19 aprile 2009

Dal Brasile a Timor Est


Con questo post inauguro un nuovo argomento che esula un po' dal tema principale del blog. Ho conosciuto, tramite internet, un traduttore di origine americana sposato con una brasiliana e padre di 10 figli, che da qualche mese lavora a Timor Est. Il suo nome è Robert Finnegan.
Forse non tutti sanno che il portoghese è una delle lingue ufficiali dell'isoletta del Pacifico: questa fu una scelta realizzata nel 2002 dopo l'indipendenza dall'Indonesia, per sancire in modo chiaro e definitivo la propria differenziazione dagli idiomi parlati nella terra dell'ex-oppressore.
L'altra lingua ufficiale è il Tetum, il cui uso fu proibito durante la lunga dittatura indonesiana.
Robert collabora con l'ONU e ogni tanto racconta episodi interessanti (e divertenti) sulla cultura timorense, che ho pensato di condividere con voi - previa autorizzazione di Robert, ovviamente.
Ecco la traduzione di una mail che di una settimana fa:

Carissimi,
sono qui a Timor, a imparare il Tetum e la cultura di questo posto al tempo stesso paradisiaco e sofferente. Oggi ho imparato una cosa nuova...

Qui, il fatto di avere dieci figli non è considerato anomalo perché le famiglie hanno in media 7,8 bambini (il tasso di natalità più alto del mondo!).
Mentre chiacchieravo con un tizio di Viqueque praticando il mio Tetum, gli ho detto quanti figli avevo. Lì per lì non ha risposto, ma poi mi ha chiesto quanti erano i maschietti e quante le femminucce. Gli ho risposto otto maschi e due bambine. A quel punto ha cominciato ad agitarsi e, in modo concitato, mi ha detto: Oh, qui a Timor lei sarebbe povero, molto povero!
Gli ho chiesto "perchè?".
"Perché quando un figlio si sposa bisogna dare la dote alla famiglia della moglie, una decina di mucche, tre cavalli, un maiale, cose così. Ah, lei diventerebbe molto povero qui!
"
Anche i riti di lutto e "dislutto" sono molto complessi da queste parti. Il lutto dura un anno, ema poi per la fine del lutto si fa una grandissima festa.
Non ho capito bene, ma sembra che si debba dare alla famiglia del defunto mucche, maiali, galline, mais, riso ecc, a secondo di quanto valeva la vita di quella persona, di quanto quella persona aveva contribuito alla vita della comunità!
C'era una signora anziana che si prendeva cura della "uma-liluk" (casa sacra) che poi è morta, e nel villaggio la sua famiglia ha ricevuto decine e decine di animali, ma ha anche dovuto dare da mangiare a circa duecento persone per più di una settimana - credo che alla fine sia avanzata una gallina...
(Robert Finnegan, 14/04/2009)

Grazie, Robert!

2 commenti:

anjo ha detto...

E' uno degli aspetti affascinanti di lavori come quello dei traduttori, di essere in contatto con mondi e culture diverse (non necessariamente perché ci si sta lavorando su...), con la possibilità di rivivere, in forma abbreviata nel tempo e più profonda nella forma, quel viaggiare che interessava i "turisti" dell'Ottocento (e anche me... sarà che sono un tipo vecchio...), ossia non le cose da vedere, principalmente, ma le persone da incontrare, gli stili e le forme di vita da conoscere, l'interpretazione del mondo vissuta nel concreto. Ci vuole tempo e fatica per entrare in questo, e ascoltando testimoni inculturati in giro per il mondo (difficilmente si riesce ad entrare in profondità nella "propria" cultura, senza uscirne) si riescono a vivere diverse vite d'esperienza.

Grazie per questa finestra su Timor Est, estremamente interessante e attraente.

Anjo

Mary Valeriano ha detto...

Non immaginavo che li si parlassi il portoguese!