31 ottobre 2008

Aiuti alimentari e commenti elettorali

Leggo sul sito dell'agenzia di stampa Misna (www.misna.org):

Mentre si ripetono, inascoltati, gli appelli delle agenzie umanitarie per i paesi dei Caraibi colpiti dal passaggio dei recenti uragani, il Brasile ha autorizzato il ministero dell’Agricoltura all’invio urgente di aiuti alimentari a Haiti, Honduras, Cuba e Jamaica. Sono 45.000 le tonnelate di riso e 2000 quelle di latte in polvere, oltre a mezza tonnellata di sementi di ortaggi – provenienti dalle riserve statali di derrate alimentari - pronte a partire con voli umanitari: le prime 500 tonnellate di alimenti sono destinate a Cuba, dove il presidente Luiz Ignácio Lula da Silva è atteso oggi per un viaggio ufficiale “la cui principale finalità sarà portare al governo e al popolo cubano la solidarietà brasiliana” come riferito da un comunicato del ministero degli Esteri di Brasilia. Lula sarà accompagnato dal ministro delle Miniere e dell’Energia, Edison Lobao, e dal presidente della compagnia petrolifera statale ‘Petrobras’, Sergio Gabrielli, per firmare un accordo di prospezione con la società cubana ‘Cupet’ (Cuba Petróleo); nella stessa occasione sarà inagurato all’Avana un ufficio dell’Agenzia brasiliana per la promozione delle esportazioni e degli investimenti (Apex).

Da "paese povero" a "paese che invia aiuti umanitari". Non male.
Non che tutto vada improvvisamente bene, intendiamoci, c'è ancora molta gente che ha fame nelle periferie urbane e nelle campagne brasiliane. Ma sono piccoli segni di una situazione che avanza.

Avrei voluto scrivere anche qualcosa sulle recenti elezioni amministrative che hanno visto il PT sconfitto in alcune importanti città del paese come São Paulo, Porto Alegre e Salvador, ma sono rimasta un po' indietro con gli aggiornamenti della stampa brasiliana. Dico due parole solo sulla situazione particolarmente grave del sindaco eletto di Recife, João da Costa del PT. È stato infatti denunciato e condannato in prima istanza per indebito utilizzo della macchina pubblica a fini elettorali (invio di email ai dipendenti del comune, al fine di sostenere la propria candidatura). La condanna prevede la sua ineleggibilità per tre anni, oltre naturalmente all'annullamento dei voti ricevuti. Il PT ha fatto ricorso e la sentenza definitiva sarà emessa entro il 19 dicembre, data della consegna agli eletti dei "diplomi" che sanciscono definitivamente la carica e permettono di procedere al regolare insediamento il 1º gennaio prossimo.
Insomma, il PT non sta navigando in buone acque, ma a quanto pare non si sta nemmeno comportando in modo tanto trasparente... aspettiamo la sentenza definitiva, vi terrò informati.

11 ottobre 2008

I rapporti con la mia famiglia - Quando ero laggiù (3)


Ancora sull'onda della commozione per la scomparsa di mio padre avvenuta il 3 ottobre scorso, vorrei uscire un po' dallo specifico dell'esperienza in Brasile e parlarvi di come, in quel periodo, ho mantenuto i rapporti con la mia famiglia.
È una domanda che mi sento fare spesso: "ma i tuoi genitori come hanno reagito alla tua decisione di partire?". Ricordo ancora il sabato pomeriggio in cui diedi l'annuncio che sarei partita. Era dicembre 1990, subito dopo pranzo. Mia madre si mise a piangere e disse che le avevo appena dato "una mattonata in testa"; mio padre invece si congratulò... ma andò in salotto a prendere un goccio di qualcosa di forte!
Presi la decisione che, una volta partita, avremmo dovuto creare delle routine di comunicazione, per evitare il rischio di telefonate a ogni ora del giorno e della notte (nel primo anno e mezzo non avevo nemmeno il telefono e mi servivo di quello della casa parrocchiale). Così, ci sentivamo un lunedì sì e uno no, alle sei o alle sette di sera ora del Brasile (le 23 italiane, a seconda della presenza o meno dell'ora legale); poi ci scrivevamo tante lettere, molte delle quali sono ora raccolte in una capiente cartellina (e magari ve ne copierò qualche brano, un giorno di questi). A un certo punto anche io mi sono data una disciplina: scrivere ogni 15 giorni, a prescindere dall'aver ricevuto o meno una lettera da loro.
Negli anni seguenti, con l'avvento delle schede telefoniche estere e quindi il crollo dei prezzi delle chiamate intercontinentali, sono aumentate le telefonate e diminuite le lettere. Internet ha fatto il resto.
I miei genitori non mi sono mai venuti a trovare mentre ero in Brasile; lo avrei desiderato tanto ma mio padre, che nel 1987 aveva avuto un infarto, era terrorizzato all'idea che gli potesse succedere qualcosa mentre era laggiù. Mia madre non ha mai voluto venire da sola, malgrado i miei reiterati inviti.
Mio fratello viveva fuori di casa già da parecchio tempo quando sono partita e non è mai stato particolarmente coinvolto, a parte compleanni e feste comandate.
Tutto sommato, comunque, credo che siano stati tutti abbastanza orgogliosi di quello che ero andata a fare. Per me la cosa più difficile è stata affrontare i momenti in cui ero lontana e i miei genitori stavano male (non era sempre possibile mollare tutto e volare qui), in particolare nel periodo a cavallo fra il 2000 e il 2001 in cui mio padre è passato per una serie di problemi anche serissimi (cito, fra gli altri, l'asportazione di un rene e un secondo, drammatico infarto).
L'avanzare dell'età e la precarietà delle loro condizioni è stata una delle concause che mi hanno fatto decidere il rientro nel 2003.
Ma di questo parlerò un'altra volta...


23 settembre 2008

Lula all'ONU



La crisi del mercato finanziario ha costituito il tema principale del discorso del presidente Lula all'apertura della 63ª Assemblea Generale dell'ONU a New York. Citando l'economista brasiliano Celso Furtado, Lula ha affermato che "è inammissibile che il lucro degli speculatori sia sempre privatizzato, mentre le loro perdite vengono invariabilmente socializzate". Secondo Lula, l'assenza di regole del mercato finanziario "favorisce gli avventurieri e gli opportunisti".


Onestamente, non vedo come non essere d'accordo. Anche in casa nostra, basti pensare alla vicenda dell'Alitalia...

22 settembre 2008

Dopodomani, Leonardo Boff a Torino


Ricevo dall'amico don Sandro e volentieri pubblico. Dalla mia copia del Venerdì di Repubblica mancano 40 pagine ma me ne sono accorta solo adesso, quindi non ho potuto leggere l'intervista per intero.
Accontentiamoci di questo scarno estratto, chi avesse il Venerdì del 19 settembre scorso può trovare il reportage a pag. 48.

LEONARDO BOFF A TORINO

Il 24 settembre il teologo brasiliano Leonardo Boff, sconfessato e condannato dal Vaticano, sarà in Italia per "Torino Spiritualità". Marco Romani gli ha posto qualche domanda.
(Estratto dal Venerdì di Repubblica del 19 settembre scorso).

Il giudizio su Benedetto XVI è assai duro:
"Vuole costruire una Chiesa ripiegata su se stessa e sulla sua gerarchia. Non presta attenzione alle disperate condizioni dei poveri."

Una Chiesa troppo romana?
"Troppo occidentale. Benedetto XVI non si rende conto che nella storia umana l'Occidente è solo un accidente. Più della metà dei cattolici vivono nel cosiddetto Terzo Mondo e quella cattolica è una Chiesa del Terzo Mondo.
Festeggiare gli 81 anni con George Bush è un gesto simbolico: rivela che il papa sta dalla parte dei potenti e non con i poveri. Il contrario di Gesù."

Perchè papa Wojtyla sostenne il cardinale Ratzinger nella sua battaglia contro la teologia della liberazione?
"Avevano entrambi una paura ossessiva del marxismo e si muovevano, nello schema della Guerra fredda, sostenendo gli Stati Uniti.
Wojtyla e Ronald Regan erano amici, un pò come San Francesco e il lupo di Gubbio, ma stavolta non abbiamo assistito alla conversione del lupo di Washington. Il Vaticano ha visto la teologia della liberazione con gli occhi della Cia."

Si sente un eretico?
"No, e non sono mai stato condannato per eresia. Anche nello stato di laico, che era quello di Gesù, mi sento nella Chiesa come nel mio focolare spirituale. La missione della teologia non è mai stata ripetere la dottrina ufficiale, ma essere libera, per scoprire altri segni del volto misterioso di Dio".

Qual'è il suo giudizio sulla politica di Lula?
"Lula non governa come vorrebbe, ma come gli lasciano fare. Il Brasile ha subito ogni tipo di pressione per farlo restare fedele alle logiche del mercato e Lula ha dovuto pagare questo tributo ai nuovi colonizzatori. In campo sociale però ha saputo portare avanti politiche che hanno integrato più di quaranta milioni di persone e la povertà è diminuita del 7 per cento, cosa inedita nella nostra storia."

14 settembre 2008

17 anni fa - Quando ero laggiù (2)

17 anni. Come passano in fretta 17 anni.

Il 14 settembre del 1991 alle dieci e qualcosa del mattino salivo su un aereo Air France che da Bologna mi avrebbe portata a Parigi; dopo alcune ore nella Ville Lumière, un altro velivolo mi avrebbe portata a Recife.
La sera prima, il 13, avevamo fatto una grande festa con un sacco di amici arrivati un po' da tutta Italia. Molti di loro li ho persi di vista. Mi piace ricordare Marcella venuta apposta da Cagliari, Massimiliano arrivato da Roma, don Gianmario che si presentò da Verona alle 10 di sera con un regalo particolare (una cintura portasoldi, utilissima per trasportare banconote in sicurezza durante i viaggi aerei). In tutto eravamo circa 300, l'amico don Nando aveva celebrato una bellissima messa e poi ci eravamo riuniti tutti nel salone della palestra per mangiare insieme quello che ciascuno aveva portato da condividere (avanzarono ben più delle 7 ceste di evangelica memoria, tanto che i ragazzi del gruppo catechisti si portarono le vettovaglie al ritiro che fecero nel w-end e ci mangiarono due giorni...).
Dopo aver frequentato per 10 anni un'ONG di cooperazione internazionale, gli Amici del Rwanda (ora si chiamano, ci chiamiamo, Amici dei Popoli), dopo essere stata per 4 volte in Rwanda in gruppo, dopo un'esperienza nel nordest brasiliano capitata quasi per caso, era arrivato il momento del gran passo: sarei stata inserita in un progetto di sviluppo promosso da un'altra ONG, il VIS di Roma, e sarei rimasta in Brasile per due anni, con opzione sul terzo. Avevo 28 anni. Lasciavo un lavoro sicuro, un solido gruppo di amici, i miei genitori, un'Italia che ancora sapeva guardare con un po' di speranza al futuro e non era ancora stata travolta dall'onda di tangentopoli e delle sue conseguenze politiche e sociali (Andreotti era Presidente del Consiglio, Berlusconi di Mediaset e del Milan...). Ma non riuscivo a vedere quello che lasciavo. Ero proiettata solo su ciò che mi aspettava.
La mia destinazione era Matriz de Camaragibe, una cittadina incastonata nel mezzo delle piantagioni di canna da zucchero nell'interno dello stato di Alagoas, uno dei più poveri del paese.
"Che coraggio, andare via da sola in quel modo". Ebbene, nessun coraggio perché non avevo paura. Anzi, ero eccitatissima all'idea di dedicare alcuni anni a quell'esperienza. Gli amici con cui ero stata tante volte in Rwanda e con cui avevo condiviso il tempo libero ma anche la crescita, le scelte di vita, gli impegni di volontariato, loro restavano in Italia con le loro famigliole di recentissima formazione. Io "partivo" anche a nome loro.

Atterrai a Recife alle tre del mattino del 15 settembre e trovai ad attendermi don Diego Vanzetta, uno dei tre salesiani della comunità di Matriz de Camaragibe. Pensavo che a quell'ora della notte ci saremmo fermati a dormire presso l'Ispettoria salesiana. di Recife. Mi sbagliavo. Partimmo subito per Matriz e alle quattro e qualcosa del mattino, in una strada deserta in mezzo ai canaviais, forammo una gomma e dovemmo fermarci per sostituirla. Solo in seguito potei rendermi conto di quanto fosse stato pericoloso e forse anche un po' incosciente affrontare tre ore abbondanti di viaggio nel cuore della notte, per quelle strade dissestate e a rischio di assalto. Ma sono qui a raccontarlo, e tanto basta.
Era cominciata l'avventura.

06 settembre 2008

Corso di portoghese brasiliano a Bologna


Riparte il corso di portoghese brasiliano presso il Circolo Arci Benassi, a Bologna. Nel volantino qui sopra trovate tutte le informazioni del caso.

P.S. Ehm... la docente esperta e qualificata sarei io...

05 settembre 2008

Goiania, 1997 (Quando ero laggiù, cap. 1)


Avevo promesso di raccontare un po' della mia storia "a puntate", ma sono giorni movimentati e mi mancano le condizioni di tempo e concentrazione per lanciarmi nella stesura di un racconto.
Per non venir meno all'impegno preso, faccio un salto nel tempo e vado a pescare fra le mie famigerate "circolari" dell'era di internet un testo a cui sono particolarmente affezionata e che a suo tempo fu pubblicato sulla rivista dell'AIFO (Amici di Raoul Follereau ONG) con il titolo "Via i poveri dalla città". Non ho realizzato nessun intervento di editing e ve lo ripropongo così come fu scritto allora, copincollato dal file originale.
È il ritratto di come si possa realizzare un vero e proprio apartheid sociale basato sul "potere acquisitivo" anziché sul colore della pelle.



Goiânia, 04/09/97
(...) Un'esperienza che mi ha molto segnata in queste ultime settimane è stata la visita alle periferie di Goiânia. Una premessa: al mio arrivo in aprile ero rimasta colpita dall'apparente ricchezza della città. Girando per le strade di giorno e di sera si ha un'impressione di vitalità e tranquillità, è rarissimo incontrare un mendicante fermo al semaforo (al massimo qualche invalido con le stampelle) ed anche i bambini di strada sono pochi rispetto ad altre capitali brasiliane. Delle favelas, poi, neanche l'ombra.
La domanda nasceva spontanea: ma dove sono i poveri?
La conoscenza con alcuni missionari italiani che svolgono il loro servizio nelle periferie mi aveva fatto sospettare che i poveri fossero nascosti da qualche parte, ma solo in queste settimane ho potuto verificare di persona quanto la situazione sia grave anche in questa città apparentemente così "middle class".
Rapidamente, la cronistoria delle periferie di Goiânia come sono attualmente. A metà degli anni 80, ovvero in coincidenza con l'inizio della ridemocratizzazione del Brasile dopo il lungo periodo di dittatura militare, l'allora governatore dello stato di Goiás Iris Rezende (Ministro della Giustizia nell'attuale governo di Fernando Henrique Cardoso) decise di "ripulire" Goiânia da tutte le favelas e tentare di prevenire le invasioni che i numerosi immigrati senza casa realizzavano già dagli anni 70 in alcune aree periferiche della città. A questo scopo il governo dello stato rilevò una vasta area in una collina a circa 13 Km dal centro, che fu suddivisa in lotti e ceduta gratuitamente alle famiglie povere senza casa (progetto "Vila Mutirão"); il terreno fu recintato con filo spinato e le famiglie si ritrovarono ad abitare nelle precarie baracche tipiche delle favelas, nell'attesa di costruire o di ricevere dal governo una casetta in muratura (in quest'ultimo caso, col tetto in eternit che ha il pregio di trasformare le abitazioni in fornetti durante la stagione secca, in rumorosi capannoni durante le insistenti piogge estive). Insomma, un vero e proprio "campo di concentramento" nel quale si entrava solo se forniti di credenziali. A questo fatto succedettero varie invasioni di altri disperati, al punto che nel 1988 un secondo progetto, chiamato "Curitiba" dal nome di una delle capitali più sviluppate del Brasile (!!!) fu realizzato, seguito negli anni 92-93 dal "Bairro da Vitória" (quartiere della "Vittoria"...). In 13 anni, un mega-quartiere con 100.000 abitanti è sorto al lato delle periferie già esistenti, dando vita ad un'immensa sottocittà abitata da 250.000 persone, cioè un quarto della popolazione di Goiânia, tutte povere o misere, salvo i trafficanti e i piccoli e grandi delinquenti.
È in atto qui come altrove una vera e propria forma di apartheid sociale istituzionalizzato; la città è "pulita", i poveri non si vedono e molti, troppi goianiensi ignorano l'esistenza di quest'altra Goiânia attraversata (ma solo per pochi chilometri) da un'unica strada asfaltata chiamata pomposamente "l'avenida".
Contemporaneamente, il municipio continua a riasfaltare le strade del centro e dei quartieri "nobili" della città (che per inciso non sono chiamati "bairros", termine decisamente popolare, ma "settori"), perché qualche buco potrebbe pregiudicare i semiassi delle auto importate dei figli di papà (e dei papà) che qui abitano.
Il principio è semplice: se sei un cittadino dotato di "alto potere acquisitivo" ti puoi permettere ed hai diritto ad abitare in un settore, magari in un bel condominio di 15 piani con sistema di sicurezza (e ascensore doppio, affinché la domestica usi quello di servizio e non contamini quello "sociale").
Se sei dotato di "basso potere acquisitivo" forse non sei neanche un cittadino, e ti devi contentare di abitare in un luogo che ti è "concesso" da un politico "buono e generoso", vero salvatore della patria e sensibile ai problemi sociali (sempre che tu gli possa garantire il voto tuo e di tutti i membri della tua famiglia), e sempre quello stesso politico o qualcuno del suo giro ti concederà alla fine del mese la tua bella "cesta basica", ovvero riso, fagioli, margarina, farina e zucchero per mantenerti in vita e perché non si dica che a Goiânia qualcuno muore di fame. Per mantenerti schiavo.
Se poi sei una di quelle persone fortunate che hanno un lavoro, ti dovrai alzare molto presto per prendere due autobus pienissimi, il primo dei quali percorrerà un lungo tratto nella polvere o nel fango, secondo la stagione, per raggiungere dopo oltre un'ora di viaggio la casa della tua padrona, dove salirai per l'ascensore di servizio, entrerai per la porta di servizio, userai il gabinetto di servizio, lavorerai più di 8 ore al giorno, e alla fine del mese riceverai un salario minimo e, se la tua padrona è buona, qualche vestitino smesso per i tuoi bambini.
Un goianiense su quattro vive, anzi sopravvive, così. Sono quasi tutti immigrati, provenienti da situazioni disperate di mancanza di terra e di lavoro, vengono dal nord e dal nordest o dalle piccole città dell'interno dello stato. Lasciano una situazione precaria, misera, per trovarne una peggiore, vista la desolazione di queste periferie, la violenza altissima (un omicidio al giorno) che le percuote, la mancanza di una prospettiva migliore(...)

23 agosto 2008

Quando ero laggiù (numero zero)

Me lo chiedono in troppi, me lo chiedono spesso: “ma che ci sei andata a fare in Brasile? dove abitavi? che facevi? e perché sei tornata?”
E allora vengo meno al principio secondo il quale in un blog tematico non si deve parlare troppo di sé.
Dalla prossima settimana proverò a rispondere a quelle e ad altre domande con un lungo racconto a puntate. Senza scadenze fisse e senza regolarità. Magari ricopiando brani delle lettere che spedivo in Italia nell’era a.I. (avanti Internet, dal 1991 al 1994/95) o copincollando le famigerate “circolari” che scrivevo nell’era d.I. (dopo Internet, a partire dal 1997 – il 1996 l’ho passato in Italia – e fino al 2003).
Valuterò cammin facendo l’opportunità di continuare o di interrompere il racconto, e comunque non smetterò di fare quello che ho sempre fatto: dare notizie, sollevare questioni, suggerire riflessioni, parlare di musica, libri, sport, politica, economia e cultura popolare, insomma far risuonare in questo spazio la mia passione e il mio amore per il Brasile. Lo scopo per cui è nato questo blog non cambierà. Semplicemente, ci sarà un’aggiunta, piatto ricco per i curiosi, delusione per chi si aspetta “altro”.
Le puntate saranno numerate e riunite sotto un unico tag. Non so se rispetterò sempre l'ordine cronologico, in fin dei conti non è mica un’autobiografia. È piuttosto un racconto intorno al fuoco, come si faceva una volta.
Se vi va, quindi, prendete il vostro lavoro a maglia, il modellino da costruire coi fiammiferi, la pipa (è ammesso anche il sigaro: le sigarette, per favore, no), il vostro bicchiere di vino, il ricamo a mezzopunto da finire, il gatto da accarezzare e accomodatevi dove volete. Domande, interruzioni e commenti non sono solo consentiti, ma anche auspicati. Criticatemi, se viene all’uopo. Sentitevi liberi.
La porta è aperta, il fuoco acceso - anzi no, lo accendiamo quando farà un po' meno caldo. Forse ne avremo per parecchio tempo...

Alla prossima settimana, allora. Até logo.

18 agosto 2008

Adeus, Dorival

Alla venerabile età di 94 anni, si è spento a Rio de Janeiro il compositore Dorival Caymmi.Riporto le parole del mio amico Paolo, che mi ha comunicato la notizia via email da San Paolo: "Per noi, amanti delle armonie sofisticate, ma allo stesso tempo schiette e sincere, è un lutto immenso. Rimane la sua leggenda."
Fra le notizie che sono riuscita a reperire in italiano, questo articolo su alice news mi è sembrato uno dei migliori.

Infine, un piccolo regalo: "É doce morrer no mar", uno dei brani più struggenti di Dorival, interpretato dal sempre grande Caetano Veloso.

Boa viagem, Dorival.


16 agosto 2008

Piove oro dal Cielo


Così, per il Brasile è arrivata la prima medaglia d'oro alle Olimpiadi di Pechino, la prima in assoluto della storia nel nuoto brasiliano.
César Cielo è ora "il nuotatore più veloce delle Olimpiadi": il suo record olimpico nei 50 metri a stile libero è di 21 secondi e 30 centesimi, solo due centesimi al di sopra del record del mondo detenuto dall'australiano Sullivan.
Una bella soddisfazione per la compagine verdeoro, abituata a vincere negli sport di squadra ma molto meno nelle discipline individuali. Lo stesso Cielo aveva vinto il bronzo nei 100 metri stile libero (fino a questo momento, altri due bronzi nel Judo maschile più uno nel Judo femminile).
Un aneddoto divertente: per errore è stata consegnata a César Cielo la medaglia d'oro dei 50 metri stile libero femminile. Se ne è accorto lui stesso quando l'ha girata e ha letto l'iscrizione di prammatica. Ovviamente il trofeo è stato prontamente stostituito, con profusione di scuse da parte degli organizzatori.
Ora aspettiamo i risultati della pallavolo, del calcio, del beach volley, della vela e del nuoto sincronizzato, le discipline nelle quali il Brasile ha maggiori possibilità di portare a casa qualche altra medaglia.
A rileggerci in occasione dei prossimi ori olimpici...

11 agosto 2008

Chiuso per ferie - varie ed eventuali


Bene, oggi si chiude e ci si risente dopo Ferragosto o anche più in là. È vero che spesso sto più di una settimana senza scrivere e quindi non si noterà la differenza, ed è anche vero che in questo periodo, causa climax ferragostano, le visite subiscono un crollo verticale. Ma siccome tutti gli amici blogghisti si premurano di informare i loro lettori circa le proprie vacanze, per non esser da meno lo faccio anch'io.
A rileggerci presto.

P.S.
Nelle ultime settimane il numero dei visitatori di questo blog è aumentato sensibilmente. Ho cercato di capire se la causa fosse l'incremento degli amici di facebook, o magari il fatto che mi sono messa a intervenire su qualche blog molto frequentato, i cui lettori potrebbero arrivare fin qui cliccando sul mio link.
Macché. L'aumento delle visite è dovuto al fatto che ho parlato della telenovela Terra Nostra, le chiavi di ricerca non lasciano adito a dubbi. E così sia. Speriamo che almeno ciò serva a divulgare qualche informazione alternativa sul Brasile: oltre alle visite, infatti, sono aumentate di molto anche le pagine consultate.
Hai visto mai?

08 agosto 2008

Brazil news

Per i lettori interessati alle notizie sul Brasile, alcune informazioni (soprattutto economiche) raccolte in questi giorni dalla Radio CBN.

Il tasso di disoccupazione nel primo semestre del 2008 è sceso all'8,3%, il livello più basso dall'inizio del governo Lula (2003); secondo l'IBGE il minimo storico (7,3%) è stato raggiunto nel mese di giugno.
Un'altra notizia incoraggiante riguarda l'aumento della classe media. Secondo uno studio della FGV (Fondazione Getúlio Vargas), infatti, negli ultimi 10 anni la cosiddetta "fascia C" (reddito mensile compreso fra 1.064 e 4.951 R$) ha raggiunto il 52% della popolazione, contro il 42% del 2004. [Ma attenzione: al cambio attuale, 1.064 R$ corrispondono a un reddito di poco superiore a 400 Euro].
Sempre secondo la prestigiosa FGV, in luglio l'inflazione sui prodotti alimentari di prima necessità ha rallentato la sua corsa e si è fermata allo 0,61%. Questo indice riguarda soprattutto il costo della vita delle famiglie più povere, cioè quelle con un reddito compreso fra un salario minimo e due salari minimi e mezzo (s.m. 2008 = R$ 415,00). Nel mese di giugno, l'inflazione sugli alimentari era stata dell'1,29%.
Non so se queste notizie siano concatenabili in una relazione di causa ed effetto, ma nel primo semestre è anche aumentato il fatturato delle industrie nazionali brasiliane (crescita dell'8,4%). A quanto pare, stando ai dati forniti dalla CNI (Confederação Nacional da Industria, la Confindustria locale), sarebbe proprio il mercato interno il responsabile di questo incremento.
Infine, due parole sulla famigerata e polemica "Lei seca", la legge asciutta entrata in vigore il 20 giugno scorso, che prevede fino alll'arresto per gli automobilisti scoperti a guidare in stato di ebbrezza. Nel mese dedicato alle vacanze invernali, luglio, i morti sulle strade sarebbero diminuiti di ben il 14% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso (dati forniti dalla Polizia Stradale): 530 morti, il valore più basso degli ultimi 4 anni. Il numero di incidenti e di feriti, però, sarebbe rimasto circa lo stesso.

01 agosto 2008

Toquinho







Non sono una fanatica dei concerti e Toquinho non è Djavan, ma quando uno spettacolo è bello, è bello.
Sono appena tornata dall'esibizione di Toquinho in Piazza Santo Stefano, a cui ho potuto assistere in prima fila grazie alla gentilezza di un carissimo amico (grazie, Giuseppe). Un'ora e mezza di mergulho total nella brasilianità, a suon di bossa nova ma non solo.
Mi hanno colpita in modo particolare due cose: l'italiano fluente del musicista, che conosce bene l'Italia e ha lavorato parecchio nel nostro paese, ma evidentemente ha continuato a coltivare la conoscenza del nostro idioma anche in patria (numerosi anche gli omaggi alla nostra musica, per esempio Anema e core suonata come una bossa...). E poi la sua abilità di chitarrista. Ecco, queste sono cose che si capiscono solo dal vivo, non lo percepisci esattamente in un CD e nemmeno in un DVD, è quando lo vedi suonare davanti a te che ti rendi conto che quelle dita da sessantaduenne (!!!) sono ancora agili come quarant'anni fa.
Un'unica pecca: il concerto è durato troppo poco, un'ora e mezza scarsa compresi i bis. Mi sarei fermata volentieri un'altra ora...

23 luglio 2008

Ancora musica (sul filo dell'off topic)

Il bello di un blog tematico è non essere un diario troppo personale, che sotto sotto interessa solo ai tuoi amici intimi - e ai tuoi nemici giurati che non vedono l'ora di inzuppare il pane nei fatti tuoi.
Eppure qualche volta verrebbe voglia di sfuggire al rigore (autoimposto) e fare uno strappo alla regola: parlare di persone, situazioni, sentimenti che col Brasile hanno poco a che fare, anche se magari hanno a che vedere con me.

Ma no, non si può. Non si può "parlare di". Com'è che dice il libro che sto traducendo? I nemici "parlano di", mentre gli amici "parlano con".
Così, prima di andare a nanna stasera vado a rispolverare un brano del gruppo dei Tribalistas (Marisa Monte, Arnaldo Antunes e Carlinhos Brown) che due o tre anni fa ci ha riempito le orecchie alla radio per mesi e mesi. Non potevo certo mettere un video di musica irlandese, ma chi ha orecchie per intendere intenderà.
A voi tutti questo bel brano che parla di amicizia e d'amore
, Velha infância.





15 luglio 2008

Anarchia all'italiana

Nell'intento di scrivere un post sull'immigrazione italiana in Brasile mi sono messa a fare qualche ricerca in rete e ho scoperto alcune storie interessanti a proposito dell'espansione degli ideali anarchici a opera di emigranti italiani.
Due storie su tutte: la Colônia Cecilia e l'anarchico Oreste Ristori.

La Colônia Cecília. Il famoso compositore brasiliano Antônio Carlos Gomes (1836-1896), durante il suo soggiorno in Italia conobbe il pisano Giovanni Rossi, nipote dell'anarchico Lauro Rossi. L'imperatore Dom Pedro II ne sentì parlare e invitò il giovane idealista italiano a fondare una comunità anarchica in Brasile, donandogli 250 alqueires di terra (una misura agraria di cui non ho trovato la corrispondenza esatta: a seconda della regione, spazia dai 20 a 50 mila mq) nello stato del Paraná. Qui si installò la Colônia Cecília, che sopravvisse solo dal 1890 a 1894 e, stando alle informazioni di Wikipedia, si estinse a causa dei conflitti con le comunità limitrofe e con il clero. Una curiosità: all'interno della colonia veniva praticata la poligamia.

Oreste Ristori. Fra i tanti anarchici italiani che emigravano verso le Americhe all'inizio del XX secolo (non possiamo dimenticare la vicenda di Sacco e Vanzetti), spicca in Brasile la figura di Oreste Ristori da San Miniato, a cui il professore di storia Carlo Romani dell'Universitá di Campinas ha dedicato la propria tesi di laurea, poi trasformata in libro, dal titolo "Oreste Ristori. Un'avventura anarchica". Ristori rimase a São Paulo per 32 anni, dal 1904 al 1936, dove fu anche direttore di un periodico anarchico, "La battaglia". Fu definito uno dei peggiori agitatori mai visti in terra brasiliana e venne espulso dal governo di Getúlio Vargas nel 1936, in quanto indesiderato.

È innegabile l'importanza dell'immigrazione italiana in tutto il movimento anarchico brasiliano. Il primo grande sciopero generale avvenuto in Brasile nel 1917 fu possibile solo grazie all'organizzazione appoggiata dai nostri operai immigrati. Il movimento anarchico perse tuttavia molte forze con la fondazione, nel 1922, del Partito Comunista. La sua scomparsa definitiva può essere fatta risalire al colpo di stato del 1964.
Insomma, l'avreste mai detto che in Brasile dire anarchia significhi quasi automaticamente dire Italia?...

11 luglio 2008

Terra Nostra 2

(e poi prometto di smetterla con le telenovelas)
Ho scoperto che in questo stesso periodo sta andando in onda anche "Terra Nostra 2" (Rete4, all'alba delle 5 del mattino).
Ci tenevo a un chiarimento. "Terra Nostra 2" NON è il seguito di Terra Nostra, come erroneamente afferma Wikipedia; infatti il titolo originale era "Esperança" cioè Speranza, il nome di una fazenda ma anche un progetto di vita per gli italiani che fuggivano dalla miseria e dal regime fascista ed emigravano in sudamerica.
Mentre "Terra Nostra" si svolge alla fine dell'800 (l'abolizione della schiavitù risale al 1888, i lavoratori italiani di fatto sostituirono gli schiavi nelle piantagioni di caffè), "Esperança" prende il via negli anni '30 del XX secolo quando l'emigrazione italiana in Brasile aveva profondamente cambiato i propri connotati:
iniziava l'industrializzazione del Brasile, prendevano il via i movimenti operai e gli italiani spiccavano per il loro attivismo anarchico.
Le due telenovelas hanno molti attori in comune, però impegnati in ruoli diversi. Antonio Fagundes, per esempio, nella prima interpreta il signor Gumercindo, brasiliano proprietario della fazenda di caffè in cui lavora Matteo, mentre nella seconda interpreta il fascista Giuliano di Civita di Bagnoregio (bellissime le prime scene che si svolgono nel paese), padre di Maria, l'eterna innamorata di Toni che però è emigrato in Brasile. Raul Cortez interpreta il banchiere Francesco nella prima, il pianista Gennaro nella seconda.
Se vi interessa saperne di più, su Musibrasil ho reperito un vecchissimo articolo che parla di questa grande produzione italobrasiliana (coprodotta da Mediaset) e che potete leggere cliccando qui.

08 luglio 2008

Terra Nostra


La telenovela brasiliana Terra Nostra è tornata sugli schermi italiani dopo 7 anni dalla sua prima messa in onda su Rete4, questa volta trasmessa da RaiTre (tutti i giorni alle ore 13).
È stata una bella sorpresa ritrovare i volti di alcuni fra i più grandi attori della televisione Brasiliana, in particolar modo il mai abbastanza compianto Raul Cortez che interpretava magistralmente il signor Francesco. Un attore non citato sul sito di Wikipedia è Antonio Calloni (nel ruolo di Bartolomeo), che con questa novela divenne famoso al grande pubblico dopo molti anni da attore di teatro. Con questa stessa telenovela divenne famosa anche la bellissima Maria Fernanda Candido.

Mi preme ricordare che la telenovela brasiliana non è affatto un genere di serie B. Le produzioni di Rede Globo sono prodotti televisivi di altissimo livello tecnico e recitativo e rappresentano un elemento importante della cultura contemporanea brasiliana.
La telenovela cosiddetta "delle otto" (che però va in onda alle 9 di sera dopo il telegiornale) viene seguita da moltissime persone ed è trasversale per quanto riguarda classi sociali, livello di istruzione, realtà urbana o rurale, nord o sud.
Ovviamente andrebbe spesa una parola sui valori e sui modelli veicolati da questo tipo di prodotto, non sempre altrettanto "democratici" quanto la trasversalità del loro pubblico. Tuttavia, va riconosciuto alle telenovelas il merito di partecipare attivamente alla divulgazione di informazioni e riflessioni relativamente a grandi temi sociali (per esempio l'AIDS, i trapianti, la lotta per la terra, la corruzione politica ecc.).
Insomma, non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca del bagnetto e soprattutto non confondiamo la telenovela brasiliana con altri sceneggiati a basso costo prodotti in altri paesi dell'America Latina.
Se non avete niente da fare nei prossimi giorni, settimane, mesi, all'ora di pranzo date un'occhiata a qualche episodio di Terra Nostra. Sarà un modo interessante e gradevole di scoprire qualcosa sull'emigrazione italiana in Brasile e sui suoi protagonisti che, alla fine dell'800, sostituirono gli schiavi nelle piantagioni di caffè. E se volete andare a vedere la pagina di Wikipedia in portoghese, con qualche informazione in più rispetto a quella italiana, basta cliccare qui.

02 luglio 2008

Firmato: traduttori

Qualche giorno fa mi è stato segnalato un interessantissimo blog gestito da un gruppo di traduttori letterari brasiliani, intitolato "Assinado: tradutores".
I temi proposti sono simili a quelli che discutiamo anche qui in Italia: riconoscimento pubblico della figura del traduttore, inserimento del nome in copertina e sui database(librerie virtuali e case editrici comprese), compensi dignitosi, rispetto delle leggi in materia di diritto d'autore del traduttore letterario.
Da alcuni mesi l'argomento all'ordine del giorno fra i colleghi brasiliani è di particolare gravità: i traduttori infatti hanno denunciato alcune case editrici che si sono appropriate indebitamente del loro lavoro. Questi editori, impegnati nella pubblicazione di classici tascabili, stanno violando apertamente la legge sul diritto d'autore.
Abbiamo detto classici. In alcuni casi si tratta di opere di pubblico dominio, e cioè i cui autori sono morti da più di 70 anni e per le quali nulla è dovuto dal punto di vista patrimoniale, almeno agli autori originali. Su questi libri, però, il nome del traduttore non viene mai citato, e già è una violazione grave visto che si disconosce la paternità dell'opera (non dimentichiamo che il traduttore, come dice il mio collega Luca Fusari, è un "riscrittore di libri altrui", cioè un autore a tutti gli effetti). Inoltre le edizioni vengono copiate da opere regolarmente in commercio (e non ritradotte e pubblicate come nuove edizioni, a esempio di molte ritraduzioni dei classici comparse in Italia negli ultimi anni).
Sarebbe come se un editore italiano di tascabili andasse a prendere l'edizione Mondadori del 1957 de I fratelli Karamazov tradotto da Agostino Villa, e la pubblicasse pari pari senza chiedere niente a Mondadori o al signor Villa, se ancora vivo (oppure ai suoi eredi). Capite la gravità?
I miei colleghi brasiliani si sono lanciati in un duello che ricorda molto la storia di Davide e Golia. Ma hanno dalla loro parte la legge e... beh... ricordate come andò a finire l'episodio biblico? Non è mai detta l'ultima parola.
Boa sorte, colegas!

26 giugno 2008

41 anni dalla morte di don Milani (fuori tema ma non troppo)

Il 26 giugno di 41 anni fa moriva don Lorenzo Milani, priore di Barbiana.
Non metto link perché basta digitare il suo nome su Google per ottenere una quantità inenarrabile di riferimenti. Mi preme qui mettere in evidenza, invece, la sua affinità pedagogica e soprattutto ideologica con un altro grande educatore del XX secolo, il brasiliano Paulo Freire.
Milani e Freire furono contemporanei. Entrambi svilupparono una "pedagogia degli oppressi" nello stesso periodo (a cavallo fra gli anno '50 e gli anni '60), entrambi avevano l'obiettivo di promuovere l'istruzione delle masse popolari al fine di renderle protagoniste della propria emancipazione tramite la lettura critica della realtà.
Milani e Freire non si conobbero mai. Freire, dopo l'esilio, il rientro in patria e la totale reintegrazione nell'ambiente culturale e politico brasiliano, è morto nel 1997 e tuttora rappresenta un punto di riferimento irrinunciabile per chi voglia affrontare seriamente il tema della cosiddetta educazione popolare.
Don Milani invece è morto nel 1967 consumato da una malattia di cui oggi non esiteremmo a dire, come nel caso di Enzo Tortora, che la persecuzione ingiusta a cui l'uomo era stato sottoposto ha avuto un ruolo fondamentale. Don Milani è morto senza ricevere l'assoluzione dai suoi presunti crimini, l'ultimo processo è stato cancellato per decesso del reo e quindi non ha mai avuto la soddisfazione di veder ripulita, anche dal punto di vista giudiziario, la propria reputazione ingiustamente infangata.
Il riconoscimento di cui gode oggi in numerosi ambienti, soprattutto non cattolici (rincresce dirlo, ma è così...), fa parzialmente giustizia a una figura che la nostra cultura dovrebbe imparare a valorizzare di più, soprattutto in un'epoca in cui il modello di riscatto sociale proposto ai ragazzi italiani e stranieri delle nostre periferie urbane più degradate (se fosse vivo, don Milani oggi si dedicherebbe a loro) è quella del binomio calciatore-velina.

24 giugno 2008

Feliz São João!


Ecco il falò di San Giovanni che ieri sera ha illuminato molte strade e vicoli della piccole e grandi città del Nordest.
Oggi è la giornata centrale delle Festas Juninas e, malgrado il Battista non sia il patrono di Recife, nella mia città di adozione questo giorno viene considerato festivo.
Per chi vuol saperne di più, la pagina di Wikipedia (in portoghese) può essere utile.
Buon San Giovanni a tutti e auguri a chi porta questo bel nome.

20 giugno 2008

Tributo a Djavan

Stimolata dal dialogo virtuale intrattenuto con Gaja e, indirettamente, con tale Mimmo che non ho il piacere di conoscere nemmeno virtualmente, dedico lo spazio di oggi al grande Djavan, già visto e ascoltato nel post del 25 marzo scorso insieme a Gal Costa e Chico Buarque.
Djavan, al secolo Djavan Caetano Vieira, è un musicista, autore, poeta e chitarrista brasiliano. Figlio di una lavandaia nera e di un lontano discendente di olandesi, è nato nel 1949 Maceió, capitale dello stato di Alagoas, e vive a Rio de Janeiro dai primi anni '70.
La sua musica riesce a mescolare i ritmi più autenticamente brasiliani alle sonorità del jazz e del blues; forse è per questo che ha avuto un discreto successo anche negli Stati Uniti. Resta il fatto che è uno dei musicisti brasiliani più riconosciuti a livello internazionale.
Io non mi intendo molto di musica, i miei gusti sono molto viscerali, "de panza". Djavan con i suoni, con la voce sensuale, con l'arpeggio della chitarra mi fa semplicemente rabbrividire. I suoi testi, poi, sono intrisi di una poeticità che mi fa capire il significato dell'aggettivo "intraducibile"; quando qualcuno mi chiede gentilmente di tradurre una sua canzone mi intimidisco e declino l'invito.
La prima volta che ne ho udito la voce, nel lontano 1991, mi sono sentita come ipnotizzata. No, non riesco a essere critica quando si parla del mio musicista preferito in assoluto (mi rivolgo soprattutto alle signore e signorine in ascolto: non so voi, ma io trovo che sia anche un uomo dotato di straordinario sex appeal...).

È da quando ho iniziato a scrivere questo thread che mi domando quale canzone inserire da youtube; nell'impossibilità di scegliere "la più bella", scelgo la prima che sentii in quel lontano pomeriggio di novembre di 17 anni fa, "Oceano", in versione dal vivo, unplugged. Buon ascolto.


19 giugno 2008

Nuovo incremento dell'occupazione

Notizie incoraggianti sono state divulgate oggi dai principali organi di stampa brasiliani. A quanto pare, i nuovi posti di lavoro creati negli ultimi 5 mesi hanno superato la barriera del milione (1.051.946 secondo i dati forniti dal Caged, l'organo che registra gli indici di occupazione e disoccupazione a livello nazionale).
Inoltre, per la prima volta il numero di lavoratori regolarmente registrati nel paese ha superato i 30 milioni. Si tratta di segnali importanti, perché indicano un incremento del lavoro formale (in contrapposizione al cosiddetto lavoro "informale", come il piccolo commercio di strada o altre forme di sopravvivenza urbana e rurale non catalogabili come lavoro regolare) e con esso la possibilità di far crescere i diritti dei lavoratori. Senza parlare della maggior stabilità economica che, anche nelle fasce salariali più deboli, contribuisce comunque a un miglioramento generale delle condizioni di vita.
Pur fra mille contraddizioni e con molta strada ancora da fare, il Brasile cresce. Inesorabilmente.

12 giugno 2008

Dia dos namorados

Ebbene sì, in Brasile la festa degli innamorati, dei fidanzati, delle coppie che si vogliono bene è oggi e non il 14 febbraio.
Perché mai?, si domanderanno i miei curiosi lettori.
Domani, 13 giugno, è S. Antonio, il santo "casamenteiro" cioè propiziatore di matrimoni. La vigilia della solennità di questo santo è quindi il giorno più giusto per festeggiare l'amore di coppia. Conosco un sacco di gente che si è fidanzata o sposata in questi giorni, è una tradizione che ha radici antiche e non ha il difetto di essere nata come festa meramente commerciale a suon di cioccolatini.
Per completare l'informazione, sappiate che nel Nordest esistono alcune usanze popolari che hanno come scopo convincere il santo a procurare un fidanzato alle signorine senza marito. La più divertente è quella secondo la quale bisognerebbe appropriarsi di nascosto di una statua di S. Antonio e poi appenderla a testa in giù nell'armadio: "Ti raddrizzo solo quando mi trovi un fidanzato!". Ma è fondamentale che la statuetta non sia comprata né regalata: deve essere trafugata di nascosto, rubata, sottratta in chiesa o a qualche zia devota. E restituita a servizio concluso, ovviamente, ovvero a fidanzato accalappiato!
Auguro un felice dia dos namorados a tutti quelli che si amano, a chi è innamorato, a chi è in trepidante attesa di una dichiarazione e a chi spera di trovare - come mi diceva una giovane amica ieri sera a cena - "qualcuno da amare per tutta la vita".
E che sia un giorno sereno anche per chi, come me, è solo. Che Sant'Antonio non se ne abbia a male se lo lasciamo in pace, a testa in su, sull'altarino di casa della vecchia zia devota...

06 giugno 2008

Cinema: due pellicole brasiliane nelle sale

In uscita oggi nelle sale italiane due importanti film brasiliani.
Il primo è "Tropa di elite - Gli squadroni della morte" di José Padilha, premiato con l'Orso d'oro al festival di Berlino e di cui si è già parlato qui sul blog il 16 febbraio scorso.
Il secondo è "L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza" del mio coetaneo Cao Hamburguer.
Dopo alcuni anni sottotono, finalmente il buon cinema brasiliano ritorna nel circuito internazionale.
Memorabili l'exploit, nel 1998, del pluricandidato all'Oscar "Central do Brasil" (1997) di Walter Salles (lo stesso regista de "I diari della motocicletta", il film su Che Guevara) e il controverso successo nel 2003 di Cidade de Deus (2001), il cui titolo è stato orrendamente tradotto in Italia con "City of God" (come se avesse senso battezzare una favela di Rio con un nome americano!), di Fernando Meirelles, lo stesso regista dell'attesissimo "Cecità" di cui si è parlato pochi giorni fa.
Non so se andrò a vederli, mi infastidisce l'idea di assistere a un film brasiliano doppiato. Forse aspetterò l'uscita dei DVD per poterli vedere in lingua originale. O forse no.
Se qualcuno dei miei affezionati lettori ci andrà, saranno graditi commenti, recensioni, complimenti e stroncature.

04 giugno 2008

Rio de Janeiro, le Olimpiadi e la Coppa del Mondo


Il Comitato Olimpico ha annunciato le quattro città candidate a ospitare le Olimpiadi del 2016: Madrid, Chicago, Tokio e Rio de Janeiro. Il risultato finale sarà annunciato il prossimo anno, anche se le probabilità che i giochi siano ospitati dalla città carioca mi paiono francamente molto esili.
Tuttavia, è significativo che sia riuscita a superare la prima selezione; a ciò ha sicuramente contribuito il buono svolgimento dei giochi Panamericani dello scorso anno.
Ricordiamo anche che il Brasile ospiterà la Coppa del Mondo di calcio nel 2014.
Come ogni cosa, ci sono pro e contro. Il paese non ha ancora risolto i suoi problemi relativamente alla povertà, all'istruzione, alla sanità pubblica, alla sicurezza, all'equità sociale, alle emergenze ambientali. Ospitare i grandi eventi sportivi internazionali è una priorità? I grandi proventi economici che ne deriveranno potranno beneficiare tutta la popolazione, o resteranno appannaggio dei soliti noti? E la sicurezza? Le forze dell'ordine saranno all'altezza del compito, quando le città saranno invase da turisti e tifosi? Quale quota del magna-magna finirà nelle tasche della criminalità locale più o meno organizzata?
Io sono ottimista. Voglio credere che il Brasile riuscirà a rispondere positivamente alla sfida dei mondiali FIFA del 2014 e che prima o poi potrà ospitare anche le competizioni olimpiche.
Il Brasile è un grande paese, con un grande popolo. Merita di farcela.

(Nella foto: il monumento di Juscelino Kubitschek a Brasilia, vestito con la maglietta della Seleção in occasione dell'annuncio della FIFA - Brasil 2014)

15 maggio 2008

Cecità

E intanto Fernando Meirelles non sbaglia un film... ormai approdato a Hollywood, l'eccellente regista brasiliano si è cimentato niente meno che con uno dei romanzi più affascinanti e tragici di tutta la letteratura in lingua portoghese, "Cecità" del Premio Nobel José Saramago.

Il film ha aperto ieri il 61º Festival di Cannes e conta su un cast d'eccezione, fra cui spicca la protagonista Julienne Moore.
Sono curiosissima di vedere come il regista brasiliano è riuscito a rendere sul video quella storia allucinante che - lo confesso senza vergogna - ho iniziato a leggere due anni fa e non sono ancora riuscita a finire.
Fernando, ti aspettiamo al varco. E complimenti per aver portato ancora una volta il nome del Brasile sulla passerella di uno degli eventi cinematografici più importanti del mondo.

14 maggio 2008

E Marina se ne va


Una delle più illustri rappresentanti del governo Lula, la Ministra dell'Ambiente Marina Silva, ha presentato ieri le sue dimissioni.
Le motivazioni ufficiali non sono ancora state divulgate, ma da molti mesi (anni?) Marina Silva era diventata una voce che grida nel deserto, in aperto conflitto con i colleghi ministri più preoccupati degli aspetti economici e di mercato che di un'effettiva tutela dell'ambiente.
Marina ha 50 anni e le sue origini sono umili: è nata in una famiglia di "seringueiros", i lavoratori che estraggono il caucciù dall'albero della gomma, nell'interno dello stato amazzonico dell'Acre. Ha conosciuto e collaborato strettamente con Chico Mendes quando, negli anni 80, era una giovane militante del PT e della CUT (la confederazione sindacale legata al PT).
Nel 1994 è stata eletta senatrice per lo stato dell'Acre e nel 2003 è stata chiamata da Lula al Ministero dell'Ambiente, dove è rimasta per una legislatura e mezza, fino a ieri.
Appena avrò accesso a informazioni più precise (e più "critiche") rispetto a quelle riportate dai grandi media nazionali proverò a scrivere qualcosa di più.
Certo, dispiace e scoraggia vedere uno dei migliori elementi dell'attuale governo gettare la spugna davanti alla difficoltà di far rispettare principi di fondo e priorità politiche come quella della tutela dell'ambiente, elemento cruciale dello sviluppo del Brasile.

Di questi tempi, verrebbe quasi da commentare che tutto il mondo è paese...

29 aprile 2008

Tutto è bene quel che finisce bene


(e poi prometto che la pianto e non ne parlo più)

Eccolo. È il frontespizio corretto e applicato sulle copie del libro. Giustizia è fatta e sia dato merito alla sollecitudine di Edizioni San Paolo che ha prontamente rimediato all'incidente dell'omessa citazione. Vorrei approfittarne per ringraziare pubblicamente il direttore editoriale Don Elio Sala che si è prodigato personalmente affinché tutto fosse risolto al meglio.

Ne approfitto, come promesso, per lasciarvi il link alla recensione dell'Avvenire del 23 aprile scorso e quello alla scheda del libro (per questi due link ringrazio per la collaborazione un gentile conoscente che non vuole essere identificato e che per comodità chiamerò CC).
Grazie a tutti per la pazienza con cui avete seguito la mia vicenda e, se lo leggerete, non dimenticate di farmi sapere cosa ne pensate. Senza pietà e senza mezzi termini.

24 aprile 2008

Dom Helder: recensioni

Iniziano a piovere recensioni del libro.
La prima, pubblicata a tutta pagina dall'Avvenire di ieri e firmata niente meno che da Marco Roncalli, nipote di Papa Giovanni, ho provato a caricarla su un'area pubblica ma non riesco a renderla accessibile con un link (ci riprovo più tardi ed eventualmente correggo il post).

La seconda uscirà domani sul Venerdì di Repubblica: conterrà alcuni brani delle lettere, il titolo del libro, l'autore, l'editore, il prezzo e persino il numero delle pagine. Peccato che il solito Polito non abbia specificato che il libro non è stato scritto direttamente in italiano né i testi si sono selezionati da soli... ma tant'è. Voi, miei simpatici e pazienti lettori, lo sapete che quel "bambino" è mio figlio...
In altro link, renderò disponibile anche la scheda bibliografica.

21 aprile 2008

Obrigada, Musibrasil

Musibrasil è una testata virtuale interamente dedicata al Brasile (vedi link a lato).
Ieri Francesco Giappichini mi ha lasciato un messaggio in cui segnalava di aver parlato del mio blog in uno dei suoi articoli,
L'italica blogosfera che pensa al Brasile.

Lo ringrazio calorosamente per il tributo, anche se ho un'osservazione da fare: non si tratta in verità di un blog "molto" personale. Forse lo è stato di più negli ultimi tempi, ma è sufficiente fare un giro nei vari tag (economia, società, salute, news, geografia, demografia) per accorgersi che l'elemento personale è più che altro un pretesto per tentare di fare ciò che Francesco ha colto con il consueto acume: "una battaglia forse inutile contro gli stereotipi sul Brasile".
In ogni caso, grazie ancora a Musibrasil. E non solo per aver segnalato il mio blog ai suoi numerosi lettori, ma soprattutto per l'impagabile servizio giornalistico che svolge e che sicuramente contribuisce in modo sostanzioso alla nostra battaglia, a mio parere tutt'altro che inutile.
Saravá!

18 aprile 2008

Dengue, malattia pericolosa (+ off topic)

Sono già 87 i morti per dengue nel solo stato di Rio de Janeiro.
A Recife i casi sono in aumento (25% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso) e così pure in tutto il Brasile.
L'elemento più preoccupante riguarda l'epidemia di dengue emorragica, la forma più grave (e a volte mortale) della malattia.

Ma che cos'è la dengue? Si tratta di una virosi trasmessa da una zanzara della specie aedes egypti, della stessa famiglia della zanzara-tigre (aedes albopictus).
I sintomi principali della dengue classica sono la febbre alta e i dolori alle ossa, alle giunture e alla testa; di solito si risolve in 5-7 giorni, ed è diagnosticabile con esattezza (cioè, distinguendola da una banale virosi influenzale) solo due settimane dopo la sua comparsa. È infatti questo il tempo necessario a far sì che nel sangue si manifestino i suoi anticorpi specifici. "E allora a che serve sapere se si è avuta o no la dengue?" domanderanno i miei curiosi lettori. Serve eccome.
La dengue emorragica, infatti, può diventare letale proprio in quei pazienti che sono già stati colpiti dalla forma comune e quindi hanno già gli anticorpi che però, essendo "tarati" su un altro ceppo virale, non riescono a neutralizzare l'infezione.
In Brasile, il governo centrale e le amministrazioni locali sono impegnati da anni nella prevenzione a questa malattia infausta. I consigli che vengono dati alla popolazione sono gli stessi che vengono divulgati da noi per combattere la zanzara tigre: non lasciare in giro acque stagnanti (compresi i sottovasi domestici), onde evitare che le larve della micidiale zanzara si sviluppino e proliferino.
Attenzione! La battaglia contro la zanzara tigre non è una banalità. Il virus della dengue può occasionalmente essere trasportato anche dalla
aedes albopictus e quindi siamo tutti potenzialmente infettabili. Il mondo non ha più frontiere, e anche se ne avesse... le zanzare e i virus se ne fregano.
Io la dengue l'ho avuta tre volte e francamente farei volentieri a meno di raggiungere quota 4.

Off Topic (strettamente personale)
Vedo che ricevo spesso visite da Motta di Livenza. Sono curiosa di sapere se si tratta di qualcuno dei miei cugini paterni, mi farebbe un immenso piacere. Amico/a di Motta, se puoi e vuoi, lasciami un messaggio o mandami una mail. L'indirizzo lo trovi facilmente sfruculiando nei miei link.

10 aprile 2008

Il Libro: aggiornamenti

Le novità sono che ho trovato una grandissima disponibilità da parte della casa editrice. La colpa c'è, ma non c'è stato dolo, non c'è stata malafede.
Si stanno prodigando per rimediare e stiamo negoziando diverse condizioni interessanti per il lancio del libro.
Insomma, non tutto è perduto.
Grazie a tutti per l'appoggio e la solidarietà e, mi raccomando... leggete il libro!

P.S. Oggi la mia amica A.P. è stata qui e le ho letto alcuni brani. Si è commossa e ha pianto. Non mi ero resa conto di quanto quei testi potessero essere contundenti. Sono orgogliosa del mio lavoro, ma soprattutto sono onorata di averlo potuto fare...

08 aprile 2008

È uscito il libro!!!


"Roma, due del mattino", il libro che contiene una selezione delle lettere di Dom Helder Camara dal Concilio Vaticano II di cui sono stata curatrice e traduttrice, è finalmente uscito.
In anteprima, potete leggere sul sito della rivista Jesus un estratto dell'introduzione scritta da me e da Luis Carlos Marques e alcuni brani scelti delle lettere
cliccando qui.

Unica nota negativa: le edizioni San Paolo hanno "dimenticato" di scrivere il nome della curatrice e traduttrice dell'opera sul frontespizio, per cui in sede di catalogazione bibliografica sembrerà che il libro si è tradotto da solo...

P.S. Ho consultato un avvocato. Pare che in casi come questo ci siano gli estremi per un'azione legale...
Aspetto di sbollire la rabbia e poi decido il da farsi.

04 aprile 2008

La signora D.P.

Fra i contribuenti che questa mattina sono venuti a fare la dichiarazione dei redditi da me c'era anche la signora D.P.
La signora D.P. ha un figlio adottivo di 21 anni, grave disabile mentale, M., brasiliano di Salvador (Bahia).
Abbiamo parlato della bellezza del Brasile, di com'era la spiaggia di Porto de Galinhas una quindicina d'anni fa... dalle sue parole traspariva un grande amore per il "nostro paese d'adozione" (in fin dei conti lo è per entrambe, sebbene in un senso diverso).
A un certo punto, saputo che avevo abitato a Recife, mi ha raccontato di avere un'altra figlia brasiliana di Recife, 23enne, che se n'è andata di casa a 17 anni nel più totale rifiuto della famiglia adottiva. Oggi ha un bambino di 6 mesi che i nonni non hanno mai visto.
Con discrezione, le ho chiesto se sapevano della disabilità di M. quando lo hanno adottato. "No, siamo andati a prenderlo che aveva solo 3 mesi. Del suo problema ce ne siamo accorti a 14 anni".
In quel momento ho pensato "mannaggia, ma che sfortuna!".
Però, colpita da non so bene quale ispirazione, l'ho guardata con un sorriso e le ho detto: "Che bambino fortunato ad aver trovato dei genitori come voi!".
Le si sono riempiti gli occhi di lacrime e mi ha stretto la mano fra le sue.
Questo post è dedicato alla signora D.P., ai suoi amatissimi figli brasiliani e a tutti i genitori (naturali e adottivi) i cui figli non hanno saputo, potuto o voluto realizzare i sogni che mamma e papà avevano su di loro.

28 marzo 2008

Un lustro


Sono passati esattamente 5 anni dal mio rientro definitivo in Italia.
Dopo un viaggio di 11 giorni a bordo di una nave da crociera salpata da Recife il 17 marzo 2003, il 28 sbarcavo al porto di Genova. Un gentilissimo amico ligure mi aspettava con un gran mazzo di fiori e mi accompagnò in macchina fino a Bologna.
Lo vedete nella foto insieme al giovanotto che mi aveva aiutata a trasportare i bagagli del mio trasloco: un baule, tre valigie, due zaini, la chitarra...
11 giorni di viaggio, uno per ciascun anno trascorso in Brasile. Un rientro morbido, reso meno malinconico dall'avventura della traversata oceanica ma anche indimenticabile dalla notizia dell'ingresso in Iraq delle truppe USA. Ogni giorno, l'elaborazione del distacco da un anno di vita prima ancora che di esperienza.
Non apprezzai la crociera (anzi credo che non potrò mai apprezzare quel tipo di vacanza), ma come viaggio di rientro fu assolutamente perfetto per le mie esigenze interiori.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Il Brasile è rimasto nel mio cuore, ma ho fatto molti altri viaggi, molte altre "navigazioni" nella vita.
No, non ho ancora trovato un vero approdo e forse non lo troverò mai.
Rubando le parole a un poeta a me molto caro, Heleno Oliveira, probabilmente l'unico metaforico approdo possibile è "o cais no fim do mundo"...

27 marzo 2008

Quota 4000 (con deviazioni posteriori...)

Malgrado il non-tema dell'ultimo post, dopo alcune settimane di flessione il blog ha ripreso a essere visitato con una certa frequenza. Oggi ha raggiunto il significativo traguardo dei 4000 contatti da quando, il 10 agosto scorso, ho inserito il contatore.
Sono grata a coloro che, continuando a visitarmi e a lasciarmi messaggi (qui, ma anche in privato), mi testimoniano la loro stima e mi forniscono la motivazione
necessaria ad andare avanti anche nei momenti di maggior stanchezza.

Certo, alcune bizzarrie
legate alle chiavi di ricerca utilizzate da chi sul blog ci finisce per caso mi fanno sorridere e mi lasciano anche un po' perplessa e "preoccupata".
Per esempio, fra i mille visitatori di questo mese ce n'è uno che è arrivato fin qui inserendo su Google la seguente stringa: culi grandi Brasile. Probabilmente il mio lettore di passaggio (forse solo uno spiritosone, forse un povero e solitario frustrato) era in cerca di tutt'altro e invece è andato a finire in un pallosissimo blog tematico sul Gigante Sudamericano...
Mi auguro che tutto questo abbia comunque un effetto collaterale virtuoso: chissà che qualcuno, leggendo i miei interventi, non riesca a decostruire qualche stereotipo, francamente ormai stantio, sulle bellezze del Brasile...

25 marzo 2008

Passa, nuvem negra...

... larga o dia, vê se leva o mal que me arrasou
pra que não faça sofrer mais niguém...
Esse amor que é raro
e é preciso pra nos levantar me derrubou,
não sabe parar de crescer e doer...

(parole e musica di Djavan, interpretano Djavan, Gal Gosta e Chico Buarque)



Prima o poi passerà...

21 marzo 2008

Venerdì Santo, tradizioni del Nordest

Oggi è il Venerdì Santo, giorno festivo in Brasile (il lunedì dell'Angelo, invece, è un normale giorno lavorativo).
La tradizione di questa festività ha le sue radici nell'epoca dello schiavismo; per rispetto alla morte di Nostro Signore Gesù Cristo, infatti, il Venerdì Santo era l'unico giorno dell'anno in cui agli schiavi era consentito di non lavorare. Non c'è da stupirsi, quindi, se questa ricorrenza è diventata un giorno di festa.
Nel Nordest sopravvivono ancora molte tradizioni antiche, legate soprattutto alle abitudini alimentari. In primo luogo, il cosiddetto "digiuno" (jejum) viene identificato con l'astinenza dalla carne; non è raro sentirsi fermare da un povero che chiede dei soldi per... fare il digiuno!... cioè per comperare del pesce.
Ma i piatti più tradizionali del venerdì santo nordestino sono costituiti da cibi poverissimi come i fagioli freschi, la pappa di zucca e la famosa (o famigerata?) maniçoba, una pappa verde preparata con le foglie fresche della manioca, dall'aspetto ambiguamente simile a quello degli escrementi bovini...
Questa sera nelle chiese cattoliche sarà realizzata la processione del Cristo Morto, durante la quale una macabra statua di Gesù deposto dalla croce, coperta da un drappo viola, viene portata in giro per le strade con l'accompagnamento di canti e musiche bandistiche.
Anche nelle nostre città dell'Italia centrale e meridionale sopravvivono tradizioni analoghe. Ricordo che in occasione della mia prima Pasqua brasiliana mi venne spontaneo fare il paragone con le cerimonie della Settimana Santa a Castiglion Fiorentino (AR), paese natale di mia madre, e con la processione del Venerdì Santo a cui ebbi occasione di assistere parecchi anni fa a Cascia (PG).
La religiosità popolare cattolica resiste al tempo e crea strani affratellamenti a migliaia di chilometri di distanza...

Approfitto dell'occasione per augurare a tutti quelli che mi leggono, quale che sia il loro credo (o il loro non-credo), una Pasqua serena e una primavera ricca di vita nuova.

Dimenticavo: oggi, 21 marzo, nell'emisfero Sud ha inizio l'autunno...

16 marzo 2008

Perché non parlo del Tibet...

L'amica Isabel Green suggerisce affettuosamente che io parli dell'incresciosa situazone del Tibet. Cercherò di spiegare a lei e a voi perché non lo faccio.
Quando ho aperto questo blog, ho scelto che fosse tematico e che parlasse del Brasile e di tutto quanto può ruotare intorno al mio amore viscerale per questo paese. Non ho voluto fare né un blog personale nel quale raccontare la mia vita, né un blog genericamente internazionalista, anche se avrei probabilmente avuto materiale per entrambi.

Le mie attività di volontariato internazionale mi mettono in contatto quotidianamente con numerose realtà di sopraffazione e ingiustizia non meno gravi di quella del Tibet (ma purtroppo meno divulgate a livello mediatico). Spesso ricevo informazioni di prima mano da amici e conoscenti che da anni lavorano "al fronte" e hanno una visione dei problemi decisamente diversa da quella trasmessa dai media nazionali.

Potrei quindi scrivere un post sulla dittatura rwandese spacciata internazionalmente come democrazia-modello... potrei parlare della triste situazione dei bambini angolani sempre più vittime delle mine antiuomo... o ancora fare un discorso sulla difficile situazione di guerriglia in numerose regioni della Repubblica Democratica del Congo... Per non dire dell'attuale crisi in Kenya (chi ne ha parlato più?) e delle possibili ricadute - non proprio positive, stando a quanto mi riferisce un amico fidato che fa su e giù da Embu da circa 20 anni - di un'eventuale elezione di Barak Obama alla presidenza USA... E di Gaza, e dei Territori, ne vogliamo parlare?...

Ecco, dovrei aprire un altro blog, mettermi ad approfondire, a studiare, e francamente non me la sento. Preferisco la sicurezza, magari un po' codarda, di parlare di ciò che conosco meglio.
Per la situazione del Tibet, ma anche quella del Rwanda, del Congo, dei Territori Palestinesi, del Kenya, dell'Angola e di altri paesi troppo spesso dimenticati, vi esorto a ricercare in rete tutte le informazioni possibili, di preferenza quelle alternative ai grandi media nazionali.

P.S. Ciò non toglie che, grazie alla sensibilità di alcuni colleghi presenti alla riunione sindacale di ieri, anch'io mi sia dotata di fascia rossa da legare al braccio, in segno di solidarietà con le mie sorelle e i miei fratelli tibetani...

12 marzo 2008

Buon compleanno, Recife!



Oggi è il 471º compleanno della mia città di adozione, Recife, fondata dai portoghesi nel 1537.
Poggiata sulla foce di due fiumi, il Capibaribe ("fiume dei capivara", gli imponenti roditori che ne popolavano le rive fino a qualche decennio fa) e il Beberibe, che prima di gettarsi nell'Atlantico confluiscono in un dedalo di canali che hanno meritato alla città il titolo di "Venezia del Brasile" - ma forse sarebbe più corretta paragonarla con Amsterdam - vanta bellezze naturali e artistiche, ma soprattutto un popolo ospitale, battagliero, orgoglioso della propria storia e della propria cultura.
Recife fu la culla di numerose rivoluzioni libertarie: dalla battaglia del monte di Guararapes nel 1634, che segnò la fine dell'invasione olandese del Pernambuco, alla guerra dei Mascates, i commercianti, che nel 1710-11 affermarono la vocazione commerciale della città in opposizione all'oligarchia terriera che aveva la sua sede in Olinda; dalle rivolte libertarie dell'800 ispirate ai movimenti europei al ruolo attivo nella resistenza contro la dittatura militare nel ventennio 1964-84.
Recife ospitò la prima Sinagoga delle Americhe, fondata dagli ebrei olandesi nel 1630. Espulsi dal Brasile in seguito alla guerra di Guararapes, si spostarono nell'America del Nord e andarono a rifondare la loro comunità nientemeno che a Nuova Amsterdam, la futura Manhattan nel cuore di New York.
Recife ospita il carnevale più autenticamente popolare del Brasile e il blocco carnevalesco più numeroso del mondo, il Galo da Madrugada, con oltre un milione e mezzo di "foliões".
Recife è il terzo polo sanitario del paese, dopo São Paulo e Rio de Janeiro (anche se purtroppo il sistema sanitario pubblico lascia ancora molto a desiderare).
Recife ospita il più grande Shopping Center dell'America Latina (anche se metà della sua popolazione non può permettersi neanche di metterci piede).
Recife possiede la più lunga strada urbana in linea retta del mondo, l'Avenida Caxangá (anche se la viabilità cittadina soffre ancora di moltissime carenze).
Recife rappresenta uno dei principali poli informatici del Brasile (anche se gli analfabeti digitali sono ancora troppi, soprattutto nelle fasce più povere della popolazione).
Recife ha una spiaggia urbana bene attrezzata e bellissima, Boa Viagem (anche se l'inquinamento, gli squali e la sporcizia lasciata dai bagnanti ne impoveriscono tristemente il fascino).
Recife ha dato i natali, oppure ha ospitato e comunque è stata amata - È amata - da grandi artisti della letteratura del calibro di Manuel Bandeira, João Cabral de Melo Neto, Ariano Suassuna; politici come Joaquim Nabuco, Miguel Arraes, il presidente Lula; intellettuali di prestigio come il mai abbastanza compianto pedagogo Paulo Freire e il grande antropologo Gilberto Freyre; artisti come Francisco Brennand; musicisti come Alceu Valença, Lenine e molti altri.
Recife sarà anche piena di contraddizioni, ma le dichiaro oggi più che mai il mio amore totale e incondizionato.

(si ringrazia Mário Lúcio del Jornal do Commercio per l'ispirazione e per alcune informazioni contenute in questo post)

01 marzo 2008

Nuovo corso di lingua e cultura brasiliana a Bologna

Il primo corso, che terminerà alla fine di marzo, sta andando a gonfie vele: ho avuto 5 allievi molto motivati che hanno fatto passi da gigante e si sono appassionati alla lingua (appassionati del Brasile lo erano già...). La richiesta di approntare un nuovo corso per principianti, in vista delle vacanze estive, mi è arrivata qualche settimana fa e ovviamente ho accettato.

Se avremo almeno 6 iscritti faremo un semi-intensivo: una volta alla settimana ad aprile e maggio e poi due volte alla settimana a giugno e metà luglio, per un totale di 20 lezioni. Le modalità saranno le stesse riportate nel post del 16/09/2007.

L'incontro di presentazione si terrà mercoledì 26 marzo alle 19:30 presso la sede del Circolo Arci Benassi (Viale Cavina, 4 - Bologna) mentre le lezioni vere e proprie avranno inizio mercoledì 9 aprile alle 20:30 (le date riportate sul sito sono sbagliate).

Divulgate, se potete.

29 febbraio 2008

Il senso del tragico (Julio Monteiro Martins)

Ringrazio l'amico Julio per avermi consentito di pubblicare il suo testo sul mio blog. La rivista Internazionale gli aveva chiesto un articolo sulla politica italiana, e invece Julio si è lanciato in riflessioni decisamente più interessanti sul senso del tragico e sulla Storia, richiamandosi efficacemente anche a un importante episodio della storia brasiliana.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Internazionale in edicola oggi.

Il senso del tragico
di Julio Monteiro Martins

Ho un rifiuto viscerale all’idea di scrivere sulla politica italiana di questi ultimi tempi, il senso di ribrezzo profondo di chi è costretto a immergersi in un ristagno di acque fetide per poi sentire strisciare su per le gambe un’orrenda fauna entomologica. La metafora della melma torbida è appropriata perché il kitsch buonista o cattivista dei politici è melmoso e appiccicoso, mentre la Storia, quella vera, esige per compiersi il senso del tragico, marmoreo e tagliente. Ho tanta nostalgia della storia, o della possibilità della storia, e perciò non riesco a parlare dell’amministrazione spicciola degli interessi privati.

L’Italia, come il Brasile, soffre di un deficit di tragicità, interrotto solo per alcuni brevi periodi dall’esplosione di contraddizioni latenti e insidiose: per l’Italia, penso al senso di smarrimento e abbandono dell’8 settembre, per il Brasile al suicidio di Getúlio Vargas nel 1954, alla sua lettera testamento, “esco dalla vita per entrare nella storia”. Ma il fatto è che subire il tragico è ben diverso dall’averlo metabolizzato come parte inscindibile del carattere nazionale. Tanti cambiamenti importanti si fanno proprio svelando l’epico e cavalcando il tragico, facendolo emergere come fattore di rottura. Il tragico s’incentra sul fato, sull’inesorabile, ma anche sul sogno, sull’utopia, sulla sua forza motrice segreta. Il salto di qualità non sarà certo lo spostamento da destra a sinistra o dall’arcaico al moderno, ma dal superfluo e irrilevante all’essenziale. E l’attesa degli eventi è esasperante.

Quando si rimane sulla superficie delle cose, quando la patria – come nel Macbeth – ha “paura di conoscere se stessa”, il destino della società non puù mettersi in gioco, nemmeno nelle cronache elettorali. Ci sarà solo un cambio di guardia di basso profilo e al posto di soluzioni – lo vedremo negli anni a venire – ci saranno solo rinvii e mascheramenti.

Al lettore dotato di grande fantasia, e quindi capace di interessarsi alla politica italiana, devo chiedere scusa per non aver scritto sulle scelte dell’Udeur, sulla Rosa Bianca o su quella nel Pugno, su Yes We Can o… ebbene sì, sul Cavaliere del Lavoro. Ma per questo ci sono i quotidiani, sempre un po’ isterici da queste parti. Ho preferito suggerire che forse, sull’altra sponda della palude, oltretutto e nonostante tutto, c’è la nostra storia in attesa di compiersi. E si compirà. Più la flaccida retorica cercherà di raggirarla, più dirompente sarà il momento della sua comparsa in scena.