. D'ora in avanti dovrò occuparmi di tutto ciò che riguarda i contatti con le case editrici italiane per le pubblicazioni future ma anche per eventuali opere sotto diritti e ancora in distribuzione in Italia.
È un compito che svolgo a titolo gratuito e per amore al Dom, una figura importantissima della storia e della cultura non solo del Brasile, ma del mondo intero. Il fatto che sia stato più volte candidato al premio Nobel per la Pace non è una coincidenza.
L'Istituto ha bisogno di sostegno. Da anni è in corso la trascrizione di tutti i manoscritti lasciati dal Bispinho, migliaia e migliaia di fogli vergati a mano: lettere, meditazioni, discorsi, poesie. Un lavoro enorme, quantitativamente e qualitativamente parlando, per realizzare il quale sono necessarie risorse economiche, strumentali e umane. Ogni centesimo di euro che sia possibile far recuperare a questa istituzione è una pagina in più che può essere trascritta e resa disponibile per la pubblicazione, in Brasile e nel mondo.
Spero di essere all'altezza del compito prestigioso che mi è stato affidato. Ma a questa speranza si affianca la certezza che c'è qualcuno che mi tiene la mano sul capo, come faceva tre anni fa mentre riscrivevo in italiano le sue meravigliose lettere dal Concilio Vaticano II...

02 luglio 2010

Aranciata amara

Gli arancioni dell'Olanda hanno eliminato i pentacampioni del Brasile dalla Coppa del Mondo. Dunga ha già annunciato le proprie dimissioni. Il sogno della sesta coppa, che avrebbe reso la Seleção "exa" (esacampioni del mondo...), viene rinviato al 2014. Chissà se giocare in casa porterà bene ai nostri amici brasiliani.
Intanto i tifosi piangono...

27 giugno 2010

E ora si discute sulle cause (ancora sulle inondazioni)

Prima di entrare nel merito del titolo, qualche aggiornamento sulla situazione. I morti sono arrivati al numero di 52; i dispersi sembrano ammontare a una cinquantina, e non a cinquecento come sembrava all'inizio. 
Situazione in Alagoas. Matriz de Camaragibe, malgrado rientri nel novero dei municipi in stato di emergenza, non si trova in situazione critica; sono state danneggiate alcune case, ne sono crollate un paio nei pressi del mercato (cioè costruite sulla sponda del fiume) ma niente a che vedere coi disastri del 1989 e del 2000. Situazione ben più che drammatica nel municipio di Branquinha dove, a quanto dicono gli amici contattati, gli unici edifici rimasti integri sono la chiesa e il centro comunitario (costruito dai salesiani nei primi anni '90). La sindaca ha proposto di ricostruire la città in un altro sito.
Situazione in Pernambuco. Danni gravissimi anche in numerosi municipi del Pernambuco. Il nuovo ponte sul torrente Una, inaugurato poco più di un anno fa nell'ambito delle opere di raddoppiamento dell'importante strada federale BR-101 e costruito secondo le più recenti tecniche di ingegneria civile e nel rispetto dei principi di impatto ambientale, è stato spazzato via dall'onda di piena come se si fosse trattato di un ponte di legno. Le macerie del ponte sono diventate una specie di attrazione turistica della città di Palmares. 
Il presidente Lula si è recato in visita ad alcune delle città colpite. Atterrato a Rio Largo (Alagoas, nei pressi dell'aeroporto internazionale di Maceió) ha rifiutato di compiere il percorso ufficiale che era stato preparato dallo staff e che prevedeva la visita a una diga sfondata e a un ponte crollato, per andare a visitare le città colpite e parlare con le persone.  I suoi sostenitori ne evidenziano l'umanità e il fatto di essere un presidente che mette i piedi nel fango, ricordando che in occasione dei nubifragi di São Paulo il candidato a presidente per l'opposizione, José Serra, è "fuggito" da Jardim Pantanal, il quartiere colpito. I suoi detrattori ne denunciano il populismo, ricordando (non senza qualche ragione) che siamo in piena campagna elettorale per le elezioni politiche e presidenziali.

Le cause. A quanto ho capito dalla lettura dei giornali, le piogge violente hanno flagellato le zone del Pernambuco in cui si trovano le sorgenti dei fiumi che, in preda alla piena, hanno spazzato via come uno tsunami i paesi che si trovano sulle loro sponde in Alagoas.
Da una parte, quindi, viene "incolpata" la natura che ha scaricato sulla regione, in un solo giorno, l'acqua che normalmente cade in un mese di stagione invernale (che in questa zona corrisponde a una vera e propria "stagione delle piogge"). Ma dall'altra parte non si può far finta che non ci siano anche delle responsabilità squisitamente politiche, come si diceva nel post di qualche giorno fa e nelle denunce della candidata alla presidenza, Marina Silva.
Copio e traduco da un articolo comparso sul sito di notizie "Ig Último Segundo": La verità è che mancano strutture e opere di prevenzione. Il presidente Luiz Inácio Lula d Silva, durante la visita alle regioni colpite, ha annunciato un finanziamento di 550 milioni di R$ (circa 250 milioni di Euro) per Alagoas e Pernambuco, ma i dati del Sistema Integrato dell'Amministrazione Finanziaria del Governo Federale (Siafi) raccolti dai consulenti tecnici del DEM (il Partito Democratico) mostrano che il governo federale ha speso solo lo 0,74% delle risorse di bilancio 2010 destinate "alla prevenzione e alla preparazione in caso di disastri naturali". Questa percentuale corrisponde a 3,2 milioni dei 442,5 inizialmente destinati. Il rimanente 99,62% rimane nelle casse federali. Lo stesso rilevamento mostra che il governo Lula ha speso 356,7 milioni di R$ in "risposta a disastri e distruzioni". E si tratta comunque di solo il 17,32% del preventivato.
Secondo la locale conferenza dei sindaci, il numero di municipi che nei primi sei mesi dell'anno hanno richiesto lo stato di emergenza ammonta a 1.635, contro i 1.389 dell'intero 2009. Limitatamente a questa catastrofe e ai soli stati di PE e AL i municipi sono oggi 58.
Eppure, sono più numerosi - circa il doppio - i casi di grave siccità che quelli di eccesso d'acqua, anche se questi ultimi hanno effetti molto più distruttivi.
E comunque, le catastrofi climatiche hanno moltissimo a che vedere con un'occupazione del suolo disordinata e non pianificata e ciò diventa particolarmente evidente nel caso di piogge devastanti e alluvioni.
Potete trovare altre notizie aggiornate, e soprattutto immagini, cliccando qui e anche qui.

(fonti: http://ultimosegundo.ig.com.br/ e http://osamigosdopresidentelula.blogspot.com/)

23 giugno 2010

Aggiornamenti sul nubifragio

Non ho ancora ricevuto notizie dai miei amici e mi riprometto di provare a telefonare questa sera, ma ho fatto un giro sui quotidiani locali e ho scoperto notizie tutt'altro che confortanti.
Nello stato del Pernambuco i municipi colpiti sono 54 (di cui 7 in stato di calamità e 29 in stato di emergenza) mentre nello stato di Alagoas sono 17 quelli in stato di emergenza o di calamità (ho trovato informazioni incongruenti, in un giornale si parla di 15 in stato di calamità, in un altro di 17 in stato di emergenza, ma la sostanza cambia di poco). Della lista fa parte anche Matriz de Camaragibe, dove ho vissuto per tre anni e mezzo e dove abita un numero imprecisato di amici e conoscenti, oltre alla mia "famiglia brasiliana".

Stando sempre alle notizie divulgate ieri sera dai giornali locali, nel solo stato di Alagoas ci sarebbero oltre 600 dispersi. I morti totali (in realtà, i corpi recuperati) ammontavano a 41, di cui 12 in Pernambuco e 29 in Alagoas, ma è evidente che questo tragico bilancio è destinato ad aumentare. 
Nel solo stato del Pernambuco si calcola che sono andati distrutti o fortemente danneggiati circa 1.500 Km di strade: sì, avete letto bene, 1.500 chilometri solo nello stato del Pernambuco. E 18 mila persone rimaste senza tetto. E altri 25 mila sfollati.

Il governo federale sta inviando aiuti alimentari e infrastrutturali attraverso l'aeronautica militare, ma i collegamenti sono interrotti in molte zone a causa della rottura dei ponti (69 solo in Pernambuco) e non dappertutto è possibile atterrare con aerei ed elicotteri di soccorso. Sono inoltre stati liberati 100 milioni di reais (circa 45 milioni di euro) che serviranno all'acquisto di acqua potabile e cibo e per il noleggio di macchinari (dalle macchine di movimento terra ad altre attrezzature utili a ripristinare uno stato mediamente accettabile delle cose).

La candidata alla presidenza della Repubblica per il Partito Verde, la ex-ministra dell'Ambiente Marina Silva, ha criticato fortemente la mancanza di preparazione da parte dei vari livelli di governo e i massicci investimenti in interventi di emergenza. In questi ultimi anni il Brasile avrebbe investito solo 130 milioni di R$ in interventi infrastrutturali a fronte di oltre un miliardo in emergenza. Non vi ricorda qualcosa, per esempio un piccolo paese europeo a forma di stivale proiettato nel Mar Mediterraneo?...
(Se avete voglia di vedere una galleria fotografica, cliccate qui.)

22 giugno 2010

Pioggia assassina

È notizia di queste ore la morte di oltre 40 persone per le piogge torrenziali che stanno flagellando gli stati di Alagoas e Pernambuco, nel "mio" Nordest (ho vissuto 3 anni e mezzo nell'entroterra di Alagoas e quasi 5 nella capitale del Pernambuco).
In questo momento sono molto preoccupata perché non ho notizie dirette dai miei amici che vivono là, le poche cose che ho saputo dai giornali sono che il governo federale sta cercando di mandare aiuti ma è difficile raggiungere le zone più colpite che, a quanto ho capito fin qui, sono proprio quelle che conosco io. La città di Barreiros, che si trova esattamente a metà strada fra Recife e Matriz de Camaragibe, il tragitto che ho percorso decine e decine di volte negli anni trascorsi in Brasile, è isolata e senza energia elettrica.
Inutile dire che le piogge torrenziali provocano i danni maggiori proprio alle persone che si trovano nelle situazioni abitative più precarie: nelle città i favelados, nelle campagne quelli che hanno costruito una baracca su un pendio argilloso.
Matriz ha il problema di trovarsi sulle sponde del Rio Camaragibe che, quando si gonfia più del normale, straripa e allaga la cittadina. Un racconto di episodi legati all'ultima grave alluvione (agosto 2000) è stato riportato nel post del 9 maggio 2009 intitolato "Piove, governo ladro". Se avete voglia e tempo potete andarlo a leggere.
In quegli stessi giorni del 2000 anche Recife si trovò alluvionata. La città si trova sul livello del mare ed è costruita sulla foce di due fiumi, il Capibaribe e il Beberibe. Il 1º agosto 2000 vennero a coincidere tre diversi fattori: si erano susseguiti parecchi giorni di piogge invernali intense (con aumento notevole della portata di entrambi i fiumi) e ci furono sia il plenilunio sia l'alta marea più elevata dell'anno. Il risultato fu che l'acqua non riusciva a scaricarsi nell'oceano e si riversò nelle strade della città. Chiusero tutte le scuole, le aziende, le università e anche alcuni ospedali dovettero prendere provvedimenti drastici. I danni furono incalcolabili, soprattutto in vite umane spezzate.
Ora aspetto di sapere le notizie delle ultime ore. Rimanete connessi, mi rifarò viva al più presto.

08 maggio 2010

A volte ritornano (o: "Di come certi libri non passano di moda")

Qualcuno dei miei lettori più affezionati ricorderà "Roma, due del mattino", il libro di Dom Helder Camara del quale fui traduttrice e curatrice nel 2007 e che uscì nel 2008 (ne parlai qui sul blog, per l'appunto, in occasione dell'uscita).
Ebbene, il Centro La Pira di Firenze ha organizzato un evento di ri-presentazione dell'opera nell'ambito della rassegna "Maggio di Libri" del Comune di Sesto Fiorentino (FI).
Oltre alla sottoscritta, parteciperanno Mario Primicerio (presidente della Fondazione La Pira) e Graziano Zoni (presidente Emmaus Italia e autore di un libro su Dom Helder).
La presentazione avrà luogo venerdì 21 maggio alle ore 21 presso il Teatro di San Martino.
So che a Firenze e dintorni ci sono parecchie amiche brasiliane che seguono questo spazio.
A loro dico: se vi paleserete e vi identificherete, sarà una gioia conoscervi.


23 aprile 2010

Libri

AA.VV. "Il Brasile per le strade". Azimut Editore. A cura di Silvia Marianecci

Per ogni racconto, un autore e un luogo: una città, un lago, una strada, un semaforo, il molo di un fiume, un ponte in periferia o una stanza che galleggia nella solitudine metropolitana, la marginalità di una favela.
Diciannove racconti, per tracciare un itinerario di viaggio alla scoperta di uno dei possibili volti di quel paese frammentario, multiculturale, immenso ed eterogeneo che è il Brasile, e delle persone che in esso vivono.
Non si tratta di una guida. Qui, il viaggio è intimo. Qui, la lingua e la creazione narrativa sono il veicolo che conduce il lettore alla scoperta di un Brasile nuovo, a volte surreale e visionario, altre esotico, altre ancora urbano, o all'inverso intimo, viscerale, cannibalizzato.

Per ogni racconto, un autore e un luogo: una città, un lago, una strada, un semaforo, il molo di un fiume, un ponte in periferia o una stanza che galleggia nella solitudine metropolitana, la marginalità di una favela.
La scelta degli autori ha rispettato il piano di un viaggio che si proponeva di rintracciare nomi, così come territori, ancora inesplorati in Italia o ingiustamente tenuti in poco conto; e così alle penne autorevoli, ormai classici della narrativa contemporanea brasiliana, si accompagnano significative voci emergenti che testimoniano le diverse forme di un ritrovato fermento culturale.

Racconti fulminanti, di breve respiro. Altri più suggestivi, diluiti in una prosa delicata.
Tutti concorrono a dipingere un quadro vivo e avvincente delle emozioni di questa terra.
Lasciando allo spettatore, sullo sfondo, un punto di fuga per nuove possibili esplorazioni nell'anima di questo popolo.

28 marzo 2010

Pausa di riflessione

È con immenso dispiacere che comunico ai miei lettori fissi o occasionali che per un po' non avrò tempo di seguire il blog come merita il mio simpatico pubblico ;-)
Il numero di visitatori è crollato verticalmente da quando la serie televisiva su Chiquinha Gonzaga è stata interrotta in modo abrupto da RaiTre, a riprova del fatto che un blog sul Brasile non è molto appetibile di per sé. Ma non voglio chiudere qui questa esperienza e non ho nessuna intezione di chiuderlo: lo spazio rimane aperto, il materiale in archivio è molto e magari a qualcuno potrebbe anche tornare utile.
Mi allontano temporaneamente perché la vita richiede che investa le mie energie altrove. 
Ma mi impegno a tenere le antenne ritte, pronta a fare qualche rapida incursione in caso di notizie degne di nota. Altrimenti, ci risentiremo fra qualche mese.
Buona primavera a tutti.

11 marzo 2010

Cattoliche per il diritto di decidere

Cattoliche per il Diritto di Decidere (http://catolicasonline.org.br/) è un ente femminista a carattere interreligioso che persegue la giustizia sociale e il cambiamento dei riferimenti culturali e religiosi vigenti nella nostra società, rispettando la diversità come elemento necessario alla realizzazione della libertà e della giustizia. Articola la propria azione in collegamento con una rete latinoamericana (Católicas por El Derecho a Decidir), con il movimento statunitense Catholics for Free Choice e con altre compagne in Spagna. CDD/Br promuove i diritti delle donne (in particolar modo quelli sessuali e riproduttivi) e lotta in favore dell'uguaglianza nelle relazioni di genere e della cittadinanza delle donne, sia nella società sia all'interno della Chiesa Cattolica e delle altre chiese e religioni. Divulga inoltre il pensiero religioso progressista favorevole all'autonomia delle donne che ne riconosce l' autorità morale e la capacità etica di prendere decisioni in qualunque campo della vita.
Principale beneficiaria del lavoro del CDD/Br è, nel suo senso più ampio, tutta la società brasiliana, in quanto la religione costituisce un elemento importante della storia e della cultura di questo paese. E ciò è tanto più vero quanto più persino le persone che si dichiarano non religiose subiscono le conseguenze, nella propria vita, dell'ideario religioso e dell'interferenza nella vita pubblica da parte delle religioni e delle chiese, sia attraverso i discorsi sia attraverso azioni politiche dirette. Tuttavia, poiché l'impatto dell'ideario religioso colpisce in maniera più incisiva alcuni segmenti rispetto ad altri, il taglio che abbiamo impresso alla nostra azione è tale da permettere che essa sia più effettiva in realzione alle ingiustizie più grandi. Più in specifico, i segmenti che sappiamo essere più vulnerabili sono le donne, i/le giovani, i/le GLBTT (Gay, Lesbiche, Bisessuali, Travestiti e Transessuali), i/le neri/e e gli strati più poveri della popolazione. Quindi, le nostre azioni sono dirette prevalentemente a questi segmenti.

Il testo è tratto dal sito di CDD/Br (vedi link).
La Santa Sede e la Conferenza Episcopale Brasiliana - CNBB non ne approvano l'azione (vedi notizia del 2008 su Radio Vaticana) , soprattutto a causa delle campagne a favore dell'informazione sull'aborto. Attualmente in Brasile l'aborto è permesso solo in caso di grave rischio per la vita della madre, e in caso di stupro. In questi casi può essere realizzato in ospedali pubblici ed è consentito fino alla 20ª settimana di gravidanza (anche se viene suggerito di non andare oltre la 12ª). Non mi risulta che in Italia sia presente un movimento del genere e temo che, soprattutto dopo le dichiarazioni di Benedetto XVI a proposito del Concilio Vaticano II, non ci sarà mai. Ma è bene che si sappia che la Chiesa-Popolo di Dio presenta al suo interno numerose sfaccettature e prese di posizione. Come spesso accade, i luoghi più periferici rispetto ai centri di potere sono i primi ad affrancarsi dalle sue influenze dirette e indirette.

 

08 marzo 2010

Il sindacato dei traduttori letterari italiani sostiene Denise Bottmann

Comunicato Stampa

La Sezione Traduttori in appoggio a Denise Bottmann

Roma, 8 Marzo 2010

È notizia di questi giorni il caso che riguarda una illustre quanto coraggiosa traduttrice brasiliana, Denise Bottmann, autrice del blog "Não gosto de plágio" (Il plagio non mi piace). La Bottmann si batte da anni contro la pratica del plagio delle traduzioni letterarie, di cui ha raccolto svariati e documentati esempi sul suo blog, tanto da conquistare l'attenzione di alcuni organi di stampa con servizi, reportage ed editoriali sul tema. Ciò che accade in Brasile, analogamente ad altri paesi del mondo in cui il diritto d'autore non sempre viene rispettato, è che alcuni editori si appropriano indebitamente di traduzioni ormai fuori catalogo e, dopo una superficiale operazione di editing-maquillage, le rimettono in commercio come se fossero opera di nuovi traduttori, a volte identificati da nomi di fantasia. Le denunce riguardano autori del calibro di Jane Austen (prima traduzione di Orgoglio e Pregiudizio risalente agli anni '40, ripubblicata in ben due diverse edizioni negli anni '80 e nel 2001) ed Emily Brontë, ma anche Nietszche, Darwin, Pirandello, Scott Fitzgerald e molti altri.
Nello scorso mese di febbraio la Bottmann è stata oggetto di una denuncia penale da parte della casa editrice Landmark, responsabile della pubblicazione di alcune delle opere le cui traduzioni sono state documentate come plagio. La denuncia è accompagnata dalla richiesta di: una somma ingente di danni materiali e morali; la chiusura e cancellazione del blog sul plagio in nome del "diritto all'oblio"; la celebrazione del processo a porte chiuse.
Un nutrito gruppo di traduttori letterari brasiliani, insieme a numerosi colleghi sparsi in tutto il mondo, si è mobilitato in favore di Denise Bottmann con un manifesto e una petizione a sostegno dei quali si è schierata anche la Sezione Traduttori del Sindacato Nazionale Scrittori.
Tale petizione risponde alla necessità di dare la più ampia eco possibile alla vicenda del plagio delle traduzioni letterarie, in considerazione del fatto che tale pratica è in palese contrasto con la Legge sul Diritto d'Autore, che considera il traduttore come autore di opera derivata salvaguardandone i diritti morali e patrimoniali. Inoltre, questo tipo di plagio configura il reato di concorrenza sleale in quanto le case editrici in malafede, non accollandosi i costi dei diritti di traduzione o non pagando una ritraduzione, mettono in posizione di svantaggio gli editori che, facendosi carico di questi costi, rispettano la legge e la deontologia. Infine, la pratica del plagio mette in pericolo il patrimonio culturale del paese, promuovendo la distribuzione di copie fraudolente di traduzioni che spesso, in origine, erano firmate da nomi riconosciuti e stimati della letteratura brasiliana.
Anche la Sezione Traduttori del Sindacato Nazionale Scrittori, nell'esprimere a Denise Bottmann la propria solidarietà, si unisce a tutti coloro che desiderano contrastare, con le parole e con i fatti, la pratica criminale del plagio, in difesa della cultura, dei lettori e del diritto al riconoscimento della paternità dell'opera di traduzione, senza mai dimenticare che anche il traduttore - come recita il motto della nostra Sezione - è "un autore a tutti gli effetti".

Sezione Traduttori-SNS

04 marzo 2010

Brasile, primo mondo: il consolato itinerante

Può succedere che un paese considerato (a torto, secondo me - ma questo discorso richiederebbe un post a parte) "emergente", e quindi non ancora a pieno titolo nel cosiddetto "primo mondo" o mondo "sviluppato" che dir si voglia, possa impartire lezioni di civiltà e cittadinanza al resto del pianeta con atti concreti degni di essere imitati.
In Italia esistono due Consolati Generali del Brasile: uno si trova a Roma, annesso all'Ambasciata di Piazza Navona, l'altro a Milano. Numerosi anche i consoli onorari sparsi per il territorio nazionale, ma con competenze amministrative molto limitate o nulle.
Il Ministero degli Esteri brasiliano ha quindi creato un'iniziativa molto interessante denominata "Consolato itinerante". Se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà a Maometto: se il cittadino brasiliano non può recarsi a Roma o a Milano, sarà il consolato a recarsi presso la sua città.
Quindi, ecco le missioni consolari. Da Milano, gli addetti si spostano durante i fine settimana a Verona, Bologna, Rimini, Genova, Trento e altre località di competenza territoriale di quel consolato. I cittadini possono così espletare le loro pratiche senza sobbarcarsi la spesa del treno e, a volte, anche di un'ospitalità notturna.
I brasiliani residenti in Italia che non fossero al corrente dei dettagli di questa iniziativa, possono andare a fare un giro sul blog/sito che è stato creato all'uopo: Consulado Itinerante.

P.S. Sono venuta al corrente di questa interessante e utile iniziativa grazie all'AIBM di Bologna (Ass. Italo-Brasiliani nel Mondo) che, dopo aver visto questo blog, mi ha contattata chiedendomi di contribuire alla sua divulgazione. Lo faccio con piacere, onorata del fatto che questo spazio virtuale sia oggetto di considerazione da parte di organi istituzionali e para-istituzionali brasiliani.

02 marzo 2010

Il plagio non mi piace: petizione in appoggio a una collega brasiliana

Questa nota è stata pubblicata sul mio profilo di facebook e divulgata nelle varie liste di discussione dei traduttori letterari. Ma nella petizione sono benvenute le firme di tutti.

Desidero portare alla vostra attenzione una vicenda abbastanza grave che riguarda una mia collega brasiliana, Denise Bottmann (presente da anni nei link della colonna di destra di questo blog).

Denise è personalmente in prima linea nella lotta contro il plagio delle traduzioni letterarie, una pratica purtroppo molto frequente in Brasile: numerosi editori si appropriano di vecchie traduzioni, soprattutto dei classici, le ristampano e le pubblicano senza nome, oppure con il nome di un altro traduttore, ma si tratta inequivocabilmente di lavori già pubblicati in passato. A volte la differenza consiste in qualche leggerissimo ritocco lessicale, ma il più delle volte l'operazione di furto è assolutamente spudorata. Naturalmente, il tutto viene fatto senza minimamente preoccuparsi del diritto d'autore del traduttore o degli eredi.

Denise ha aperto da parecchio tempo un blog nel quale riporta titoli, autori, nomi di traduttori, confronto fra le diverse edizioni e, naturalmente il nome dell'editore.
Già una volta le hanno imposto di togliere il blog dalla rete, salvo riconoscere che le sue denunce erano congrue.
La sua battaglia ha suscitato l'interesse di numerose testate giornalistiche che hanno pubblicato fior di servizi ed editoriali sull'argomento.

Ora l'editore Landmark l'ha denunciata, richiedendo: cospicui danni morali, svolgimento del processo *a porte chiuse* (quindi senza la presenza della stampa), rimozione preventiva del blog.

I colleghi brasiliani hanno organizzato una petizione online, che potete trovare a questo indirizzo e che vi invito caldamente a sottoscrivere indicando, accanto al vostro nome, anche la città e il paese (io ho firmato così: Sandra Biondo, Bologna, Itália):
http://www.petitiononline.com/Bottmann/petition-sign.html

Quelli che leggono il portoghese possono trovare uno spazio ulteriore di informazione qui:
http://apoiodenise.wordpress.com/

e naturalmente nel blog di Denise, "Não gosto de plágio":
http://naogostodeplagio.blogspot.com/

Ringrazio tutti coloro che avranno la sensibilità di aderire, mostrando a Denise che la difesa dei diritti di chi lavora non conosce frontiere.

01 marzo 2010

Io sono straniera

Oggi, primo marzo, ho aderito alla giornata nazionale di "sciopero degli stranieri".

Sono stata anche io una lavoratrice in terra straniera, per più di 10 anni. Certo, gli italiani in Brasile sono genericamente ben visti. Ma non posso certo nascondere la vergogna e la rabbia che provavo quando mi capitava di incontrare, soprattutto sulla spiaggia di Boa Viagem, drappelli di miei connazionali che appartenevano palesemente a una delle categorie più tristi del maschio italiano di mezza età: i turisti sessuali. Ecco una delle reputazioni che gli italiani sono riusciti a farsi in Terra Brasilis.
Ma non è l'unico elemento caratteristico dell'italianità, almeno di quella percepita dai nostri amici brasiliani. Siamo famosi anche per i nostri principali prodotti di esportazione, per esempio la mafia, le mafie. E poi per il ventennio di dittatura fascista di Mussolini, che spesso i telegiornali locali rammentano a proposito del signor Berlusconi. E per la corruzione politica, nella quale siamo stati i loro maestri (e i nostri allievi brasiliani sono bravi, bravissimi in quest'arte: non mi sorprenderei se in breve tempo ci superassero).
Infine, siamo famosi per la pizza. Ovvio, direte voi, è il piatto italiano più apprezzato nel mondo. Eppure, dovete sapere che la pizza in Brasile non è solo un piatto a base di pasta di pane, pomodoro, mozzarella e origano. È anche un simbolo.
Avete presente il modo di dire italiano "finire a tarallucci e vino"? Ebbene, in Brasile si dice "acabar em pizza"...

Non è facile essere stranieri e scrollarsi di dosso i pregiudizi che gli altri hanno su di noi, sul nostro popolo, sulla nostra lingua, sui nostri usi e costumi, sulla nostra politica.
Oggi mi sento particolarmente vicina e solidale con i fratelli e le sorelle che ho incontrato in Piazza del Nettuno: Pakistan, Senegal, Marocco, Ucraina, India, Nigeria, Congo, Colombia, Brasile, Moldavia e chissà quanti altri paesi erano rappresentati in quella piazza. Tutti accomunati da un unico desiderio, quello di rivendicare il loro sentirsi in parte italiani. Li capivo, li capisco. Anch'io dico sempre di essere metà italiana e metà brasiliana: perché io sì e loro no?

Siamo tutti stranieri, da qualche parte.

23 febbraio 2010

Storie del mio Brasile su "Donne Pensanti"

"Dall'altra parte del mare" è il post che è stato pubblicato oggi sul blog di Donne Pensanti gestito dall'amica Silvia Cavalieri.
L'ho scritto un po' in fretta qualche settimana fa, e nel testo parlo di tre donne di Matriz de Camaragibe: Célia, Luiza e Ana (nella foto qui a sinistra).
Qualche informazione su Matriz la potete trovare anche su questo blog, è la piccola città in cui ho trascorso tre anni e mezzo all'inizio della mia esperienza in Brasile, quasi 20 anni fa, un luogo che scherzosamente mi ritrovo spesso a soprannominare "il buco del c... del Brasile". Non per disprezzo, ma perché a volte sembra davvero un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini.
Oltre a essere donne pensanti, due di loro (Célia e Ana) sono anche carissime amiche, compagne di strada. 
Célia e io ci chiamiamo scherzosamente "comadre" (comare), perché sono stata madrina di cresima di Jane, la sua terzogenita. (nella foto qui a destra, insieme al marito João).
Ana invece è la mia sorella brasiliana di adozione, nel senso più completo che si può attribuire a questa parola. Non è un caso se i suoi nipoti, anche quelli nati dopo il mio rientro in Italia, mi conoscono come "Tia Sandra", Zia Sandra (malgrado le perplessità espresse una volta da una di loro, Gislaine, che andò a domandarle: "Ma la zia Sandra, è zia nostra in che modo?"...)
Vi lascio alla lettura di Donne Pensanti, se ne avete voglia.

11 febbraio 2010

Alcides não acontece todos os dias

Alcides não acontece todos os dias. Alcides non capita tutti i giorni. Questo l'incipit di un articolo che ho ricevuto ieri dall'amica Mônica, dal titolo Recife envergonhado (Recife si vergogna). Mi limito a una rapida traduzione e lascio a voi riflessioni, commenti e considerazioni.

Alcides non capita tutti i giorni. È un simbolo. E non di quelli inventati. Di quelli che fanno sentire orgogliosi, che spingono a ripensare alla vita, alle opportunità, alle cose giuste e a quelle sbagliate. Alcides è una bella storia, di quelle da riempirci un libro intero, che fanno vernir voglia di raccontare tutti i dettagli al tassista, al portinaio, ai colleghi, a tutti.

Abitante del sobborgo popolare Vila Santa Luzia, nel quartiere Torre, e figlio di un'ex-carrettiera, aveva sfiorato la miseria da vicino ma era passato all'esame di ammissione per il corso di Biomedicina dell'Università Federale del Pernambuco. Ed era passato alla grande, piazzandosi al primo posto fra gli studenti provenienti dalle scuole pubbliche (in Brasile, come negli Stati Uniti e in altri paesi delle Americhe, le scuole private sono migliori di quelle pubbliche, riservate alle fasce più povere della popolazione. N.d.T.). Non si dedicava ad altro. Studiava e frequentava il gruppo giovanile della chiesa di Torre. Aveva fatto impazzire dalla felicità sua madre, e anche Vila Santa Luzia. Le altre madri del quartiere avevano trovato qualcuno da additare ai propri figli. "Lo vedi quello? È stato ammesso all'università".

Aveva 22 anni e a settembre prossimo si sarebbe laureato. Avrebbe fatto il master e poi anche il dottorato. Ma abitava a Recife. Ed è bastato a fargli prendere due spari in testa. Era l'una di venerdì e stava studiando. È stato trascinato fuori di casa da due uomini in motocicletta. È morto davanti a sua madre e a tre sorelle.

Stamattina ho incontrato sua madre, donna Maria Luiza. Era ancora vestita di orgoglio, con il camice bianco del figlio. Mancava veramente poco al momento in cui avrebbe potuto dire al mondo di essere la madre di un biomedico. Ma ancor meno a quello in cui dire che non lo era più. Mi ha raccontato tutto il suo dolore. Ha detto che è riuscita ad aggrapparsi agli assassini, ma non c'è stato niente da fare. È riuscita a evitare solo il terzo colpo di pistola. Ma i primi due avevano già interrotto il suo sogno più grande. Maria Luiza è tornata a essere una madre come tante.

Oggi è l'8 febbraio e, solo in quest'anno, 386 madri di Recife piangono la morte di un figlio.


(Il testo originale è di João Valadares .La foto è di Alexandre Gondim/JCimagem)