19 novembre 2009

Asilo o estradizione? Il caso Battisti














E quindi, finalmente, il Supremo Tribunal Federal si è espresso a favore dell'estradizione di Cesare Battisti. La motivazione che ha spinto il presidente del STF Gilmar Mendes (nella foto con il Presidente Lula) a votare a favore, sbloccando il "pareggio" di 3 voti a 3, è che gli omicidi commessi da Battisti sono da considerare crimini comuni e quindi non sussiste per lui il diritto a richiedere lo status di rifugiato politico.
È stato sempre il STF a decidere che l'ultima parola spetterà comunque al Presidente della Repubblica. A questo punto però è escluso che Battisti possa essere considerato rifugiato politico, viste le motivazioni della sentenza: Lula potrà decidere per la non estradizione solo adducendo altre motivazioni, come per esempio il fatto che il fuggitivo deve rispondere a un processo per documenti falsi a Rio de Janeiro (!), oppure le ragioni umanitarie.
[Parentesi quadra. Sui blog brasiliani si è parlato in questi giorni del caso Cucchi, con commenti del tipo "nelle prigioni italiane si pratica la tortura". C'è poco da sorprendersi se qualcuno si appellerà alle ragioni umanitarie. Chiusa parentesi quadra]
In realtà, il caso Battisti non è un semplice caso giudiziario. È in primo luogo un caso politico e diplomatico. Sono in gioco i rapporti di forza fra Brasile e Italia, e forse addirittura fra Brasile ed Europa.
Il Presidente Lula potrebbe voler riaffermare l'assoluta sovranità del proprio paese, e rifiutare l'estradizione potrebbe diventare un gesto simbolico in quella direzione.
Non possiamo dimenticare che alcuni anni fa l'Italia non concesse l'estradizione al banchiere brasiliano Salvatore Cacciola, responsabile di un crac di 500 milioni di dollari, che nel 2000 si era rifugiato nel nostro paese dove faceva - letteralmente - la bella vita. La motivazione addotta era che Cacciola è cittadino italiano (nato a Milano, emigrò coi genitori quando era bambino, pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra), e così ci ritrovammo a difendere un filibustiere che aveva lasciato sul lastrico numerosi investitori brasiliani. L'Interpol riuscì a catturarlo durante un suo viaggio nel Principato di Monaco, e solo così poté essere riportato in Brasile (2008) e scontare la pena per cui era stato condannato.
Il caso Battisti potrebbe rappresentare una specie di rivincita diplomatica del paese sudamericano nei confronti del nostro paese, in un momento nel quale l'Italia attraversa una crisi economica e sociale senza precedenti negli ultimi 50 anni, mentre il Brasile si proietta sul panorama internazionale come decima potenza economica mondiale, nemmeno più considerata "emergente".
Qualche giorno fa Lula è stato in Italia per la rinuone della FAO e ha incontrato Silvio Berlusconi, poi a Brasilia ha incontrato Massimo D'Alema, fino a poche ore fa ministro degli esteri dell'UE "in pectore". Avranno parlato anche di questo caso, e senza alcun dubbio Lula ha già preso la sua decisione. Siamo curiosi di sapere se sceglierà la linea della giustizia o quella dello scontro diplomatico. E in questo secondo caso, quali saranno le motivazioni con cui giustificherà tale scelta.

3 commenti:

Tonks ha detto...

Molto interessante.
Inoltre, credo che Battisti, al di là dell'aspetto politico e diplomatico, sia un fenomeno politico-mediatico che ha il compito di rivestire il ruolo di "nemico pubblico" onde creare un collante fra potere e coscienza popolare. "L'eroico governo nazionale" che estirpa il terrorista latitante difendendo libertà e giustizia" E' uno slogan niente male. Battisti è stato condannato e deve scontare la pena detentiva, che nel diritto italiano riveste carattere "rieducativo", ma al di là di questo è un'ottima occasione per creare un nuovo "nemico pubblico". Nonostante la diversità non posso fare a meno di pensare a John Dillinger, definito da J. E. Hoover come il nemico pubblico numero uno, il tutto mentre la Grande Depressione dissestava il globo.

Tonks ha detto...

Scusa per gli errori di battitura!

Mafalda ha detto...

Non ti preoccupare Rei... ops, Tonks. In questo blog non faccio la professorina ;-)
Interessante, comunque, la tua interpretazione.