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21 dicembre 2010

C'è diploma e Diploma

Lo scorso 17 dicembre Dilma Roussef ha ricevuto il Diploma di Presidente della Repubblica nella tradizionale cerimonia denominata, per l'appunto, diplomação.
Il Diploma costituisce l'attestazione ufficiale della vittoria alle urne e viene stampato dalla zecca di stato (Casa da Moeda do Brasil) in triplice copia: una resta nelle mani del presidente eletto, una rimane agli atti del Superior Tribunal Eleitoral e la terza viene inoltrata agli archivi della Presidenza della Repubblica.
Ricordo ancora con immensa emozione la cerimonia di diplomação del Presidente Lula, 8 anni fa. Fu trasmessa in diretta dalla tv Globo e, siccome quel pomeriggio mi trovavo a casa, potei assistere dal vivo. Del discorso pronunciato dal presidente-operaio (lui sì, lo è stato veramente, non come certi personaggi nostrani che millantano esperienze mai fatte - ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti è da considerare assolutamente voluto) ricordo in particolare la frase di chiusura pronunciata con la voce rotta dalle lacrime, che mi colpì tantissimo e mi fa ancora rabbrividire quando ci penso. 
Se havia alguém no Brasil que duvidava que um torneiro mecânico, saído de uma fábrica, chegasse à Presidência, 2002 provou o contrário. E eu, que durante tantas vezes fui criticado por não ter um diploma de nível superior, recebo agora meu primeiro Diploma: o de Presidente da República do meu país. ("Se in Brasile qualcuno dubitava che un tornitore meccanico, uscito da una fabbrica, arrivasse alla Presidenza, il 2002 gli ha dimostrato il contrario. E io, che tante volte sono stato criticato perché non ho un diploma di laurea, ricevo ora il mio primo Diploma: quello di Presidente della Repubblica del mio paese").
Molto diverso il tenore del discorso di Dilma. "Ricevo questo Diploma con gioia ed umiltà e un'enorme slancio a impegnarmi con ogni sforzo per ricambiare la fiducia ricevuta nelle urne. Onorare le donne, prendermi cura dei più fragili e governare per tutti è ciò che mi muove e mi stimola al lavoro dei prossimi anni... Avrò cura della stabilità economica e degli investimenti così necessari alla crescita e all'occupazione... Difenderò sempre la libertà di manifestazione, quella di stampa e quella di culto... Riaffermo che nessuna strategia politica o economica è effettiva se non si riflette concretamente sulla vita di ciascun lavoratore e lavoratrice, di ciascun imprenditore, di ciascuna famiglia e di tutte le regioni di questo nostro immenso e generoso paese..."
E poi la chiusa: "In questo momento, in cui ricevo il Diploma più elevato della democrazia, voglio condividerlo con ogni brasiliano e soprattutto con ogni brasiliana e dico che, per il Brasile, conto su tutti e su tutte, ma che tutti e tutte possono contare su di me".
(traduzione fatta al volo mentre ascoltavo il discorso su Youube, portate pazienza se l'italiano è un po' zoppicante).
Ecco il video (23 min), per chi ha voglia di assistere a tutta la cerimonia.


(Di questi tempi, assistendo alla decadenza politica e culturale dell'Italia, persino una democrazia giovane come quella brasiliana è in grado di suscitare invidia, insieme alla profonda nostalgia per quello che il nostro paese è stato neanche tantissimi anni fa, per quello che il nostro paese potrebbe ancora tornare a essere...)

02 novembre 2010

Donne al potere: Dilma Roussef eletta Presidente della Repubblica

So che molti dei miei lettori aspettavano un intervento sull'elezione di Dilma, e mi scuso per il ritardo dovuto ad altri impegni.
In questi giorni, il mio ricordo è andato inevitabilmente a 8 anni fa, a quel 27 ottobre 2002 in cui Lula si affermò al secondo turno delle più emozionanti elezioni a cui mi sia capitato di assistere. Anche allora il candidato sconfitto fu José Serra. Anche allora andò al potere un personaggio dalle caratteristiche senza precedenti: un autentico uomo del popolo, un operaio le cui origini erano da cercare nel Brasile scalzo, affamato, senza erudizione. Ma un Brasile dotato di intelligenza e sapienza.
Oggi celebriamo la vittoria di una donna, Dilma Roussef. Sembra una cosa banale e scontata, ma non lo è. È un momento storico che segnerà senza possibilità di ritorno la fisionomia politica del più importante paese del Sudamerica. Una donna alla presidenza di un paese a cultura ancora fortemente machista. Una donna alla guida del 5º paese più esteso del mondo, dell'8º economia più importante del mondo. Una donna al governo di quasi 200 milioni di cittadini.
Le stesse parole pronunciate nel suo primo discorso, domenica scorsa, ci aiutano a capire che il cammino da compiere è ancora lungo:
Oggi ho ricevuto da milioni di brasiliani e brasiliane la missione più importante della mia vita.
Questo avvenimento, al di là della mia persona, è una dimostrazione del progresso democratico del nostro paese: per la prima volta una donna sarà presidente del Brasile. È il momento di sottoscrivere quindi il mio primo impegno post-elettorale: onorare le donne brasiliane affinché questo avvenimento, finora inedito, si trasformi in un evento naturale. Che possa ripetersi e ampliarsi nelle aziende, nelle istituzioni civili, nelle entità che rappresentano tutta la nostra società. L'uguaglianza di opportunità per uomini e donne è un principio essenziale della democrazia. Mi piacerebbe molto che oggi i padri e le madri guardassero le proprie bambine negli occhi e dicessero loro: SÌ, le donne ce la possono fare!
È inevitabile sognare che anche nel nostro paese possa diventare un evento naturale il fatto che una donna giunga a guidare il governo del proprio paese, giunga a occupare il posto di prima cittadina della Nazione. È inevitabile farsi travolgere dal pessimismo che gli avvenimenti italiani di questi ultimi tempi non possono che alimentare. Sembra che per la classe politica italiana contemporanea le donne siano tornate a essere oggettini decorativi. La vittoria di Dilma ci ricorda che, sì, le donne ce la possono fare.

Complimenti a Dilma e complimenti a milioni di elettori ed elettrici che hanno scelto di mettere le sorti del loro paese nelle sue mani. 

04 ottobre 2010

Dilma e Serra al secondo turno, ma la vera sorpresa è Marina Silva

Alla solita velocità record, dovuta al voto elettronico e al relativo scrutinio digitale, poche ore dopo la chiusura delle urne è arrivato il risultato delle elezioni presidenziali in Brasile: Dilma Roussef (PT, 46,9%) e José Serra (PSDB, 32,62%) disputeranno il secondo turno domenica 31 ottobre.

Ma la vera sorpresa di questa tornata elettorale è costituita dallo strepitoso successo di Marina Silva, la candidata del Partito Verde: il 19,33% del voti validi, pari a 19,6 milioni di preferenze, è andato a lei.
Anche se Lula aveva scelto Dilma per la successione a otto anni di governo, durante i quali si è visto attribuire indici di approvazione senza precedenti (anche superiori all'80% in alcuni momenti del suo doppio mandato), è forse Marina la più autentica erede morale del presidente operaio. Anche lei è stata una ragazza del popolo, ha imparato a leggere e scrivere a 15 anni ma ciò non le ha impedito di evolversi, iscriversi all'università, laurearsi in storia e diventare una delle più attive leader della lotta per la difesa del grande polmone del mondo, l'Amazzonia. È stata senatrice e ministra dell'ambiente nel primo governo Lula. Si dimise per conflitti con la linea politica del presidente e uscì anche dal PT, fondando il Partito Verde (PV).
Sarà lei l'ago della bilancia per il secondo turno. Personalmente non nutro molti dubbi: o si schiererà con Dilma, o lascerà libertà di voto ai propri elettori. In entrambi i casi, a Dilma non sarà difficile raggranellare quel minimo 5% che le consentirà di diventare la prima presidente donna del gigante sudamericano.
Diversa invece la situazione nel mio stato di adozione, il Pernambuco. Qui, il candidato del PSB Eduardo Campos, governatore uscente sostenuto da una coalizione di centro sinistra molto larga, è stato riconfermato con un vero e proprio plebiscito: 82,84%, pari a circa tre milioni e mezzo di preferenze. Jarbas Vasconcelos (PMDB), suo diretto oppositore e già governatore dello stato (lo era negli anni in cui abitavo a Recife) ha dovuto accontentarsi di un misero 14,06%.
Oltre al secondo turno presidenziale, otto stati più il distretto federale voteranno per scegliere al ballottaggio il proprio governatore;  altri 17 sono stati eletti al primo turno.
Ora aspettiamo il pronunciamento di Marina, e soprattutto i risultati del 31 ottobre, per conoscere la precentuale di elettori che sceglieranno Dilma come propria presidente.


11 marzo 2010

Cattoliche per il diritto di decidere

Cattoliche per il Diritto di Decidere (http://catolicasonline.org.br/) è un ente femminista a carattere interreligioso che persegue la giustizia sociale e il cambiamento dei riferimenti culturali e religiosi vigenti nella nostra società, rispettando la diversità come elemento necessario alla realizzazione della libertà e della giustizia. Articola la propria azione in collegamento con una rete latinoamericana (Católicas por El Derecho a Decidir), con il movimento statunitense Catholics for Free Choice e con altre compagne in Spagna. CDD/Br promuove i diritti delle donne (in particolar modo quelli sessuali e riproduttivi) e lotta in favore dell'uguaglianza nelle relazioni di genere e della cittadinanza delle donne, sia nella società sia all'interno della Chiesa Cattolica e delle altre chiese e religioni. Divulga inoltre il pensiero religioso progressista favorevole all'autonomia delle donne che ne riconosce l' autorità morale e la capacità etica di prendere decisioni in qualunque campo della vita.
Principale beneficiaria del lavoro del CDD/Br è, nel suo senso più ampio, tutta la società brasiliana, in quanto la religione costituisce un elemento importante della storia e della cultura di questo paese. E ciò è tanto più vero quanto più persino le persone che si dichiarano non religiose subiscono le conseguenze, nella propria vita, dell'ideario religioso e dell'interferenza nella vita pubblica da parte delle religioni e delle chiese, sia attraverso i discorsi sia attraverso azioni politiche dirette. Tuttavia, poiché l'impatto dell'ideario religioso colpisce in maniera più incisiva alcuni segmenti rispetto ad altri, il taglio che abbiamo impresso alla nostra azione è tale da permettere che essa sia più effettiva in realzione alle ingiustizie più grandi. Più in specifico, i segmenti che sappiamo essere più vulnerabili sono le donne, i/le giovani, i/le GLBTT (Gay, Lesbiche, Bisessuali, Travestiti e Transessuali), i/le neri/e e gli strati più poveri della popolazione. Quindi, le nostre azioni sono dirette prevalentemente a questi segmenti.

Il testo è tratto dal sito di CDD/Br (vedi link).
La Santa Sede e la Conferenza Episcopale Brasiliana - CNBB non ne approvano l'azione (vedi notizia del 2008 su Radio Vaticana) , soprattutto a causa delle campagne a favore dell'informazione sull'aborto. Attualmente in Brasile l'aborto è permesso solo in caso di grave rischio per la vita della madre, e in caso di stupro. In questi casi può essere realizzato in ospedali pubblici ed è consentito fino alla 20ª settimana di gravidanza (anche se viene suggerito di non andare oltre la 12ª). Non mi risulta che in Italia sia presente un movimento del genere e temo che, soprattutto dopo le dichiarazioni di Benedetto XVI a proposito del Concilio Vaticano II, non ci sarà mai. Ma è bene che si sappia che la Chiesa-Popolo di Dio presenta al suo interno numerose sfaccettature e prese di posizione. Come spesso accade, i luoghi più periferici rispetto ai centri di potere sono i primi ad affrancarsi dalle sue influenze dirette e indirette.

 

08 marzo 2010

Il sindacato dei traduttori letterari italiani sostiene Denise Bottmann

Comunicato Stampa

La Sezione Traduttori in appoggio a Denise Bottmann

Roma, 8 Marzo 2010

È notizia di questi giorni il caso che riguarda una illustre quanto coraggiosa traduttrice brasiliana, Denise Bottmann, autrice del blog "Não gosto de plágio" (Il plagio non mi piace). La Bottmann si batte da anni contro la pratica del plagio delle traduzioni letterarie, di cui ha raccolto svariati e documentati esempi sul suo blog, tanto da conquistare l'attenzione di alcuni organi di stampa con servizi, reportage ed editoriali sul tema. Ciò che accade in Brasile, analogamente ad altri paesi del mondo in cui il diritto d'autore non sempre viene rispettato, è che alcuni editori si appropriano indebitamente di traduzioni ormai fuori catalogo e, dopo una superficiale operazione di editing-maquillage, le rimettono in commercio come se fossero opera di nuovi traduttori, a volte identificati da nomi di fantasia. Le denunce riguardano autori del calibro di Jane Austen (prima traduzione di Orgoglio e Pregiudizio risalente agli anni '40, ripubblicata in ben due diverse edizioni negli anni '80 e nel 2001) ed Emily Brontë, ma anche Nietszche, Darwin, Pirandello, Scott Fitzgerald e molti altri.
Nello scorso mese di febbraio la Bottmann è stata oggetto di una denuncia penale da parte della casa editrice Landmark, responsabile della pubblicazione di alcune delle opere le cui traduzioni sono state documentate come plagio. La denuncia è accompagnata dalla richiesta di: una somma ingente di danni materiali e morali; la chiusura e cancellazione del blog sul plagio in nome del "diritto all'oblio"; la celebrazione del processo a porte chiuse.
Un nutrito gruppo di traduttori letterari brasiliani, insieme a numerosi colleghi sparsi in tutto il mondo, si è mobilitato in favore di Denise Bottmann con un manifesto e una petizione a sostegno dei quali si è schierata anche la Sezione Traduttori del Sindacato Nazionale Scrittori.
Tale petizione risponde alla necessità di dare la più ampia eco possibile alla vicenda del plagio delle traduzioni letterarie, in considerazione del fatto che tale pratica è in palese contrasto con la Legge sul Diritto d'Autore, che considera il traduttore come autore di opera derivata salvaguardandone i diritti morali e patrimoniali. Inoltre, questo tipo di plagio configura il reato di concorrenza sleale in quanto le case editrici in malafede, non accollandosi i costi dei diritti di traduzione o non pagando una ritraduzione, mettono in posizione di svantaggio gli editori che, facendosi carico di questi costi, rispettano la legge e la deontologia. Infine, la pratica del plagio mette in pericolo il patrimonio culturale del paese, promuovendo la distribuzione di copie fraudolente di traduzioni che spesso, in origine, erano firmate da nomi riconosciuti e stimati della letteratura brasiliana.
Anche la Sezione Traduttori del Sindacato Nazionale Scrittori, nell'esprimere a Denise Bottmann la propria solidarietà, si unisce a tutti coloro che desiderano contrastare, con le parole e con i fatti, la pratica criminale del plagio, in difesa della cultura, dei lettori e del diritto al riconoscimento della paternità dell'opera di traduzione, senza mai dimenticare che anche il traduttore - come recita il motto della nostra Sezione - è "un autore a tutti gli effetti".

Sezione Traduttori-SNS

02 marzo 2010

Il plagio non mi piace: petizione in appoggio a una collega brasiliana

Questa nota è stata pubblicata sul mio profilo di facebook e divulgata nelle varie liste di discussione dei traduttori letterari. Ma nella petizione sono benvenute le firme di tutti.

Desidero portare alla vostra attenzione una vicenda abbastanza grave che riguarda una mia collega brasiliana, Denise Bottmann (presente da anni nei link della colonna di destra di questo blog).

Denise è personalmente in prima linea nella lotta contro il plagio delle traduzioni letterarie, una pratica purtroppo molto frequente in Brasile: numerosi editori si appropriano di vecchie traduzioni, soprattutto dei classici, le ristampano e le pubblicano senza nome, oppure con il nome di un altro traduttore, ma si tratta inequivocabilmente di lavori già pubblicati in passato. A volte la differenza consiste in qualche leggerissimo ritocco lessicale, ma il più delle volte l'operazione di furto è assolutamente spudorata. Naturalmente, il tutto viene fatto senza minimamente preoccuparsi del diritto d'autore del traduttore o degli eredi.

Denise ha aperto da parecchio tempo un blog nel quale riporta titoli, autori, nomi di traduttori, confronto fra le diverse edizioni e, naturalmente il nome dell'editore.
Già una volta le hanno imposto di togliere il blog dalla rete, salvo riconoscere che le sue denunce erano congrue.
La sua battaglia ha suscitato l'interesse di numerose testate giornalistiche che hanno pubblicato fior di servizi ed editoriali sull'argomento.

Ora l'editore Landmark l'ha denunciata, richiedendo: cospicui danni morali, svolgimento del processo *a porte chiuse* (quindi senza la presenza della stampa), rimozione preventiva del blog.

I colleghi brasiliani hanno organizzato una petizione online, che potete trovare a questo indirizzo e che vi invito caldamente a sottoscrivere indicando, accanto al vostro nome, anche la città e il paese (io ho firmato così: Sandra Biondo, Bologna, Itália):
http://www.petitiononline.com/Bottmann/petition-sign.html

Quelli che leggono il portoghese possono trovare uno spazio ulteriore di informazione qui:
http://apoiodenise.wordpress.com/

e naturalmente nel blog di Denise, "Não gosto de plágio":
http://naogostodeplagio.blogspot.com/

Ringrazio tutti coloro che avranno la sensibilità di aderire, mostrando a Denise che la difesa dei diritti di chi lavora non conosce frontiere.

23 febbraio 2010

Storie del mio Brasile su "Donne Pensanti"

"Dall'altra parte del mare" è il post che è stato pubblicato oggi sul blog di Donne Pensanti gestito dall'amica Silvia Cavalieri.
L'ho scritto un po' in fretta qualche settimana fa, e nel testo parlo di tre donne di Matriz de Camaragibe: Célia, Luiza e Ana (nella foto qui a sinistra).
Qualche informazione su Matriz la potete trovare anche su questo blog, è la piccola città in cui ho trascorso tre anni e mezzo all'inizio della mia esperienza in Brasile, quasi 20 anni fa, un luogo che scherzosamente mi ritrovo spesso a soprannominare "il buco del c... del Brasile". Non per disprezzo, ma perché a volte sembra davvero un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini.
Oltre a essere donne pensanti, due di loro (Célia e Ana) sono anche carissime amiche, compagne di strada. 
Célia e io ci chiamiamo scherzosamente "comadre" (comare), perché sono stata madrina di cresima di Jane, la sua terzogenita. (nella foto qui a destra, insieme al marito João).
Ana invece è la mia sorella brasiliana di adozione, nel senso più completo che si può attribuire a questa parola. Non è un caso se i suoi nipoti, anche quelli nati dopo il mio rientro in Italia, mi conoscono come "Tia Sandra", Zia Sandra (malgrado le perplessità espresse una volta da una di loro, Gislaine, che andò a domandarle: "Ma la zia Sandra, è zia nostra in che modo?"...)
Vi lascio alla lettura di Donne Pensanti, se ne avete voglia.

11 febbraio 2010

Alcides não acontece todos os dias

Alcides não acontece todos os dias. Alcides non capita tutti i giorni. Questo l'incipit di un articolo che ho ricevuto ieri dall'amica Mônica, dal titolo Recife envergonhado (Recife si vergogna). Mi limito a una rapida traduzione e lascio a voi riflessioni, commenti e considerazioni.

Alcides non capita tutti i giorni. È un simbolo. E non di quelli inventati. Di quelli che fanno sentire orgogliosi, che spingono a ripensare alla vita, alle opportunità, alle cose giuste e a quelle sbagliate. Alcides è una bella storia, di quelle da riempirci un libro intero, che fanno vernir voglia di raccontare tutti i dettagli al tassista, al portinaio, ai colleghi, a tutti.

Abitante del sobborgo popolare Vila Santa Luzia, nel quartiere Torre, e figlio di un'ex-carrettiera, aveva sfiorato la miseria da vicino ma era passato all'esame di ammissione per il corso di Biomedicina dell'Università Federale del Pernambuco. Ed era passato alla grande, piazzandosi al primo posto fra gli studenti provenienti dalle scuole pubbliche (in Brasile, come negli Stati Uniti e in altri paesi delle Americhe, le scuole private sono migliori di quelle pubbliche, riservate alle fasce più povere della popolazione. N.d.T.). Non si dedicava ad altro. Studiava e frequentava il gruppo giovanile della chiesa di Torre. Aveva fatto impazzire dalla felicità sua madre, e anche Vila Santa Luzia. Le altre madri del quartiere avevano trovato qualcuno da additare ai propri figli. "Lo vedi quello? È stato ammesso all'università".

Aveva 22 anni e a settembre prossimo si sarebbe laureato. Avrebbe fatto il master e poi anche il dottorato. Ma abitava a Recife. Ed è bastato a fargli prendere due spari in testa. Era l'una di venerdì e stava studiando. È stato trascinato fuori di casa da due uomini in motocicletta. È morto davanti a sua madre e a tre sorelle.

Stamattina ho incontrato sua madre, donna Maria Luiza. Era ancora vestita di orgoglio, con il camice bianco del figlio. Mancava veramente poco al momento in cui avrebbe potuto dire al mondo di essere la madre di un biomedico. Ma ancor meno a quello in cui dire che non lo era più. Mi ha raccontato tutto il suo dolore. Ha detto che è riuscita ad aggrapparsi agli assassini, ma non c'è stato niente da fare. È riuscita a evitare solo il terzo colpo di pistola. Ma i primi due avevano già interrotto il suo sogno più grande. Maria Luiza è tornata a essere una madre come tante.

Oggi è l'8 febbraio e, solo in quest'anno, 386 madri di Recife piangono la morte di un figlio.


(Il testo originale è di João Valadares .La foto è di Alexandre Gondim/JCimagem)

16 gennaio 2010

Addio, Zilda. Una morte che riflette una vita

Il drammatico terremoto che ha colpito Haiti nei giorni scorsi ha lasciato numerose vittime brasiliane, specialmente fra i militari che compongono la forza di pace dell'ONU. Brasile e Haiti sono paesi amici e sono già partiti aiuti umanitari (alimenti, farmaci), mentre il presidente Lula ha promesso uno stanziamento di 10 milioni di dollari per la ricostruzione.
Ma la perdita sicuramente più grave per il Brasile è stata quella della dottoressa Zilda Arns, 73 anni, fondatrice della Pastoral da Criança (Pastorale dell'infanzia) e candidata per ben due volte al premio Nobel.
Chi, fra i miei lettori, nutre sinceri sentimenti anticlericali, avrà arricciato il naso al leggere "Pastorale dell'infanzia". Eppure questa attività, svolta da oltre trent'anni sotto l'egida della Conferenza Episcopale, ha salvato migliaia di vite umane e riscattato la dignità di centinaia di migliaia di donne.

Ho collaborato per anni con le attività della Pastoral da Criança. Nessuno pensi a una specie di catechesi per bambini, in realtà si tratta di un'intensa e capillare attività di prevenzione materno-infantile svolta su tutto il territorio nazionale grazie a una rete di volontariato senza paragoni in nessuna parte del mondo. La Pastoral fa capo alle diocesi, che a loro volta riuniscono le parrocchie; nelle parrocchie, la Pastoral è organizzata in nuclei comunitari. Lo scopo principale delle attività è raggiungere le madri di bambini fra 0 e 5 anni, iscriverle al nucleo comunitario e convocare riunioni mensili durante le quali i bambini vengono pesati. Il peso viene registrato su appositi cartoncini e su dei "registri" tenuti dalle coordinatrici locali (tutte donne volontarie appartenenti alle fasce più povere della popolazione). Attraverso il controllo del peso viene monitorata la salute del bambino, mentre contemporaneamente alle madri vengono fornite importanti informazioni riguardanti la prevenzione della denutrizione, l'alimentazione alternativa, la prevenzione e cura di semplici malattie (semplici, ma se colpiscono un organismo debilitato possono essere fatali), la contraccezione, la prevenzione sanitaria in generale.
Attualmente la Pastoral gode dell'appoggio dell'Unicef ed è stata "esportata" in numerosi altri paesi dell'America Latina e dell'Africa. 155.000 donne svolgono un servizio gratuito a tutela della vita dei più piccoli.


All'inizio degli anni '90, solo per fare un esempio, la Pastoral lanciò la campagna della "soluzione fisiologica fatta in casa" per combattere le conseguenze della diarrea infantile. Nelle comunità e nelle chiese, spesso alla fine della Messa o della celebrazione della Parola, veniva insegnato come preparare questa soluzione: un bicchiere d'acqua potabile, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaino di sale. Una cosa semplice e alla portata di tutti ma che, con un martellamento costante e un intenso passa parola, ha consentito a migliaia di piccini di sopravvivere a una possibile, fatale disidratazione.

Zilda si trovava ad Haiti per parlare a una conferenza internazionale a nome della Conferenza Episcopale brasiliana. Donna schiva, aveva sempre evitato i riflettori. Si ricorda, in tutti questi anni, una sua sola partecipazione televisiva, a parte qualche breve intervista rilasciata ai telegiornali.
È morta come aveva vissuto, mentre svolgeva il proprio servizio. Il destino, o forse la provvidenza, hanno voluto che si trovasse ad Haiti proprio quando un devastante terremoto ha distrutto Port-au-Prince e annichilito buona parte della popolazione del paese più povero dell'America Latina. Ha saputo essere vicina agli ultimi anche nel momento estremo in cui ha consegnato la propria vita nelle mani di quel Creatore a cui aveva sempre affidato con fede ogni azione dell'esistenza.
Il Brasile è umanamente più povero, e lo siamo anche noi. Vi assicuro che mentre digito queste parole ho le lacrime agli occhi. Grazie, Doutora Zilda, per una vita spesa al servizio degli altri.

01 dicembre 2009

Si allunga l'aspettativa di vita per i brasiliani

Stando ai dati divulgati oggi dall'IBGE (Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística), in Brasile l'aspettativa di vita alla nascita è cresciuta, nell'ultimo decennio, di oltre tre anni. Si è passati infatti dai 69,66 anni del 1998 ai 72,86 del 2008. Rimane sempre molto più alta l'aspettativa di vita per le donne, pari a 76,71 anni, mentre gli uomini sono ancora fermi a 69,11.

Siamo ancora lontani dai valori europei (75 anni e mezzo per gli uomini e 82 per le donne) ma questi dati sono incoraggianti, soprattutto se affiancati a quelli della mortalità infantile che è crollata da 100 a 23,30 per mille nati vivi, sempre prendendo in considerazione lo stesso periodo di tempo (1998-2008).

Più drammatiche le statistiche se andiamo a osservare la mortalità giovanile per cause esterne: se si considerano i giovani di età compresa fra 20 e 24 anni, infatti, per ogni donna morta per cause violente si contano ben 9 uomini. Se poi consideriamo la fascia compresa fra 15 e 24 anni, scopriamo che due giovani di sesso maschile su tre, in Brasile, muoiono per cause esterne come la violenza urbana, gli omicidi, gli incidenti stradali.

Ricordo nitidamente che una decina d'anni fa questi ultimi dati erano altrettanto sconvolgenti, soprattutto per quanto riguardava le grandi metropoli come Rio, S. Paulo, Belo Horizonte, Recife, Salvador. A partire dai dati demografici possiamo azzardare analisi sulla società nel suo insieme, e quindi affermare senza timore di essere smentiti che, mentre le condizioni generali di vita (alimentazione e salute in primo luogo) stanno progressivamente e visibilmente migliorando, a ciò non corrisponde una diminuzione della violenza umana.

Così, anche quella che sembrava una buona notizia viene tinta da una nota di amarezza e dalla constatazione che ci vuole ben altro che cibo e salute per rendere gli esseri umani più "persone".
Bisogna agire di più sulla cultura, sull'educazione, sulla civiltà, sulla tolleranza, sulla risoluzione non violenta dei conflitti, sull'assunzione di responsabilità individuale e collettiva. Il Brasile ha bisogno, oggi più che mai, di profeti della non violenza come Dom Helder Camara, Paulo Freire, Betinho, giusto per citare le personalità più illustri che il Brasile abbia prodotto nel XX secolo.
Speriamo davvero che anche le nuove generazioni sappiano partorire grandi pensatori che aiutino a ricostruire un tessuto sociale pacifico, rispettando il codice genetico di questo grande popolo, da sempre portatore sano di tolleranza e accoglienza.

06 agosto 2009

Influenza H1N1: come vanno le cose in Brasile?


La pandemia di influenza H1N1, la cosiddetta influenza suina, sta colpendo pesantemente anche il Brasile. A tutt'oggi i decessi sono 129, concentrati in modo particolare negli stati di San Paolo, Paranà, Rio Grande do Sul e Rio de Janeiro (ovviamente, si tratta degli stati nei quali il clima invernale è più rigido, e quindi più probabile il propagarsi di un virus che colpisce le vie respiratorie), ma anche altrove.
Ovviamente i decessi sono più frequenti nelle categorie a rischio degli immunodepressi, dei diabetici, dei cardiopatici e poi dei bambini al di sotto dei due anni e degli anziani over 60. Ma fino a oggi, drammaticamente, il maggior numero di morti è stato riscontrato fra le gestanti.
Ebbene sì, la categoria più a rischio in questo momento in Brasile è proprio quella delle donne in dolce attesa.
Pur senza lasciarsi andare a troppo facili allarmismi, è bene ricordare agli amici che stanno per partire per il Brasile che comunque una pandemia non è da prendere sottogamba. Le precauzioni per evitare di contrarre il virus sono semplicissime, poiché non si propaga per via aerea: lavarsi le mani, lavarsi le mani, lavarsi le mani. Soprattutto dopo aver frequentato luoghi pubblici come mezzi di trasporto collettivi (ma anche taxi), bar, botecos, discoteche, ristoranti affollati, sale d'attesa ecc.
E' bene evitare di prendere sottogamba questa pandemia: se accusate dei sintomi come mal di testa, febbre, naso che cola, tosse, rivolgetevi immediatamente a una struttura sanitaria attrezzata perché vi siano somministrati gli antivirali del caso. So che molti di voi che state leggendo gradirebbero una quarantena forzata che li trattenesse in Brasile oltre il limite del biglietto ma, se proprio bisogna fermarsi, che sia per motivi più sani e divertenti di un'influenza che sta facendo il giro del mondo mietendo vittime fra le categorie più deboli della popolazione.
O no?

14 maggio 2008

E Marina se ne va


Una delle più illustri rappresentanti del governo Lula, la Ministra dell'Ambiente Marina Silva, ha presentato ieri le sue dimissioni.
Le motivazioni ufficiali non sono ancora state divulgate, ma da molti mesi (anni?) Marina Silva era diventata una voce che grida nel deserto, in aperto conflitto con i colleghi ministri più preoccupati degli aspetti economici e di mercato che di un'effettiva tutela dell'ambiente.
Marina ha 50 anni e le sue origini sono umili: è nata in una famiglia di "seringueiros", i lavoratori che estraggono il caucciù dall'albero della gomma, nell'interno dello stato amazzonico dell'Acre. Ha conosciuto e collaborato strettamente con Chico Mendes quando, negli anni 80, era una giovane militante del PT e della CUT (la confederazione sindacale legata al PT).
Nel 1994 è stata eletta senatrice per lo stato dell'Acre e nel 2003 è stata chiamata da Lula al Ministero dell'Ambiente, dove è rimasta per una legislatura e mezza, fino a ieri.
Appena avrò accesso a informazioni più precise (e più "critiche") rispetto a quelle riportate dai grandi media nazionali proverò a scrivere qualcosa di più.
Certo, dispiace e scoraggia vedere uno dei migliori elementi dell'attuale governo gettare la spugna davanti alla difficoltà di far rispettare principi di fondo e priorità politiche come quella della tutela dell'ambiente, elemento cruciale dello sviluppo del Brasile.

Di questi tempi, verrebbe quasi da commentare che tutto il mondo è paese...

06 febbraio 2008

Campagna pro-mammografia

L'Instituto Neo Mama di São Paulo per la prevenzione e la lotta contro il tumore al seno promuove una campagna grazie alla quale la mammografia può essere offerta gratuitamente alle donne a basso reddito.
Basta fare clic qui, e poi di nuovo sulla finestrella rosa a sinistra dove sta scritto: "Campanha Mamografia Digital Gratuita. Ajude com seu clique". Si aprirà una pagina con la pubblicità di alcuni sponsor della campagna.
Non costa niente e vi porterà via pochi secondi, ma può contribuire a salvare la vita di una donna.
Anzi, nel caso in cui non lo sappiate, il cancro al seno colpisce per l'1% anche gli uomini...


04 ottobre 2007

Donne, terra, lavoro

Venerdì scorso mi trovavo a Catania a fare l'interprete a un convegno sull'occupazione femminile a cui partecipavano tre relatrici brasiliane delle quali ho avuto il privilegio di essere l'interprete.

Vanete Almeida ha 64 anni e coordina la Rete delle lavoratrici rurali di America Latina e Caraibi, sorta a metà degli anni '80; la rete articola le attività di associazioni, sindacati e gruppi informali in 23 paesi, con la presenza di oltre 1.000 gruppi a cui fanno capo circa 20.000 donne. Tutto questo lavoro è iniziato quando non esistevano internet, i telefoni cellulari e altri strumenti tecnologici (che in alcune zone rurali latinoamericane non esistono nemmeno oggi... ma ciò non impedisce che l'articolazione della rete vada avanti).

Anche Rivaneide Almeida lavora con le donne rurali del CECOR (Centro de Educação Comunitária Rural), che opera nella zona del semiarido nordestino cercando di promuovere una corretta convivenza con questa difficile realtà ambientale, segnata soprattutto dalla scarsità di precipitazioni (400-800 mm di pioggia l'anno, ma in alcune zone questa quantità scende a 2-300 mm). Il CECOR appoggia l'impiantazione di un'agricoltura ecosostenibile in una regione già fortemente colpita dagli effetti dell'azione umana (desertificazione). In questo contesto, non si può prescindere dall'azione delle donne. Gli uomini del semiarido, infatti, nei periodi di siccità vanno altrove a lavorare come braccianti agricoli e scaricano sulle donne la responsabilità della casa, della terra, della famiglia, dei figli.
Le donne del semiarido brasiliano sono pioniere nell'instaurazione di piantagioni innovative sia nel senso dell'ecosostenibilità sia in quello dell'agricoltura biologica. Quelle che avviano queste piantagioni all'inizio vengono guardate con sospetto dai loro uomini e dalla comunità in generale e ritenute "pazze" ma, man mano che le cose cominciano a "funzionare", il loro lavoro viene approvato e vengono seguite dai loro compagni e da altri agricoltori precedentemente scettici.
Possiamo dire che le donne sono, in tale contesto, vere e proprie moltiplicatrici di sviluppo. Perché è evidente che l'unica via per salvare il semiarido è promuovere un nuovo modello di sviluppo che deve includere non solo strategie e tecniche nei confronti della terra, ma anche e soprattutto nuove forme di partecipazione. E quanto a partecipazione e articolazione in rete le donne, almeno in Brasile, sono decenni avanti agli uomini.

Della partecipazione delle donne ai processi organizzativi e politici ci ha parlato anche Tereza Borba, di Recife. Tereza è avvocata ed è una delle leader dell'ONG Comissão Justiça e Paz (Commissione Giustizia e Pace), che si occupa soprattutto dei diritti legati alla regolarizzazione dell'occupazione del territorio urbano.
Ci sono favelas che dopo 10, 15, 20 (o anche 50!) anni sono diventate veri e propri quartieri, ma in cui il titolo di proprietà della terra non è stato ancora riconosciuto agli occupanti. Fino a quando una favela non viene riconosciuta come quartiere anche a livello urbanistico, non viene dotata di infrastrutture come fogne, acqua potabile, energia elettrica. È evidente quindi che il lavoro di questa ONG è fondamentale a garantire il rispetto di diritti fondamentali come quello all'abitazione e alla salute.
In questo momento a Recife meno del 20% del territorio urbano è occupato da oltre l'80% della popolazione, mentre il restante 20% ne occupa l'80%... si può così comprendere il concetto di "densità abitativa" nelle favelas e nei quartieri popolari della città, dove si concentra la maggior parte della popolazione a basso reddito.
Le organizzazioni di base che operano in favore degli abitanti di questi quartieri sono associazioni, sindacati, partiti, gruppi spontanei; al loro interno le donne sono sempre più presenti e, da qualche anno in qua, cominciano ad assumere ruoli di leadership, con conseguente assunzione di responsabilità e potere. Anche i Brasile, come in Italia, le donne hanno maggior scolarità degli uomini. Non è raro trovare donne laureate che vivono in favela (generalmente insegnanti), e la maggior partecipazione delle donne a all'impegno comunitario si spiega anche così.
Sono le donne, in questo momento, che sostengono i movimenti di lotta e di rivendicazione per i diritti, sono loro che riescono a vedere i problemi reali della vita in favela (mancanza delle fogne, distanza dalle scuole più vicine, pericolosità sociale per i bambini). Le donne della regione urbana stanno assumento sempre più anche il ruolo di capofamiglia perché abbandonate dal partner, ma sempre più spesso anche in presenza del partner perché sono loro che, di fatto, garantiscono il reddito della famiglia, malgrado il 40% di loro non eserciti nessuna attività lavorativa stabile.

Ci sarebbero tante altre informazioni da dare, ma mi sono dilungata fin troppo. Se avrò tempo, nei prossimi giorni amplierò e approfondirò qualche altro aspetto.

14 novembre 2006

Un paese con un futuro al femminile

Sul tema delle donne si potrebbe dire moltissimo, ma ci limiteremo qui a fornire alcune informazioni essenziali; innanzitutto anche in Brasile le donne sono più numerose degli uomini (circa il 2% in più) e hanno una maggiore aspettativa di vita (72,6 anni contro 64,8).

Anche se le donne hanno in media tre anni di studio in più, guadagnano ancora il 30% in meno dei loro colleghi maschi.

Ogni minuto quattro donne sono vittime di violenza fisica di vario tipo, dalle percosse allo stupro, il più delle volte per mano del proprio partner o di propri familiari. Circa 10 milioni di donne sono a rischio di gravidanze indesiderate a causa dell’uso inadeguato degli anticoncezionali (o della mancanza assoluta di conoscenze a riguardo), e su 100 donne che partoriscono, 28 hanno meno di 18 anni. I circa 1.200.000 aborti clandestini all’anno (in Brasile l’aborto è considerato un crimine, regolamentato da una legge del 1940) sono responsabili del 9% delle morti materne e del 25% dei problemi di sterilità femminile.

Tuttavia, oggi il 55% delle famiglie ha una donna a capofamiglia. All’inizio del XXI secolo le donne hanno finalmente superato gli uomini nel numero di iscrizioni all’Università. Una fra le più grandi metropoli del mondo, San Paolo (10,5 milioni di abitanti nel municipio), è stata guidata per ben due volte da una donna (Luiza Erundina 1989-1992 e Marta Suplicy 2000-2004) e sempre più numerose sono le donne elette alla carica di sindaco, governatore, deputata, senatrice, ministro o dirigente di grandi aziende.

In un paese segnato da sacche di maschilismo ancora molto violento, questi elementi costituiscono una chiara speranza per il futuro, soprattutto per la velocità con cui si afferma il cambiamento.

(i dati statistici si riferiscono al periodo 2004-2005)