14 settembre 2008

17 anni fa - Quando ero laggiù (2)

17 anni. Come passano in fretta 17 anni.

Il 14 settembre del 1991 alle dieci e qualcosa del mattino salivo su un aereo Air France che da Bologna mi avrebbe portata a Parigi; dopo alcune ore nella Ville Lumière, un altro velivolo mi avrebbe portata a Recife.
La sera prima, il 13, avevamo fatto una grande festa con un sacco di amici arrivati un po' da tutta Italia. Molti di loro li ho persi di vista. Mi piace ricordare Marcella venuta apposta da Cagliari, Massimiliano arrivato da Roma, don Gianmario che si presentò da Verona alle 10 di sera con un regalo particolare (una cintura portasoldi, utilissima per trasportare banconote in sicurezza durante i viaggi aerei). In tutto eravamo circa 300, l'amico don Nando aveva celebrato una bellissima messa e poi ci eravamo riuniti tutti nel salone della palestra per mangiare insieme quello che ciascuno aveva portato da condividere (avanzarono ben più delle 7 ceste di evangelica memoria, tanto che i ragazzi del gruppo catechisti si portarono le vettovaglie al ritiro che fecero nel w-end e ci mangiarono due giorni...).
Dopo aver frequentato per 10 anni un'ONG di cooperazione internazionale, gli Amici del Rwanda (ora si chiamano, ci chiamiamo, Amici dei Popoli), dopo essere stata per 4 volte in Rwanda in gruppo, dopo un'esperienza nel nordest brasiliano capitata quasi per caso, era arrivato il momento del gran passo: sarei stata inserita in un progetto di sviluppo promosso da un'altra ONG, il VIS di Roma, e sarei rimasta in Brasile per due anni, con opzione sul terzo. Avevo 28 anni. Lasciavo un lavoro sicuro, un solido gruppo di amici, i miei genitori, un'Italia che ancora sapeva guardare con un po' di speranza al futuro e non era ancora stata travolta dall'onda di tangentopoli e delle sue conseguenze politiche e sociali (Andreotti era Presidente del Consiglio, Berlusconi di Mediaset e del Milan...). Ma non riuscivo a vedere quello che lasciavo. Ero proiettata solo su ciò che mi aspettava.
La mia destinazione era Matriz de Camaragibe, una cittadina incastonata nel mezzo delle piantagioni di canna da zucchero nell'interno dello stato di Alagoas, uno dei più poveri del paese.
"Che coraggio, andare via da sola in quel modo". Ebbene, nessun coraggio perché non avevo paura. Anzi, ero eccitatissima all'idea di dedicare alcuni anni a quell'esperienza. Gli amici con cui ero stata tante volte in Rwanda e con cui avevo condiviso il tempo libero ma anche la crescita, le scelte di vita, gli impegni di volontariato, loro restavano in Italia con le loro famigliole di recentissima formazione. Io "partivo" anche a nome loro.

Atterrai a Recife alle tre del mattino del 15 settembre e trovai ad attendermi don Diego Vanzetta, uno dei tre salesiani della comunità di Matriz de Camaragibe. Pensavo che a quell'ora della notte ci saremmo fermati a dormire presso l'Ispettoria salesiana. di Recife. Mi sbagliavo. Partimmo subito per Matriz e alle quattro e qualcosa del mattino, in una strada deserta in mezzo ai canaviais, forammo una gomma e dovemmo fermarci per sostituirla. Solo in seguito potei rendermi conto di quanto fosse stato pericoloso e forse anche un po' incosciente affrontare tre ore abbondanti di viaggio nel cuore della notte, per quelle strade dissestate e a rischio di assalto. Ma sono qui a raccontarlo, e tanto basta.
Era cominciata l'avventura.

2 commenti:

donMo ha detto...

Che buffo, più o meno lo stesso giorno (e comunque lo stesso mese e lo stesso anno) anch'io partivo. La distanza da percorrere era molto, ma molto inferiore a quella percorsa da te, ma comunque partivo. E come te, dopo qualche anno sarei tornato. Mi piace vederla come una metafora della vita.

Artemide_Diana ha detto...

Il 14 novembre 1991 sapevo d'esser incinta. Non ero sposata, da poco separata, e di nuovo innamorata.

Avevo la vita davanti (in piccolo, andavo incontro al futuro come te).

Nel modo di porgere i tuoi ricordi, mi fai tornare alla mente Chiara (Castellani).