Visualizzazione post con etichetta salute. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta salute. Mostra tutti i post

31 gennaio 2011

Addio a un amico

È stato una delle prime persone che ho conosciuto la prima volta che sono stata in Brasile, quasi 21 anni fa, nell'estate del 1990. Si chiamava Antonio Lopes dos Santos ma tutta la città di Matriz de Camaragibe lo conosceva come Totonho. Un ragazzone esuberante, simpatico, intelligente, che biascicava quattro parole di italiano e indossava con orgoglio la propria identità meticcia e il colore della pelle: "orgoglio negro" lo chiamava lui, ma in realtà era un mulatto scuro nelle cui vene scorreva anche una dose significativa di sangue indio. 
All'epoca era giovanissimo ma già molto impegnato nella comunità, il primo ricordo nitido che ho di lui è una lezione nel corso di alfabetizzazione di adulti di cui era insegnante e a cui mi aveva invitata ad assistere. Il mio primissimo contatto con il metodo Paulo Freire.
Ha lavorato con noi nel progetto di animazione sociale fra il 1992 e il 1995 e quando Sergio, il mio collega, è rientrato definitivamente in Italia nel 1996, lo ha sostituito anche formalmente, con un regolare contratto di lavoro alle dipendenze della parrocchia salesiana; insieme ad Ana, gestiva il Centro Giovanile "Don Bosco" di Matriz de Camaragibe. Lavorando lì, ha abitato per anni nell'appartamento che aveva ospitato me nei tre anni e mezzo di permanenza lì, ha usato i "miei" mobili, la mia cucina, la mia lavatrice e credo che la sua prima figlia, oggi adolescente, sia stata concepita lì. Qualche anno fa aveva lasciato il Centro Giovanile e ora lavorava come insegnante nella scuola pubblica.
Era un bravo educatore e, malgrado alcuni tratti del carattere un po' ambigui, era dotato di leadership naturale. Era stato anche candidato a consigliere comunale, ma in quel contesto riesce a vincere solo chi ha molti soldi per la campagna elettorale. Infatti non vinse.
Recentemente, pochissimi anni fa, si era iscritto all'università ed era riuscito a laurearsi (credo in pedagogia, ma non ne sono sicura), perché voleva migliorare la propria posizione lavorativa. Lo faceva per sé e per i figli.
La scorsa settimana ha avuto un tremendo attacco di appendicite, lo hanno portato al pronto soccorso nella capitale Maceió ma quando sono intervenuti era troppo tardi, la peritonite era avanzata. Ha passato un paio di giorni in coma ed è morto ieri a mezzogiorno. 
Non so se avesse già compiuto 40 anni o stesse per compierli. E ancora non mi capacito, non mi capacito della sua morte. Mi sembra impossibile pensare che la prossima volta che tornerò là non lo troverò. Ma soprattutto mi sembra assurdo che si possa morire così, per colpa di una sanità pubblica che non funziona. Se avesse avuto un'assicurazione sanitaria a pagamento, se se la fosse potuta permettere, se fosse riuscito ad avere accesso a una struttura sanitaria privatistica, sarebbe stato operato in tempo, prima che l'appendicite provocasse la peritonite fatale. 
Ecco il risultato di una sanità privata all'americana e di una sanità pubblica portata allo sfascio in decenni e decenni di "incentivo all'iniziativa privata" (realizzata in buona parte con denaro pubblico, sia detto con chiarezza). Ecco il risultato della presenza di mafie, mafiette e clientelismi del Nordest profondo, a cui Sicilia, Campania e Calabria fanno un baffo. C'è ancora molta strada da fare nel mio Brasile, nel nostro Brasile.
Oggi, nel giorno in cui il calendario ricorda San Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani, il mio amico Totonho - che era anche Cooperatore Salesiano - sarà seppellito nel cimitero di Matriz.
Buon viaggio, amico mio. Che Don Bosco ti accolga fra i tuoi amici, e che gli amici che restano possano aiutare Neta, vedova troppo giovane, e Larissa e Lucas, orfani prima del tempo. Come diceva il tuo santo preferito, "ci rivedremo in paradiso"...

10 ottobre 2010

Due pesi

Questo articolo, scritto da Maria Rita Khel, psicanalista e opinionista del giornale "O Estado de São Paulo", è stato pubblicato il 2 ottobre scorso, antivigilia delle elezioni presidenziali che avrebbero condotto Dilma Roussef e José Serra al secondo turno del prossimo 31 ottobre. Il 6/10 Maria Rita Khel è stata licenziata, colpevole di aver manifestato un'opinione contraria a quella della direzione del giornale.
Ritengo che meriti di essere letto (e chi vuole potrà leggerlo in lingua originale cliccando qui).

Due pesi...
di Maria Rita Khel
Questo giornale ha tenuto un atteggiamento che reputo dignitoso, quando ha spiegato ai suoi lettori di sostenere il candidato Serra alle prossime elezioni. In questo modo, la discussione che si svolge al suo interno è più onesta. Il dibattito elettorale che domani ci condurrà alle urne è molto acceso. Gli elettori dichiarano di essere stanchi e delusi dalla lotta all'ultimo sangue che ha caratterizzato la disputa per la Presidenza della Repubblica. Le campagne elettorali, ormai trasformate in show televisivi, non convincono più nessuno. Malgrado ciò, quest'anno è in gioco qualcosa di importante. Sembra addirittura che in Brasile esista ancora la lotta di classe, quella che nell'opinione di molti era stata seppellita dagli ultimi mattoni del Muro di Berlino. In televisione la rissa è mascherata, ma su internet il gioco si fa duro.
Se il popolo delle cosiddette classi D ed E - coloro che vivono nelle zone sperdute dell'entroterra brasiliano - avesse accesso alla rete, forse si ribellerebbe alle numerose catene di messaggi che denigrano il valore del suo voto. Per i nostri lettori si tratta di un argomento familiare: il voto dei poveri, favorevole alla continuità delle politiche sociali introdotte negli otto anni di governo Lula, non ha lo stesso valore del nostro. Non rappresenta l'espressione consapevole di una precisa volontà politica. Questi voti sarebbero stati comprati al prezzo di quello che una parte dell'opposizione chiama "Borsa-Elemosina" (gioco di parole fra "escola" - scuola - ed "esmola" - elemosina, parafrasando la Borsa-Scuola del primo governo Lula, successivamente diventata Borsa-Famiglia).
Una di queste catene è giunta anche alla mia casella di posta elettronica, inoltrata da diversi destinatari. Riproduceva la denuncia fatta da "una cugina" dell'autore, residente a Fortaleza. La denunciante, indignata per l'indolenza dei lavoratori non qualificati della sua città, si lamentava del fatto che nessuno voleva più occupare il posto di portiere del suo palazzo. I candidati naturali a quel lavoro preferivano vivere nell'ozio con i soldi della Borsa-Famiglia. Pensate un po' a che punto siamo arrivati. Non ci sono più i morti di fame di una volta. Dove sono andati a finire gli autentici umili che piacevano tanto ai cordiali padroni, e che per una miseria erano capaci di lavorare molto più delle otto ore regolamentari? Sì, perché è curioso che nessuno abbia fatto domande sul salario offerto dal condominio. Lo scambio del lavoro con la Borsa-Famiglia sarebbe vantaggioso per i cosiddetti furboni, pigri e approfittatori solo se il salario offerto fosse anticostituzionale: meno della metà del salario minimo. 200 reais è infatti il valore massimo raggiunto dalla somma di tutti i benefici concessi del governo a chi ha più di tre figli, a condizione di continuare a mandarli a scuola. (Il valore attuale del salario minimo è di 510 R$)
Secondo un'altra indignata denuncia che circola su internet, nella cittadina dell'entroterra del Piauí dove abitano i parenti della donna di servizio di un tizio di S. Paulo l'intera popolazione vive solo dei soldi dei programmi governativi. Se ciò risponde al vero, è terrificante immaginare di che cosa potessero vivere prima. Di sicuro pativano la fame, come nello spaventoso film di José Padilha "Garapa". Pativano la fame tutti i giorni. Le famiglie al di sotto della classe C che attualmente ricevono la borsa, magari sommata a qualche forma di pensione, sono ancora povere. La differenza è che ora hanno da mangiare. Qualcuno riesce anche a produrre qualcosa e a venderlo ad altri che hanno cominciato a comprare del cibo. L'economista Paul Singer ci informa che, nelle piccole città, questa infima entrata di denaro ha un effetto sorprendente sull'economia locale. La Borsa-Famiglia, c'è da non crederci, offre condizioni di consumo tali da generare occupazione. Il voto del gruppo dell'elemosina, quindi, è politico, e rivela la recente acquisizione di una coscienza di classe.
Il Brasile in questo è cambiato. Ma, contrariamente a quanto pensano gli indignati della rete, è cambiato in meglio. Se fino a poco tempo fa certi datori di lavoro erano soliti contrattare, per meno di un salario minimo, persone senza alternative di occupazione e prive della coscienza dei propri diritti, oggi non è più così facile trovare qualcuno disposto a lavorare a queste condizioni. È più interessante provare a tirare avanti a partire dalla Borsa-Famiglia che, malgrado sia modesta, ha ridotto dal 12% al 4,8% la fascia di popolazione in stato di estrema povertà. Avrà idea, il lettore di S. Paulo, di quanto bisognava essere poveri per riuscire a uscire da quello strato sociale grazie a una differenza di soli 200 R$? Quando lo Stato comincia a garantire i diritti minimi, la popolazione si politicizza e comincia a esigere che quei diritti vengano rispettati. Un mio amico ha dato a questo effetto il nome di "accumulo primitivo di democrazia".
Eppure, sembra che il voto di questa gente risvegli ancora una volta l'argomento di un'indimenticabile osservazione di Pelé, secondo la quale i brasiliani non sono preparati al voto. Non tutti lo sono, sia chiaro. Dopo il secondo turno del 2006, il sociologo Hélio Jaguaribe scrisse che il 60% dei brasiliani che avevano votato per Lula aveva tenuto conto unicamente dei propri interessi, mentre il restante 40% dei cosiddetti elettori istruiti aveva pensato agli interessi del Paese.  L'unica cosa che il Prof. Jauguaribe non spiegò fu come un Brasile guidato da un'élite istruita e preoccupata degli interessi di tutti fosse arrivato al terzo millennio con il 60% della propria popolazione talmente ignorante da vedere il proprio voto, declassato a un rango ben poco repubblicano.
Ora che i più poveri sono riusciti ad alzare la testa oltre la linea della mendicanza e della dipendenza dai rapporti di favore che hanno sempre caratterizzato le politiche locali nell'entroterra del Paese, si dice che votare pro causa propria non vale. Ora che, per la prima, volta i senza-cittadinanza hanno conquistato qualche minimo diritto e desiderano preservarlo attraverso la via democratica, una parte dei cittadini che si considerano di classe A si permette di sminuire pubblicamente la serietà di quel voto.

21 agosto 2010

Rete idrica e rete fognaria: una realtà in bilico fra primo e terzo mondo

Qualche giorno fa l'IBGE ha pubblicato i dati sulle infrastrutture idriche nei comuni brasiliani.
Come dicono nei film americani, abbiamo una notizia buona e una cattiva.
Quella buona è che il 99,4% dei comuni brasiliani è raggiunto dall'acqua potabile. Ciò non significa, intendiamoci bene, che il 99,4% della popolazione ha l'acqua potabile in casa, ma solo che la quasi totalità dei municipi ha qualche punto di distribuzione di acqua potabile. Stando agli stessi dati, infatti, le abitazioni ancora prive di allacciamento alla rete idrica sono oltre 12 milioni, la cui maggioranza si concentra nelle regioni Nord e Nordest. Senza tener conto che molte "abitazioni" (o sedicenti tali) non sono nemmeno censite.
Ma non possiamo sottovalutare quello che comunque rappresenta il primo passo verso un ulteriore miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie della popolazione.
Veniamo alla notizia cattiva: solo il 55,2% dei comuni brasiliani è dotato di una rete fognaria. E qui le differenze fra le regioni Nord e Nordest e le regioni Sud e Sudest si fanno ancora più stridenti.
Nei prossimi anni e decenni sarà necessario investire molte più risorse in infrastrutture idriche. Non è possibile che un paese come il Brasile, ormai alle calcagna dell'Italia nella liste delle principali potenze economiche mondiali, accetti che una fetta consistente della sua popolazione non abbia accesso all'acqua potabile e non possa usufruire di una rete fognaria. Investire in tal senso consentirà di migliorare notevolmente lo stato di salute dei cittadini, soprattutto i meno abbienti, con una ricaduta economica di lungo termine sulla spesa sanitaria nazionale.
Intanto prendiamo atto dei passi che sono stati fatti, ma senza abbassare la guardia. È anno di elezioni politiche, è anno di promesse elettorali. Sarebbe interessante ritrovarci qui fra 4 anni e fare un bilancio della situazione alla luce dei nuovi dati dell'IBGE.

16 gennaio 2010

Addio, Zilda. Una morte che riflette una vita

Il drammatico terremoto che ha colpito Haiti nei giorni scorsi ha lasciato numerose vittime brasiliane, specialmente fra i militari che compongono la forza di pace dell'ONU. Brasile e Haiti sono paesi amici e sono già partiti aiuti umanitari (alimenti, farmaci), mentre il presidente Lula ha promesso uno stanziamento di 10 milioni di dollari per la ricostruzione.
Ma la perdita sicuramente più grave per il Brasile è stata quella della dottoressa Zilda Arns, 73 anni, fondatrice della Pastoral da Criança (Pastorale dell'infanzia) e candidata per ben due volte al premio Nobel.
Chi, fra i miei lettori, nutre sinceri sentimenti anticlericali, avrà arricciato il naso al leggere "Pastorale dell'infanzia". Eppure questa attività, svolta da oltre trent'anni sotto l'egida della Conferenza Episcopale, ha salvato migliaia di vite umane e riscattato la dignità di centinaia di migliaia di donne.

Ho collaborato per anni con le attività della Pastoral da Criança. Nessuno pensi a una specie di catechesi per bambini, in realtà si tratta di un'intensa e capillare attività di prevenzione materno-infantile svolta su tutto il territorio nazionale grazie a una rete di volontariato senza paragoni in nessuna parte del mondo. La Pastoral fa capo alle diocesi, che a loro volta riuniscono le parrocchie; nelle parrocchie, la Pastoral è organizzata in nuclei comunitari. Lo scopo principale delle attività è raggiungere le madri di bambini fra 0 e 5 anni, iscriverle al nucleo comunitario e convocare riunioni mensili durante le quali i bambini vengono pesati. Il peso viene registrato su appositi cartoncini e su dei "registri" tenuti dalle coordinatrici locali (tutte donne volontarie appartenenti alle fasce più povere della popolazione). Attraverso il controllo del peso viene monitorata la salute del bambino, mentre contemporaneamente alle madri vengono fornite importanti informazioni riguardanti la prevenzione della denutrizione, l'alimentazione alternativa, la prevenzione e cura di semplici malattie (semplici, ma se colpiscono un organismo debilitato possono essere fatali), la contraccezione, la prevenzione sanitaria in generale.
Attualmente la Pastoral gode dell'appoggio dell'Unicef ed è stata "esportata" in numerosi altri paesi dell'America Latina e dell'Africa. 155.000 donne svolgono un servizio gratuito a tutela della vita dei più piccoli.


All'inizio degli anni '90, solo per fare un esempio, la Pastoral lanciò la campagna della "soluzione fisiologica fatta in casa" per combattere le conseguenze della diarrea infantile. Nelle comunità e nelle chiese, spesso alla fine della Messa o della celebrazione della Parola, veniva insegnato come preparare questa soluzione: un bicchiere d'acqua potabile, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaino di sale. Una cosa semplice e alla portata di tutti ma che, con un martellamento costante e un intenso passa parola, ha consentito a migliaia di piccini di sopravvivere a una possibile, fatale disidratazione.

Zilda si trovava ad Haiti per parlare a una conferenza internazionale a nome della Conferenza Episcopale brasiliana. Donna schiva, aveva sempre evitato i riflettori. Si ricorda, in tutti questi anni, una sua sola partecipazione televisiva, a parte qualche breve intervista rilasciata ai telegiornali.
È morta come aveva vissuto, mentre svolgeva il proprio servizio. Il destino, o forse la provvidenza, hanno voluto che si trovasse ad Haiti proprio quando un devastante terremoto ha distrutto Port-au-Prince e annichilito buona parte della popolazione del paese più povero dell'America Latina. Ha saputo essere vicina agli ultimi anche nel momento estremo in cui ha consegnato la propria vita nelle mani di quel Creatore a cui aveva sempre affidato con fede ogni azione dell'esistenza.
Il Brasile è umanamente più povero, e lo siamo anche noi. Vi assicuro che mentre digito queste parole ho le lacrime agli occhi. Grazie, Doutora Zilda, per una vita spesa al servizio degli altri.

07 agosto 2009

Sempre sull'influenza suina


Il quotidiano O Globo informa che il Brasile, con i suoi 140 decessi alla data di oggi, conta già il 12% del totale dei morti per influenza suina, piazzandosi al quarto posto dopo gli Stati Uniti (353), l'Argentina (337) e il Messico (146).
Allarmismo o pericolo reale? Si fa un gran parlare dei famosi farmaci antivirali, fra cui il Tamiflu. Sembra che, assunto entro tre giorni dal manifestarsi dell'influenza, abbia effetti portentosi. Ma c'è anche chi insinua inquietanti "teorie del complotto" da parte delle case farmaceutiche che producono il Tamiflu e gli altri antivirali, nonché i laboratori di produzione dei vaccini.
Ma chi muore, e perché? Sono solo le categorie a rischio di cui si parlava nel post precedente a essere vulnerabili, o ci sono altri fattori in gioco, tipo la povertà, l'insalubrità delle abitazioni e delle condizioni di vita, la malnutrizione? Chi muore proviene da tutti i quartieri, dai quartieri alti e di classe media oppure dalle favelas, dove fra l'altro è difficile fare una diagnosi precoce? Molte domande restano senza risposta, almeno per ora.
E' difficilissimo raccogliere informazioni attendibili e obiettive. L'unica cosa che possiamo fare è riferire la freddezza dei numeri, e questi non lasciano dubbi: in Brasile la pandemia si sta scatenando per davvero, e qualcuno ci lascia le penne.

06 agosto 2009

Influenza H1N1: come vanno le cose in Brasile?


La pandemia di influenza H1N1, la cosiddetta influenza suina, sta colpendo pesantemente anche il Brasile. A tutt'oggi i decessi sono 129, concentrati in modo particolare negli stati di San Paolo, Paranà, Rio Grande do Sul e Rio de Janeiro (ovviamente, si tratta degli stati nei quali il clima invernale è più rigido, e quindi più probabile il propagarsi di un virus che colpisce le vie respiratorie), ma anche altrove.
Ovviamente i decessi sono più frequenti nelle categorie a rischio degli immunodepressi, dei diabetici, dei cardiopatici e poi dei bambini al di sotto dei due anni e degli anziani over 60. Ma fino a oggi, drammaticamente, il maggior numero di morti è stato riscontrato fra le gestanti.
Ebbene sì, la categoria più a rischio in questo momento in Brasile è proprio quella delle donne in dolce attesa.
Pur senza lasciarsi andare a troppo facili allarmismi, è bene ricordare agli amici che stanno per partire per il Brasile che comunque una pandemia non è da prendere sottogamba. Le precauzioni per evitare di contrarre il virus sono semplicissime, poiché non si propaga per via aerea: lavarsi le mani, lavarsi le mani, lavarsi le mani. Soprattutto dopo aver frequentato luoghi pubblici come mezzi di trasporto collettivi (ma anche taxi), bar, botecos, discoteche, ristoranti affollati, sale d'attesa ecc.
E' bene evitare di prendere sottogamba questa pandemia: se accusate dei sintomi come mal di testa, febbre, naso che cola, tosse, rivolgetevi immediatamente a una struttura sanitaria attrezzata perché vi siano somministrati gli antivirali del caso. So che molti di voi che state leggendo gradirebbero una quarantena forzata che li trattenesse in Brasile oltre il limite del biglietto ma, se proprio bisogna fermarsi, che sia per motivi più sani e divertenti di un'influenza che sta facendo il giro del mondo mietendo vittime fra le categorie più deboli della popolazione.
O no?

30 maggio 2009

Quando un blog ti porta a un talk show

Lunedì prossimo 1° di giugno, a mezzogiorno circa, parteciperò al talk show "Formato Famiglia" su Sat2000.
Uno degli autori della trasmissione, che quel giorno tratterà le malattie infettive, mi ha trovata grazie al blog: una ricerca su Google ed è saltato fuori il mio post del 18 aprile 2008.
"La disturbo perché nel nostro programma, un talk-show, che va in onda tutti i giorni, per il 1° giugno stiamo organizzando una puntata sulle malattie infettive tropicali.
Mi sono imbattuto nel Suo blog e mi ha colpito moltissimo il fatto che lei abbia contratto il (o la, mi scuso dell'ignoranza) dengue per ben tre volte.
Forse non mi rendo conto di quanto Lei abbia potuto soffrire, ma nel caso in cui avesse voglia, lunedì 1° giugno sarebbe disposta a venire a parlarne qui a nei nostri studi di Roma?"
Così, lunedì mattina prendo un treno e vado a Roma per la diretta.
Presenzialismo? Vanità? Faccia di bronzo? Voglia di fare un giretto a Roma? Bisogno di apparire vista la carenza di traduzioni negli ultimi mesi? Voglia di trasmettere la mia esperienza? Un mix di tutte queste cose, penso. Sono fatta così.
In ogni caso, se non avete altri impegni, potrete vedermi sul digitale terrestre, su Sky o su Alice Home TV, canale 801.
Formato Famiglia, Sat2000

18 aprile 2008

Dengue, malattia pericolosa (+ off topic)

Sono già 87 i morti per dengue nel solo stato di Rio de Janeiro.
A Recife i casi sono in aumento (25% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso) e così pure in tutto il Brasile.
L'elemento più preoccupante riguarda l'epidemia di dengue emorragica, la forma più grave (e a volte mortale) della malattia.

Ma che cos'è la dengue? Si tratta di una virosi trasmessa da una zanzara della specie aedes egypti, della stessa famiglia della zanzara-tigre (aedes albopictus).
I sintomi principali della dengue classica sono la febbre alta e i dolori alle ossa, alle giunture e alla testa; di solito si risolve in 5-7 giorni, ed è diagnosticabile con esattezza (cioè, distinguendola da una banale virosi influenzale) solo due settimane dopo la sua comparsa. È infatti questo il tempo necessario a far sì che nel sangue si manifestino i suoi anticorpi specifici. "E allora a che serve sapere se si è avuta o no la dengue?" domanderanno i miei curiosi lettori. Serve eccome.
La dengue emorragica, infatti, può diventare letale proprio in quei pazienti che sono già stati colpiti dalla forma comune e quindi hanno già gli anticorpi che però, essendo "tarati" su un altro ceppo virale, non riescono a neutralizzare l'infezione.
In Brasile, il governo centrale e le amministrazioni locali sono impegnati da anni nella prevenzione a questa malattia infausta. I consigli che vengono dati alla popolazione sono gli stessi che vengono divulgati da noi per combattere la zanzara tigre: non lasciare in giro acque stagnanti (compresi i sottovasi domestici), onde evitare che le larve della micidiale zanzara si sviluppino e proliferino.
Attenzione! La battaglia contro la zanzara tigre non è una banalità. Il virus della dengue può occasionalmente essere trasportato anche dalla
aedes albopictus e quindi siamo tutti potenzialmente infettabili. Il mondo non ha più frontiere, e anche se ne avesse... le zanzare e i virus se ne fregano.
Io la dengue l'ho avuta tre volte e francamente farei volentieri a meno di raggiungere quota 4.

Off Topic (strettamente personale)
Vedo che ricevo spesso visite da Motta di Livenza. Sono curiosa di sapere se si tratta di qualcuno dei miei cugini paterni, mi farebbe un immenso piacere. Amico/a di Motta, se puoi e vuoi, lasciami un messaggio o mandami una mail. L'indirizzo lo trovi facilmente sfruculiando nei miei link.

06 febbraio 2008

Campagna pro-mammografia

L'Instituto Neo Mama di São Paulo per la prevenzione e la lotta contro il tumore al seno promuove una campagna grazie alla quale la mammografia può essere offerta gratuitamente alle donne a basso reddito.
Basta fare clic qui, e poi di nuovo sulla finestrella rosa a sinistra dove sta scritto: "Campanha Mamografia Digital Gratuita. Ajude com seu clique". Si aprirà una pagina con la pubblicità di alcuni sponsor della campagna.
Non costa niente e vi porterà via pochi secondi, ma può contribuire a salvare la vita di una donna.
Anzi, nel caso in cui non lo sappiate, il cancro al seno colpisce per l'1% anche gli uomini...


11 gennaio 2008

Febbre gialla, pioggia e abbracci

Come promesso, qualche notizia meno personale.

Febbre Gialla. In queste settimane qui si parla molto dell'epidemia di febbre gialla che ha colpito gli stati della regione centro-ovest del paese, soprattutto Mato Grosso e Goiás (e il Distretto Federale, cioè Brasilia, che si trova al suo interno). Da dicembre in qua, ben 15 nuovi casi con alcuni morti (se non sbaglio, un paio). Fino a una quindicina di anni fa la vaccinazione era obbligatoria per entrare negli stati del Mato Grosso e del Mato Grosso do Sul; poi la malattia sembrava definitivamente debellata. E invece...

Pioggia. Mentre qui nel Nordest fa un gran caldo e si va in spiaggia tutti i giorni, gli stati del Sud, del Sud-Est e del Centro-Ovest sono flagellati da piogge e temporali particolarmente intensi. L'estensione immensa di questo paese fa sì che siano presenti molti climi diversi, a seconda della latitudine e della longitudine. È estate dappertutto, ma con caratteristiche diverse.
Detto ciò, come si fa a non amare questo Nordeste meraviglioso?

Abbracci. In questi giorni ho reincontrato molte persone che non vedevo da tempo (un anno, due, tre, cinque...). Amici veri e semplici conoscenti. Ma l'abbraccio, l'abbraccio è sempre quello: intenso, dato con tutto il corpo, stretto, caldo, molto diverso dagli abbracci inibiti che spesso ci scambiamo in Europa.
Abbracci che qualcuno dalle nostre parti definirebbe sfacciati, imbarazzanti, spudorati, nel migliore dei casi sensuali. Ma non sono abbracci dati con malizia, l'unico aggettivo che mi viene in mente per definirli è: affettuosi.
Il fatto è che abbiamo una diversa concezione del corpo. È una cosa che faremmo bene a imparare dai nostri amici brasiliani: il nostro corpo siamo noi, io sono il mio corpo. Se ti voglio salutare, se ti voglio trasmettere il mio affetto, non è detto che debba usare necessariamente le parole. L'abbraccio è capace di trasmettere un messaggio più intenso di mille discorsi. Siamo troppo intellettuali, siamo troppo "virtuali"!
Questa immersione totale nell'abbraccio "corpo totale" si sta rivelando una vera terapia.

Lunedì parto per la mia "missione" in Bahia e sarò di ritorno solo venerdì. Non so se sarà possibile aggiornare il blog anche da là, in ogni modo a risentirci presto.

22 dicembre 2007

La fortuna è cieca (divagazione personale)

...purtroppo, la sfiga ci vede benissimo (mi pare che la citazione sia degli Skiantos).
A 6-giorni-6 dalla partenza, con le valigie da preparare, un everest di panni da stirare + due lavatrici ancora da fare, la casa sudicia come se non fosse stata pulita da 10 giorni (ed è proprio così), ecco che mi cade fra capo e collo un'influenzona con febbre, tosse, rinite e soprattutto cefalea e dolori alle ossa (in particolare al collo e alle spalle).
Conto sulla vostra solidarietà, se volete potete fare una macumba, recitare tre rosari, mandarmi un Reiki a distanza, incrociare le dita, affinché entro venerdì (possibilmente prima!) io torni più pimpante e vivace che pria e possa affrontare il mio viaggio senza portare in aereo una farmacia.
Ora scusate me devo tornare sotto il piumone: nonostante il termostato affermi che qui in casa ci sono 23,7º e il termometro che la mia temperatura è di 37,7, nonostante abbia addosso maglia, maglione e pile, pantaloni lunghi, calzerotti grossi e pantofole invernali... ho un freddo barbino.
Speriamo non sia niente di più grave, io coi polmoncini ho un conto sempre aperto...

29 maggio 2007

Misure del governo in favore della pianificazione familiare

Il ministro della sanità José Gomes Temporão ha presentato ieri a São Paulo il Programma di Pianificazione Familiare del governo federale.
Il piano prevede un incentivo agli interventi di vasectomia, sconti per l'acquisto di anticoncezionali nelle farmacie popolari e incremento della distribuzione della pillola negli ambulatori pubblici. Saranno inoltre rese disponibili nuove linee di finanziamento per le maternità che operano in convenzione con il sistema di salute pubblica, e stanziate risorse per la riqualificazione professionale di chi lavora nei reparti di Pronto Soccorso ostetrico.

(Fonte: Radio CBN Brasil)


04 maggio 2007

Lula libera il brevetto di un farmaco anti-AIDS

Lula autorizza la liberazione del brevetto di un farmaco utilizzato nella cura dell'AIDS
Il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha firmato quest'oggi un atto che autorizza la violazione del brevetto del farmaco Efavirenz per la cura dell'AIDS. Il farmaco, utilizzato da 75 mila pazienti malati di AIDS in cura presso la rete pubblica, è prodotto dal laboratorio Merk Sharp & Dhome. L'aspettativa del governo è che la violazione del brevetto produca un risparmio di 30 milioni di dollari l'anno da qui al 2012.