04 ottobre 2007

Donne, terra, lavoro

Venerdì scorso mi trovavo a Catania a fare l'interprete a un convegno sull'occupazione femminile a cui partecipavano tre relatrici brasiliane delle quali ho avuto il privilegio di essere l'interprete.

Vanete Almeida ha 64 anni e coordina la Rete delle lavoratrici rurali di America Latina e Caraibi, sorta a metà degli anni '80; la rete articola le attività di associazioni, sindacati e gruppi informali in 23 paesi, con la presenza di oltre 1.000 gruppi a cui fanno capo circa 20.000 donne. Tutto questo lavoro è iniziato quando non esistevano internet, i telefoni cellulari e altri strumenti tecnologici (che in alcune zone rurali latinoamericane non esistono nemmeno oggi... ma ciò non impedisce che l'articolazione della rete vada avanti).

Anche Rivaneide Almeida lavora con le donne rurali del CECOR (Centro de Educação Comunitária Rural), che opera nella zona del semiarido nordestino cercando di promuovere una corretta convivenza con questa difficile realtà ambientale, segnata soprattutto dalla scarsità di precipitazioni (400-800 mm di pioggia l'anno, ma in alcune zone questa quantità scende a 2-300 mm). Il CECOR appoggia l'impiantazione di un'agricoltura ecosostenibile in una regione già fortemente colpita dagli effetti dell'azione umana (desertificazione). In questo contesto, non si può prescindere dall'azione delle donne. Gli uomini del semiarido, infatti, nei periodi di siccità vanno altrove a lavorare come braccianti agricoli e scaricano sulle donne la responsabilità della casa, della terra, della famiglia, dei figli.
Le donne del semiarido brasiliano sono pioniere nell'instaurazione di piantagioni innovative sia nel senso dell'ecosostenibilità sia in quello dell'agricoltura biologica. Quelle che avviano queste piantagioni all'inizio vengono guardate con sospetto dai loro uomini e dalla comunità in generale e ritenute "pazze" ma, man mano che le cose cominciano a "funzionare", il loro lavoro viene approvato e vengono seguite dai loro compagni e da altri agricoltori precedentemente scettici.
Possiamo dire che le donne sono, in tale contesto, vere e proprie moltiplicatrici di sviluppo. Perché è evidente che l'unica via per salvare il semiarido è promuovere un nuovo modello di sviluppo che deve includere non solo strategie e tecniche nei confronti della terra, ma anche e soprattutto nuove forme di partecipazione. E quanto a partecipazione e articolazione in rete le donne, almeno in Brasile, sono decenni avanti agli uomini.

Della partecipazione delle donne ai processi organizzativi e politici ci ha parlato anche Tereza Borba, di Recife. Tereza è avvocata ed è una delle leader dell'ONG Comissão Justiça e Paz (Commissione Giustizia e Pace), che si occupa soprattutto dei diritti legati alla regolarizzazione dell'occupazione del territorio urbano.
Ci sono favelas che dopo 10, 15, 20 (o anche 50!) anni sono diventate veri e propri quartieri, ma in cui il titolo di proprietà della terra non è stato ancora riconosciuto agli occupanti. Fino a quando una favela non viene riconosciuta come quartiere anche a livello urbanistico, non viene dotata di infrastrutture come fogne, acqua potabile, energia elettrica. È evidente quindi che il lavoro di questa ONG è fondamentale a garantire il rispetto di diritti fondamentali come quello all'abitazione e alla salute.
In questo momento a Recife meno del 20% del territorio urbano è occupato da oltre l'80% della popolazione, mentre il restante 20% ne occupa l'80%... si può così comprendere il concetto di "densità abitativa" nelle favelas e nei quartieri popolari della città, dove si concentra la maggior parte della popolazione a basso reddito.
Le organizzazioni di base che operano in favore degli abitanti di questi quartieri sono associazioni, sindacati, partiti, gruppi spontanei; al loro interno le donne sono sempre più presenti e, da qualche anno in qua, cominciano ad assumere ruoli di leadership, con conseguente assunzione di responsabilità e potere. Anche i Brasile, come in Italia, le donne hanno maggior scolarità degli uomini. Non è raro trovare donne laureate che vivono in favela (generalmente insegnanti), e la maggior partecipazione delle donne a all'impegno comunitario si spiega anche così.
Sono le donne, in questo momento, che sostengono i movimenti di lotta e di rivendicazione per i diritti, sono loro che riescono a vedere i problemi reali della vita in favela (mancanza delle fogne, distanza dalle scuole più vicine, pericolosità sociale per i bambini). Le donne della regione urbana stanno assumento sempre più anche il ruolo di capofamiglia perché abbandonate dal partner, ma sempre più spesso anche in presenza del partner perché sono loro che, di fatto, garantiscono il reddito della famiglia, malgrado il 40% di loro non eserciti nessuna attività lavorativa stabile.

Ci sarebbero tante altre informazioni da dare, ma mi sono dilungata fin troppo. Se avrò tempo, nei prossimi giorni amplierò e approfondirò qualche altro aspetto.

2 commenti:

giulia ha detto...

Per quello che ho potuto vedere anch'io le donne sono molto più attive dgli uomini, ciao Giulia

Mafalda ha detto...

Ciao Giulia, sì è proprio così: a fronte di un machismo ancora molto presente, c'è una reazione delle donne altrettanto forte.
Rispetto all'Italia hanno una voglia di lottare e di affermarsi molto più determinata, i luoghi tradizionalmente maschili le donne brasiliane li occupano, punto e basta. Non aspettano certo che qualcuno lasci loro il posto. E lo fanno con competenza e autorevolezza.