01 settembre 2009

Sta nascendo il Brasile saudita?

Laggo su Latinoamerica di Gianni Minà , copio e incollo.

STA NASCENDO IL BRASILE SAUDITA?


Gennaro Carotenuto
(01 settembre 2009)

Il Brasile sta scoprendo immensi giacimenti di petrolio. Sono così importanti che potrebbero portare il paese al quinto posto al mondo per riserve e da far slittare in secondo piano i biocombustibili che solo fino a un paio d’anni fa erano una priorità per la politica energetica nazionale. Nasce così il Brasile saudita, una nuova grande potenza petrolifera tanto che per il presidente Lula, che ne ha parlato ieri alla nazione, i risultati delle introspezioni petrolifere sono così importanti da rappresentare “un nuovo giorno dell’indipendenza nazionale” dove dovrà essere lo Stato a controllare queste risorse.
Da due anni il mare brasiliano non smette di rivelare sorprese. Al sud del paese, sotto uno spesso strato di sale che in qualche punto arriva a 2.000 metri e a 7.000 metri di profondità sotto l’Oceano, in una fascia di 800 km quadrati al largo degli stati di Espíritu Santo e Santa Catarina, si trovano giacimenti immensi. Così grandi da moltiplicare fino a sette volte le riserve brasiliane facendole passare da 14 a oltre 90 miliardi di barili trasformando il paese in una potenza petrolifera di prim’ordine, forse la quinta per riserve dopo Arabia Saudita, Iran, Iraq e Kuwait, e su livelli paragonabili a Emirati Arabi, Russia e Venezuela.
È una scoperta che appare così importante da cambiare completamente il futuro non solo energetico del paese, risvegliare appetiti e pericoli, ma soprattutto speranze. E così ieri, lunedì, il presidente Lula ha preso la parola aprendo le danze che dovrebbero portare in tempi brevi ad una legge che nelle intenzioni del governo attribuisca allo Stato il pieno controllo sul petrolio e ridistribuisca le enormi ricchezze in arrivo tra tutti gli stati del paese per far sì che il petrolio sia “una grazia di dio che migliori le condizioni di vita di tutti i brasiliani investendo il ricavato in tre assi fondamentali, educazione, scienza e tecnologia, oltre che nella lotta allo sradicamento della povertà”.
Ancora per il presidente “il petrolio può rappresentare una nuova rivoluzione industriale dove il Brasile non vuole esportare greggio ma convertirsi in una delle più importanti potenze petrolchimiche del pianeta”. Un’alba di un nuovo giorno per il Brasile per un presidente che getta il petrolio sul piatto della campagna elettorale per designare chi gli succederà. Lula vuol fare apparire chiaro che solo la continuità del governo del PT (partito dei lavoratori) che candida una donna, Dilma Rousseff, può garantire un effettivo progresso redistributivo contro i molti vampiri. Tra questi vi sono i governatori degli stati al largo dei quali il petrolio si trova, che non accettano di dividere le ricchezze e quelli che il presidente ha definito “gli adoratori del dio mercato”, terrorizzati dal fatto che il petrolio possa essere utilizzato in beneficio di tutti i brasiliani.

fonte www.gennarocarotenuto.it

1 commento:

Roberto Orsini ha detto...

Saro` cinico, ma credo che questo, piu` che un banco di prova per Lula, il suo Partito e il Brasile, sara` un banco di prova per Obama e gli Stati Uniti.
Ci siamo intesi.